Indietro
menu
Piccolo commercio in crisi

Zanzini (Federmoda): preoccupa ipotesi commerciale in nuova Questura

In foto: GIammaria Zanzini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 8 feb 2021 14:51
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Seguiamo con apprensione le notizie sul futuro dell’area ex nuova questura“. A dirlo è il presidente di Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini Giammaria Zanzini preoccupato “dalla manifestazione di interesse della GDO per una nuova area commerciale a due passi dal centro storico e dal mare“. “Il faro da seguire – dice – dovrà essere l’utilità per la comunità e non colpire al cuore un centro storico che cerchiamo di tenere vivo con tutte le forze“. Zanzini ricorda le difficoltà del 2020 che ha visto a Rimini scomparire 86 imprese del commercio, frutto di 41 iscrizioni e 127 cessazioni. “Il futuro delle nostre città e anche il nostro appeal turistico – conclude – passano per negozi ed esercizi di prossimità, per luoghi attrattivi e rigenerazione urbana sostenibile, per servizi diffusi e capaci di riportare al centro cittadini, sicurezza, qualità“.

La nota stampa

“Seguiamo con apprensione le notizie sul futuro dello stabile dell’ormai ex nuova questura – spiega il presidente di Federmoda-Confcommercio della provincia di Rimini, Giammaria Zanzini -. Non certo perché vogliamo entrare nel merito delle carte bollate, degli atti e delle sentenze dei tribunali che nel corso di lunghi anni hanno portato all’attuale situazione, ma perché monitoriamo attentamente quello che potrebbe accadere in quell’area. Apprendere della manifestazione di interesse della grande distribuzione, sentire parlare dell’intenzione di costruire una nuova area commerciale in un’area strategica che sorge a due passi dal centro storico e dal mare, per altro già servita nelle vicinanze da supermercati e negozi di prossimità, ci fa preoccupare. Quell’area va riqualificata, non c’è dubbio: per troppo tempo abbiamo assistito all’avanzare del degrado di quel complesso immobiliare, ma l’uso commerciale non può e non deve essere la panacea di tutti i mali, la soluzione di tutti gli inghippi. Se un investimento vantaggioso deve poi avere derive drastiche, per non dire letali, su un settore come il commercio credo sia meglio ripensare a questo tipo di riqualificazione. La nostra città e quel tessuto commerciale del centro storico che con tutte le forze cerchiamo di tenere vivo, può avere un contraccolpo ferale.
A supporto basta dare un’occhiata al report delle imprese iscritte/cessate del commercio al dettaglio nell’anno 2020 grazie ai dati elaborati dalla Camera di Commercio della Romagna su fonte Infocamere StockView. Per quanto riguarda il Comune di Rimini nell’anno appena andato in archivio si contano 86 imprese del commercio in meno, frutto di 41 iscrizioni e 127 cessazioni. Numeri da brivido, se si pensa anche che l’anno era iniziato normalmente, senza nemmeno immaginare che da fine febbraio saremmo entrati in una pandemia mondiale. Per l’occupazione, ovviamente, non va meglio, anche perché gli studi già da anni indicano che per ogni occupato nella Gdo ne vengono a meno 6 nei piccoli negozi. La desertificazione dei negozi di vicinato nei centri storici si attesta al 15%, in periferia al 13%: vogliamo continuare ad andare verso città dormitorio, verso il buio e l’insicurezza nelle vie del centro? Come abbiamo già fatto più volte in altri ambiti, ricordiamo alle amministrazioni che allettanti oneri di urbanizzazione rischiano invece di ripercuotersi sulla collettività in modo negativo. Per questo chiederemo all’amministrazione regionale di bloccare i permessi per nuovi centri commerciali in tutta la Regione, così come ha fatto le provincie autonome di Trento e Bolzano, per salvaguardare la vita del tessuto socioeconomico locale.
Nella partita dell’area ex nuova questura, il faro da seguire dovrà essere l’utilità per la comunità. I candidati sindaci, a cui probabilmente passerà questa palla che scotta, avranno modo di intercettare e valutare il nostro appello. Abbiamo davvero bisogno di nuovi centri commerciali, a maggior ragione in questo momento di crisi del commercio? È arrivato il momento di superare questi anacronistici progetti. Il futuro delle nostre città e anche il nostro appeal turistico passano per negozi ed esercizi di prossimità, per luoghi attrattivi e rigenerazione urbana sostenibile, per servizi diffusi e capaci di riportare al centro cittadini, sicurezza, qualità. Sono sfide per il nostro futuro, urbanistiche ma prima di tutto culturali”.

Notizie correlate
di Redazione   
di Redazione