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Racconti dal servizio civile

Caterina: dalla biblioteca all'archivio fotografico digitale

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 15 gen 2021 14:33 ~ ultimo agg. 25 gen 11:59
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Oggi leggiamo la storia di Caterina che svolge il servizio civile alla biblioteca di Bellaria

Come si sceglie di svolgere il Servizio Civile? Per me la chiave di volta è stata un’amica che durante una cena mi ha raccontato il nuovo lavoro che stava svolgendo presso il centro di sanità mentale a Cesena. Aveva scelto di svolgere uno dei tanti progetti del Servizio Civile ed era molto entusiasta del percorso proposto da Arci.

La cosa mi ha subito incuriosito, non tanto per la sede ma per l’entità dei progetti, durante il suo racconto spiegava come ci fossero altri progetti proposti dal Servizio Civile, in ambiti anche differenti da quello clinico/assistenziale tanto che si girò verso di me fulminandomi con una frase: “Cate tra le varie sedi ci sono anche le biblioteche!”.

Sono rimasta leggermente spiazzata! I libri sono sempre stati una mia passione, laureata mi ero laureata già da qualche mese e non avevo intenzione per l’anno avvenire di continuare con gli studi, ma non avevo mai pensato al servizio civile fino a quel momento.

I presupposti c’erano tutti… “C’è un colloquio ma vedrai che se gli racconti di quanti libri leggi sicuro ti prendono”, ed effettivamente è andata pressapoco così. Mi sono informata sul bando, ho cercato una sede che fosse relativamente vicino a casa, ovviamente ho scelto il progetto “Biblioteche: accesso e democrazia” e mi sono presentata al colloquio. Nella biblioteca dove mi ero proposta, a Bellaria, c’era solamente un posto e ovviamente non ero l’unica ad avere avuto l’idea di provare a garantirmi un anno tra i libri.

Mi sono buttata comunque! “Perché hai scelto il Servizio Civile e perché proprio in biblioteca?”, a questa domanda sapevo rispondere. Ero reduce da tre anni di università in cui appena ti sedevi sulla seggiolina di fronte alla scrivania del professore iniziavi a sudare freddo nella speranza di essere graziato con una domanda facile. In questo caso mi era capitata proprio la domanda più facile del mondo. Era semplicissima la risposta: volevo trascorrere un anno in mezzo ai libri, imparando tanto e leggendo altrettanto.

Le aspettative erano delle migliori! Non tardò molto ad arrivare la conferma che ero stata scelta e carica di entusiasmo il famoso 15 gennaio (famoso solo tra i volontari del 2020!) mi presentai in biblioteca. Ambientarsi è stato molto semplice fin da subito, le cose da imparare erano poche ma essenziali. In contemporanea iniziarono anche i corsi di formazione specifica che sarebbero serviti principalmente ad insegnarci come svolgere il nostro lavoro da “bibliotecari” e che in realtà sono serviti anche (o meglio sopratutto!) a conoscere ragazzi che avevano intrapreso il nostro stesso percorso e scoprire i motivi che li avevano spinti verso il servizio civile in biblioteca.

Poi una bella domenica di inizio marzo l’Italia si ferma bruscamente e a noi volontari arriva un messaggino (ovviamente seguito da comunicazione più che ufficiale) in cui veniamo avvisati che dal giorno seguente saremmo dovuti restare a casa. Ovviamente sarebbe stato troppo chiedere al 2020 di rispettare tutte le mie/nostre aspettative, lavorativamente parlando! La quarantena ci aveva travolti anche da volontari e visto che le biblioteche erano state chiuse noi dovevamo svolgere le attività da casa.

Ora, credo che per un bibliotecario (se proprio vogliamo darci un tono) il lavoro da casa sia molto più difficoltoso. Personalmente ho cercato di rendermi utile per la formazione specifica che spettava alla mia sede di progetto e assieme al mio OLP, Alessandro Agnoletti, ho cercato di redigere una breve tesina sulla storia e l’evoluzione dell’Editoria in Italia, ma il lavoro nel giro di una 1 settimana circa era terminato.

Sicuramente si prospettavano giornate lunghe e noiose davanti alla televisione. Poi (e qui direi fortunatamente!) arriva la proposta di iniziare a lavorare ad un progetto di archiviazione digitale e alla creazione di un corrispettivo sito per l’ufficio cultura del Comune di Bellaria. La proposta non era solo allettante perché avrebbe occupato produttivamente le mie giornate, ma avrei potuto imparare tanto e toccare con mano pezzi di storia di Bellaria, considerando poi che la mia formazione universitaria è di tipo umanistico/storico ho apprezzato molto anche questo secondo aspetto. Inizio quindi a barcamenarmi tra nozioni nuove di archivistica digitale, sessioni di formazione su Skype e materiale fotografico old style.

Era sicuramente un lavoro complesso e totalmente nuovo, che si allontanava abbastanza dal mondo della biblioteca ma che mi permetteva di imparare tantissimo. L’estate è iniziata e terminata con questo lungo e laborioso progetto di archiviazione digitale che svolgevo con il direttore dell’ufficio cultura, Gualtiero Gori, in smart working. I mesi di settembre e ottobre hanno segnato un lento ritorno verso la sede della biblioteca.

Rimanevano, però, le limitazioni dello spazio e la questione del rispetto delle distanze di sicurezza. Per entrambi i motivi la scelta presa in accordo con il mio OLP è stata quella di farmi continuare il lavoro presso l’ufficio cultura (fisicamente situato il biblioteca ma al piano superiore) e ciò ha permesso al nostro lavoro di archiviazione di diventare sempre più produttivo. L’autunno ha portato con sé molti cambiamenti positivi. Per una serie di motivi il nostro team, prima molto scarno, è riuscito ad ampliarsi aggiungendo persone specifiche per ogni ambito di lavoro.

In questo momento all’archivio lavorano dalle tre alle quattro persone: Gianna, la creativa del gruppo, che si occupa della comunicazione e della grafica del sito; Nicola, il vero e proprio archivista della squadra, che ha saputo indirizzarci scientificamente nel lavoro di catalogazione; a supervisionare il tutto rimane Gualtiero, responsabile del progetto stesso; e poi ci sono io, una semplice volontaria del servizio civile che ha accolto più che volentieri la possibilità di imparare nuove tecniche di lavoro e che farà tesoro dei mesi passati tra le cartoline e le foto nel ‘900 bellariese. Ad oggi siamo alle battute finali di questo lavoro di archiviazione digitale, lavoro che non solo mi ha permesso di continuare attivamente il servizio civile in un anno a dir poco catastrofico, ma mi ha anche permesso di imparare tanto e conoscere tante persone specializzate in ambiti molto diversi tra loro. Ovviamente l’opportunità è nata ed è dovuta al Servizio Civile, che con i suoi progetti può far aprire una piccola porticina sul futuro di noi giovani, che con volontà ed impegno può poi trasformarsi in opportunità uniche.

Caterina

Operatrice volontaria in servizio civile presso la Biblioteca A. Panzini di Bellaria Igea Marina

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