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Comodato d'uso gratuito

Candidatura spiaggia Riccione a patrimonio Unesco. La sede a Villa Mussolini

In foto: Villa Mussolini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 23 mar 2021 15:55 ~ ultimo agg. 16:30
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Villa Mussolini sarà la sede del Centro di documentazione per la candidatura all’Unesco del patrimonio immateriale finalizzato alla salvaguardia e alla trasmissibilità del patrimonio culturale legato agli usi della spiaggia di Riccione.

La Giunta ha approvato la concessione in comodato d’uso gratuito all’associazione nata per la candidatura all’Unesco, di cui fanno parte realtà imprenditoriali cittadine e le cooperative bagnini di Riccione. Soprattutto l’associazione per la candidatura all’Unesco si fonda sull’importante collaborazione con l’Università di Bologna e il professor Guido Candela, già professore ordinario di Politica economica dell’Università di Bologna e preside della Facoltà di economia, sede di Rimini.

“E’ la prima volta che in Italia si chiederà il riconoscimento di un patrimonio immateriale nel Registro delle buone pratiche di salvaguardia presso l’Unesco – spiega il professor Guido Candela -. Ciò rappresenta anche la volontà del territorio di rendere queste buone pratiche, fatte di capacità di accoglienza superlative, per altri Paesi. Rendere cioè trasmissibile questa nostra esperienza ad altri territorio e nel tempo. Ecco che il Centro di documentazione acquisisce un significato fondamentale perché è il luogo fisico dove studiare, raccogliere le testimonianze e mettere a disposizione della comunità questo sapere. Inoltre la documentazione è necessaria alla richiesta di riconoscimento Unesco nel Registro delle buone pratiche di salvaguardia. Questo è un progetto aperto, Riccione ha creato una sede e sarà l’apripista di un’esperienza che potrà essere condivisa con altre realtà”. L’unicità del progetto della città di Riccione sta proprio nella cosiddetta “buona pratica”. L’Unesco come è noto da anni oramai distingue “la Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale immateriale che contribuisce a dimostrare la diversità del patrimonio intangibile e ad aumentare la consapevolezza della sua importanza e a fornire assistenza ai portatori di interessi per adottare misure adeguate”. Nella lista italiana troviamo la pizza napoletana e i maestri liutai marchigiani per fare un esempio. Poi c’è il Registro delle Buone pratiche di salvaguardia (Register of Best Safeguarding Practices), che contiene programmi, progetti e attività messi in opera con la partecipazione della comunità, del gruppo o degli individui interessati e con il loro consenso libero ed informato e può servire da modello, secondo i casi, regionale o internazionale a delle attività di salvaguardia. In questo secondo gruppo ancora nessuno in Italia ha proposto candidatura, per prima lo farà Riccione per salvaguardare, studiare, tramandare e insegnare la sua “identità di spiaggia”, quell’insieme fatto di accoglienza e saper creare comunità e incontro tra persone di diverse provenienze in quella immensa piazza che è il litorale in estate come in inverno.

Al Centro documentazione in una parte di Villa Mussolini, che il Comune ha in gestione dalla Fondazione Carim, confluiranno i documenti tra cui 36 interviste a bagnini di esperienza pluriennale, della durata ognuna di due ore, 26 interviste a turisti (un’ora e mezza) 110 lettere di testimonianze di visitatori italiani e stranieri e 1500 questionari ai turisti e 360 a riccionesi per capire l’empatia tra gli uni e gli altri. “Siamo su un’empatia dell’80% – precisa Candela – sicuramente alta”.

“Il percorso verso il riconoscimento del patrimonio diffuso e immateriale della città di Riccione, con l’attribuzione di una sede per il suo centro documentale è arrivato così ad un punto concreto e importante – ha detto il sindaco di Riccione, Renata Tosi -, il passo successivo sarà la presentazione al Ministero della Cultura della documentazione raccolta che verrà quindi trasmessa a Parigi, sede dell’Unesco per l’avvio dell’istruttoria da parte dell’organismo internazionale. Alla base c’è uno straordinario lavoro di raccolta dati, comparazioni e ricerche dalle consuetudini orali alle pratiche sociali e artigianali. Ma anche un lavoro di squadra dell’amministrazione, della comunità cittadina deliberato all’unanimità dal Consiglio comunale per raggiungere un obiettivo che sancirà a livello internazionale la nostra identità di spiaggia. Il nostro progetto è stato anche portato a livello del G20 spiagge per renderlo già come futuro patrimonio dell’umanità un bene da condividere e tutelare”.

“Un luogo vivo non solo oggetto di conservazione ma soggetto di divulgazione e trasmissione della conoscenza e del sapere tramite lezioni, conferenze, eventi, nuove ricerche e pubblicazioni legate alle tematiche del turismo balneare è importante per Riccione  – ha detto l’assessore al Demanio Andrea Dionigi Palazzi – . Una sorta di Ecomuseo sul turismo balneare. Fin da subito l’amministrazione ha appoggiato e sostenuto quella che si presenta come una bella sfida che coinvolge tutta la comunità i bagnini, i turisti, le scuole e i cittadini. Gli operatori balneari, i bagnini le famiglie che vivono da sempre di spiaggia siamo tutti orgogliosi di lavorare per valorizzare la nostra cultura così come le nostre tipicità e tradizioni marinare”.

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