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Fondazione Gimbe

Covid. Cala in regione la percentuale di posti letto occupati

In foto: repertorio
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 19 nov 2020 16:18 ~ ultimo agg. 16:40
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In Emilia Romagna la percentuale di posti letto occupati da pazienti covid in area medica scende dal 55 al 47% mentre in terapia intensiva dal 38 al 35%. Un aspetto legato all’attivazione di nuovi posti negli ospedali della Regione. E’ quanto emerge nei dati, aggiornati alla settimana 11-17 novembre, pubblicati nel monitoraggio della Fondazione Gimbe. I due indicatori a livello nazionale sono rispettivamente al 51 e al 42%. I numeri dell’Emilia Romagna restano comunque al di sopra delle soglie di occupazione definite dal Ministero della Salute.

Per quanto riguarda i nuovi casi, nella settimana 11-17 novembre l’incremento in Emilia Romagna è stato del 23% (24,4 a livello nazionale) mentre i casi attualmente positivi sono 1.284 ogni 100.000 abitanti (1.261 in Italia) con un rapporto positivi/casi testati del 30,6% (28,4 la media italiana).

In Italia nella settimana presa in esame dalla Fondazione Gimbe si registrano:

  • Decessi: 4.134 (+41,7%)
  • Terapia intensiva: +641 (+21,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +4.441 (+15,5%)
  • Nuovi casi: 242.609 (+24,4%)
  • Casi attualmente positivi: +143.700 (+24,4%)
  • Casi testati -17.400 (-2%)
  • Tamponi totali: +45.051 (+3,1%)

La Fondazione precisa che se nell’ultima settimana si registra un’ulteriore riduzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi (dal 31% al 24,4%), questi sono comunque aumentati di 242.609 rispetto alla settimana precedente. Infatti, se da un lato in tutte le Regioni, eccetto la Puglia, si riduce l’incremento percentuale dei casi, dall’altro i casi attualmente positivi aumentano ovunque tranne che in Valle D’Aosta.

Le misure di contenimento introdotte – spiega il Presidente Cartabellotta – non hanno affatto “appiattito” la curva dei contagi che continua a salire, seppure con velocità ridotta, analogamente a quella dei ricoverati con sintomi e delle terapie intensive. Il contagio, in sostanza, è come un’automobile che, dopo avere accelerato la corsa per settimane (incremento percentuale dei casi), ora viaggia ad una velocità molto elevata ma costante (numero di casi settimanali), nonostante abbia ridotto l’accelerazione“.

La riduzione dell’incremento percentuale si intravede anche sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e, in misura minore, sulle terapie intensive: “Tuttavia – puntualizza Cartabellotta – non conoscendo i flussi dei pazienti in entrata e in uscita, non si può escludere che questo dato sia influenzato dall’effetto saturazione dei posti letto che nelle terapie intensive purtroppo causano un incremento della letalità“. In ogni caso, la soglia di occupazione del 40% definita dal Ministero della Salute per pazienti COVID nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni e quella del 30% nelle terapie intensive in 17.  “L’incremento dei decessi – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – mantiene invece un trend esponenziale, facendo registrare un +41,7% rispetto alla settimana precedente. Tale incremento è destinato ad aumentare nelle prossime settimane, perché l’effetto delle misure restrittive riduce prima gli indici di contagio (Rt, incremento percentuale dei casi), poi i ricoveri e le terapie intensive, e solo da ultimo i decessi”.

Se da lato i rallentamenti dell’ultima settimana rappresentano indubbiamente un segnale positivo – conclude Cartabellotta – dall’altro è fondamentale rilevare che le curve dei casi attualmente positivi, di ricoveri, terapie intensive e, soprattutto, dei decessi continuano a salire. In questo scenario, tenendo conto dell’attuale livello di sovraccarico di ospedali e terapie intensive e della crescita esponenziale dei decessi, ipotizzare un allentamento delle misure con l’obiettivo di salvare il Natale, rischia di avere conseguenze molto gravi, sia in termini di salute delle persone che di vite umane“.

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