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Intervento al Senato

Eolico. Croatti (M5S): c'è chi strumentalizza, manca piano energetico nazionale

In foto: Marco Croatti
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 7 nov 2020 14:30 ~ ultimo agg. 14:31
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Il senatore del M5S Marco Croatti ha portato in aula la vicenda relativa all’impianto eolico che potrebbe sorgere davanti alla costa riminese. “In questi mesi – scrive il senatore –, mentre alcune forze politiche nella mia città hanno utilizzato questo tema in modo strumentale solo per ragioni di consenso elettorale, ho cercato di agire per approfondire il tema e coinvolgere governo e parlamento. Con questo obiettivo ho incontrato l’azienda Energia Wind 2000, ho avuto incontri al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dello Sviluppo Economico, sono intervenuto al convegno sul tema impianto eolico offshore Rimini nell’ambito dell’evento Key Energy – Ecomondo, ho presentato (unico esponente politico) una osservazione al progetto alla Guardia Costiera di Rimini”. Croatti nel suo intervento in Senato chiama in causa il Governo e i ritardi nell’elaborazione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee. Secondo il senatore “quello che sta succedendo a Rimini con il parco eolico è esempio emblematico di una situazione di grande incertezza.” Sarebbe stato compito del Piano finora mancante “dire al privato che se si punta sulla sostenibilità allora qualunque progetto lo deve essere davvero. E che impattare paesaggisticamente come succederebbe a Rimini con 50 pale alte 200 metri a pochi chilometri da una delle spiagge più conosciute e amate non è un approccio accettabile sulla via che porta alla decarbonizzazione”.

Questo è il testo dell’intervento di Marco Croatti in Senato

È un momento di grande difficoltà per il nostro Paese, inutile ribadirlo, ma è anche una fase molto importante in cui abbiamo l’enorme responsabilità di gettare le basi per la ripartenza e il futuro dell’Italia.
Nella drammatica crisi che stiamo vivendo ci sono sfide e opportunità che abbiamo il dovere di raccogliere. Perché alcuni processi e cambiamenti epocali stanno accelerando il loro percorso in una società sconvolta che vede mutare i propri paradigmi.
Uno dei modelli che sta velocemente cambiando è quello energetico. Tutti i più grandi paesi stanno completando la loro transizione energetica dalle fonti fossili verso le fonti rinnovabili.
Questa è una delle sfide più grandi per il nostro Paese. Per le enormi conseguenze sull’economia, sull’inquinamento, sull’occupazione.
Purtroppo però, e mi duole dirlo, stiamo perdendo troppo tempo e forse anche occasioni preziose e i ritardi sul PITESAI, il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, lo testimoniano.
La mancanza di questo piano energetico nazionale è un problema che si ripercuote negativamente su diversi livelli: genera incertezza che blocca l’iniziativa dei privati; crea conflitti e divisioni nei territori; gli enti locali vanno in ordine sparso e con approcci disomogenei.
Il Governo deve avere un ruolo determinante. Non possiamo più perdere tempo. È un allarme che lancio al Governo che sostengo e che sotto tanti altri aspetti sta agendo con efficacia sul tema della sostenibilità: sul tema della transizione energetica c’è un grave ritardo, non possiamo delegare agli enti locali la programmazione o la gestione di singoli progetti, con una visuale evidentemente ridotta e non d’insieme. Con il rischio di creare danni invece che risolverli.

Quello che sta succedendo a Rimini con il parco eolico è esempio emblematico di una situazione di grande incertezza: un privato progetta un mega impianto eolico con un impatto paesaggistico enorme a soli 10 chilometri (poco più di 5 miglia) da un luogo a fortissima vocazione turistica e questo naturalmente genera divisioni e discussioni aspre tra cittadini, associazioni e gli stessi enti locali coinvolti.
È proprio il PITESAI, che ancora manca, lo strumento normativo di riferimento per programmare e mettere i paletti necessari a valorizzare la sostenibilità ambientale e socio-economico delle diverse aree del nostro Paese.
Quello strumento avrebbe dovuto ‘dire’ al privato che se si punta sulla sostenibilità allora qualunque progetto lo deve essere davvero. E che impattare paesaggisticamente come succederebbe a Rimini con 50 pale alte 200 metri a pochi chilometri da una delle spiagge più conosciute e amate non è un approccio accettabile sulla via che porta alla decarbonizzazione.
È evidente a tutti quanto sia difficile raggiungere un compromesso tra due esigenze contrapposte ma che puntano entrambe alla sostenibilità: quella della salvaguardia dell’ambiente con la riduzione dell’inquinamento e quella di preservare i paesaggi naturali.
Qui deve entrare in campo lo Stato e lavorare, tagliare, costruire questo compromesso per ogni area del nostro Paese, che sia rispettoso delle sue peculiarità, delle sue vocazioni e ricchezze.
Impossibile percorrere la strada che porta ad una necessaria ed urgente transizione energetica se non costruiamo un percorso chiaro e coerente. E noi ora dobbiamo correre, non possiamo più rimanere fermi e dividerci su obiettivi così importanti.
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Lucio Anneo Seneca)”.

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