Indietro
menu
Davanti alla Prefettura

Gli infermieri chiedono tutela. Il presidio a Rimini

In foto: il presidio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 1 dic 2020 07:47 ~ ultimo agg. 08:33
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

in Emilia Romagna lunedì mattina gli infermieri sono scesi in strada ancora una volta. Hanno chiesto a gran voce che questo Governo e le Regioni ascoltino le loro istanze. Hanno dimostrato, scendendo di nuovo in strada a manifestare, nel rispetto delle normative vigenti, che la loro battaglia non si ferma e non si fermerà ai 100 euro di indennità stabiliti dal Ministero della Salute. Gli infermieri italiani del Nursing Up hanno messo in atto il primo flash mob che apre la strada a un dicembre dove lo stato di agitazione dei professionisti della sanità, annunciano, non si ferma. La protesta si è svolta a Rimini, dinanzi alla sede della Prefettura.

Francesca Batani, responsabile regionale del Nursing up, spiega: «Come è ormai tristemente noto a tutti, rispetto alla prima ondata siamo molto più esposti e molto meno numerosi nei reparti covid. I contagi degli operatori sono ormai fuori controllo e non solo quelli, la condizione psico-fisica è ogni giorno di più precaria. Il rammarico è che da parte delle aziende sanitarie vige solo la parola togliere: togliere ai lavoratori, togliere ferie, togliere riposi, togliere il diritto di denunciare la situazione, togliere la dignità di persona prima ancora del professionista».

Ricorda Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up: “Non conosce tregua il bilancio nefasto di decessi di infermieri dall’inizio di questa pandemia. Con la morte di Sergio, valente professionista bolognese del Sant’Orsola (si tratta della prima morte di un collega nel capoluogo emiliano), di soli 59 anni, e quella di un infermiere catanese di Paternò, 61 anni, avvenuta nell’ospedale di Santissimo Salvatore, sale drammaticamente a 50 il bilancio dei colleghi morti per Covid da febbraio a oggi”. “Cosa è cambiato nella seconda ondata? Gli infermieri si sono aggiornati, ahimè però per conto loro perchè di corsi di formazione in estate neanche l’ombra. Ma la disorganizzazione, le croniche carenze di personale, gli screening costanti sul personale sanitario che sono solo eccezioni quando invece dovrebbero essere la regola, stanno aprendo di nuovo uno scenario drammatico, seppur con cifre diverse rispetto all’inizio. Ma quanto accade negli ospedali italiani oggi non crediate sia diverso da ciò che abbiamo visto con la prima ondata. Ci arriva nelle ultime ore, infatti, la scabrosa testimonianza di infermieri dell’Ospedale del Mare di Napoli che affermano di non avere più a disposizione tute da indossare e che devono ricorrere, udite udite, a sacchi dell’immondizia“.

Notizie correlate