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operazione della mobile

Anziani derubati in casa da finti carabinieri: sei arresti

In foto: alcuni dei componenti del gruppo all'opera
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 10 dic 2020 15:14 ~ ultimo agg. 11 dic 13:41
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Le vittime sono persone anziane che vivono sole. Era più facile per una banda di malviventi composta da sei persone (un italiano e cinque sinti) guadagnare la loro fiducia spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, il più delle volte come carabinieri. Indossavano pettorine ed esibivano falsi distintivi con il simbolo dell’Arma. Così riuscivano a introdursi in casa e a derubare le vittime. La scuse utilizzate per farsi aprire la porta potevano variare: dalla cornice rubata e poi ritrovata da restituire, al finto incidente capitato al figlio o alla figlia, al semplice avvertimento “perché in zona ci sono i ladri”.

Il basista della banda, un uomo di etnia sinta, viveva a Bellaria, all’interno di una roulotte situata in un campo lungo la Statale 16. Era lui che si occupava di sistemare gli altri componenti, provenienti dalla provincia di Cuneo. Trovava loro un alloggio (spesso li conduceva in un casolare a Igea Marina, considerato un luogo sicuro dove pernottare, che fungeva anche da base logistica; all’interno erano custoditi gli arnesi per lo scasso, frese ed altro materiale per mettere in pratica i loro piani criminali), forniva loro le palette, i tesserini, le pettorine e anche le targhe false, si occupava di custodire l’auto di grossa cilindrata con la quale poi ripartivano. Ad eseguire nella notte le misure cautelari (cinque in carcere e una ai domiciliari), emesse dal gip del Tribunale di Asti, la Squadra Mobile di Rimini, che ha lavorato a stretto contatto con i colleghi di Cuneo.

I poliziotti, diretti dal vice questore aggiunto, Mattia Falso, hanno fermato cinque dei sei componenti della banda in un residence di Bellaria. Il basista, invece, è stato rintracciato all’interno della sua roulotte, dove nascondeva anche gli “strumenti” del mestiere da fornire ai complici. Ogni furto era organizzato e curato nei minimi dettagli, con ripetuti e maniacali sopralluoghi da parte del basista che passava poi le informazioni ai complici. Due i colpi messi a segno a Rimini, a fine settembre, ai danni della stessa donna anziana che vive sola. Gli altri sono stati compiuti tra Forlì e Cesena. Secondo gli investigatori piemontesi, l’attività criminale avrebbe fruttato alla gruppo 500mila euro. In qualche occasione, infatti, i truffatori erano riusciti a portare a termine dei veri e propri furti con scasso, prelevando addirittura intere casseforti.

Le accuse nei loro confronti vanno dal furto aggravato, al riciclaggio, dal porto abusivo di arma comune da sparo al possesso di distintivi contraffatti e resistenza a pubblico ufficiale.

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