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la proposta fino a Natale

Il Punto Giovane riapre e propone convivenze per piccoli gruppi

In foto: Gli educatori del Punto Giovane (foto repertorio)
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 1 ott 2020 16:13 ~ ultimo agg. 2 ott 12:49
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Dopo otto mesi di chiusura il Punto Giovane di Riccione riapre le porte ai ragazzi della città e del territorio. In questa prima fase, vista l’impossibilità di realizzare convivenze con le scuole, che sono sempre state il cuore del carisma della realtà di Riccione, saranno proposte esperienze con piccoli gruppi, nel rispetto di tutte le norme del distanziamento. A spiegare come il Punto Giovane si rimette in gioco, restando fedele alla sua vocazione di accoglienza, è il responsabile della struttura don Franco Mastrolonardo, che, insieme ad un nutrito gruppo di educatori, da oltre 20 anni porta avanti l’esperienza.
Anzitutto per questo anno, almeno fino a Natale, niente convivenze con le scuole – spiega – La motivazione è questa: gestire fino a quindici ragazzi minorenni come facciamo di solito, mantenendo le disposizioni che la scuola stessa obbliga a tenere, ci è impossibile. Il Punto Giovane è una casa, non ha possibilità di fornire tavoli per ciascuno per mangiare e studiare, non può assicurare la distanza mentre si gioca o si lava i piatti insieme e non può obbligare a tenere in casa la mascherina sul divano mentre si guarda un film insieme. Ci pare che tutto ciò sia incompatibile per un progetto che ha come sfondo educativo la dimensione casalinga di famiglia. I giovani al Punto Giovane devono sentirsi come a casa e purtroppo non ci sentiamo di operare stravolgendo il progetto o peggio facendo finta che il virus non ci sia. Quindi niente convivenze con 20/25 persone in casa”.

Don Franco e gli educatori non hanno ceduto alla tentazione di restare chiusi in attesa delle fine dell’emergenza e hanno voluto dare un segno di vicinanza ai ragazzi che, più di altri, sentono il bisogno di vivere la bellezza e la forza delle relazioni, soprattutto in questo tempo. Ed è così nata la proposta di “vita insieme”. “Quattro persone adulte, tra cui ci sarò anche io – spiega don Franco –  abiteranno la casa stabilmente, gestendo responsabilmente la loro posizione di immunità con controlli medici. Questo darà modo di tener viva la casa, altrimenti il rischio era di dover chiudere del tutto. Questo piccolo nucleo accoglierà in casa un mini gruppetto al massimo di 4 ragazzi o ragazze minorenni che siano conosciute/i e che abbiano fra loro frequentazioni costanti (casa, scuola, tempo libero…). Ovviamente ci sarà un patto di corresponsabilità con i genitori e il piccolo numero dentro una struttura gigantesca come il punto Giovane ci darà di operare con maggior sicurezza. Ogni ragazzo avrà una stanza singola in cui dormire”.

Non sarà una convivenza con momenti strutturati, come quella che negli anni hanno vissuto i ragazzi delle scuole superiori passate al Punto Giovane: “Questa accoglienza sarà una condivisione di vita con il nucleo abitativo. Non avrà pertanto le caratteristiche di una convivenza, piuttosto di una vita insieme. Si chiamerà appunto “vita insieme“. Avrà durata di una settimana, da domenica sera a sabato mattina. Tutti sentiranno il Punto giovane come una casa da custodire e alimentare. Pertanto sarà accentuata la dimensione familiare con servizi necessari alla casa compresa la pulizia interna e del giardino che si gestirà con turni e responsabilità. Potrebbe essere permessa la presenza di due o tre educatori durante la settimana, anch’essi responsabili della loro posizione di immunità. In casa non abiteranno più di 11 persone. Questo darà modo di stare a distanza nel grande tavolo sia quando si mangia che quando si studia e quindi senza obbligo di mascherina. Ci saranno dispenser in casa per igienizzazione frequente e ogni mattina con termoscanner sarà misurata a tutti la temperatura. In caso di febbre o sintomi influenzali la persona sarà isolata nella sua camera in attesa di accertarne la posizione medica. Questo è in sintesi il nuovo progetto del Punto Giovane, ci auguriamo temporaneo!” conclude don Franco.

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di Simona Mulazzani