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Tra Cattolica e Monte Colombo

Un tesoro fasullo. Tre nei guai: 1,5 milioni contraffatti e 64 kg d'oro finto

In foto: denaro contraffatto e oro fasullo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 23 dic 2020 11:14 ~ ultimo agg. 21:37
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Un vero e proprio tesoro, però fasullo. A finire nei guai tre uomini di etnia sinti, un 29enne di origine tedesca e padre e figlio di 48 e 22 anni. A fermarli, con le accuse di ricettazione e introduzione nello stato di monete contraffatte, i carabinieri della Tenenza di Cattolica.

I fatti. Poco prima delle 13 dello scorso 17 dicembre, i militari hanno notato i tre che entravano in un residence cattolichino e hanno deciso di identificarli. Gli accertamenti hanno fatto emergere numerosi precedenti per reati contro il patrimonio a carico dei tre che non hanno saputo fornire motivazione della loro presenza nella struttura ricettiva. Nella stanza che avevano in uso, ad insospettire i carabinieri è stato il ritrovamento di una mazzetta di banconote da 50 euro – per un totale di 4.250 euro – e di tre piccoli astucci contenenti 112 grammi di piccole pepite in oro. Un piccolo tesoro su cui, ancora una volta, i tre hanno fornito spiegazioni vaghe e discordanti. Ad alzare ulteriormente il livello di attenzione dei militari è stato poi il ritrovamento di una chiave riconducibile ad un agriturismo alle porte di Monte Colombo. Proprio lì si sono diretti i militari accompagnati dai tre fermati e all’interno della stanza hanno scoperto quello che, all’apparenza, era un vero e proprio tesoro. All’interno di alcune valige c’erano sacchetti in plastica, contenenti mazzette di banconote contraffatte da 50 euro, per un totale di 1.552.000 euro, sistemate in maniera da non consentire, a prima vista, di identificarle come fasulle. Ma non solo: in alcuni sacchi, i militari hanno ritrovato un totale di 64kg di pepite in ottone – spacciate per oro – e apparecchi conta soldi e verificatori di banconote.
I sospetti degli investigatori sono subito andati al cosiddetto  fenomeno del Rip Deal (“affare sporco”), molto diffuso in Europa. In sostanza, millantando la prospettiva di un’operazione di cambio molto vantaggiosa i truffatori riescono a consegnare alla loro vittima del denaro falso in una valuta, ricevendo banconote autentiche in un’altra valuta. L’ipotesi è ora al vaglio degli inquirenti, guidati dal Sost. Proc. Giulia Brandanini. Nel frattempo, i tre soggetti, dopo aver trascorso qualche giorno nella Casa circondariale di Rimini, sono stati sottoposti alla convalida dei fermi e il Gip, pur non convalidando il fermo di P.G. per ritenuta insussistenza del pericolo di fuga, all’esito dell’udienza ha applicato nei confronti di uno dei tre la misura cautelare personale degli arresti domiciliari e nei confronti di un secondo la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, congiuntamente all’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G.. Per entrambi, per il solo delitto di ricettazione dell’oro vero e delle pepite in ottone. Quanto al più giovane dei tre indagati, non è stato colpito da misura cautelare in quanto il GIP ha escluso i gravi indizi nei suoi confronti per la ricettazione delle pepite in metallo.

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