Indietro
menu
Le espressioni di condanna

Ristorante accusato di razzismo. Lisi: riprendere legge ferma in parlamento

In foto: Gloria Lisi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 21 ago 2020 11:21 ~ ultimo agg. 14:52
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Sulle accuse di razzismo nei confronti della famiglia di origine africana ospite la sera di ferragosto al ristorante “La Tana Marina” saranno gli opportuni organi giudiziari a esprimersi. Ma, per i vicesindaco Gloria Lisi, il solo fatto che ci fosse l’effigie di Mussolini nel locale è un fatto da condannare. E che rilancia la necessità di mettere mano a quella legge che cinque anni fa lo stesso comune di Rimini promosse per porre un freno a gadget fascisti presentati e venduti come semplici oggetti di folklore. Un episodio che non può lasciare indifferenti, scrive Nadia Rossi che nella passata legislatura regionale si era attivata per chiedere sostegno a norme che vietassero la vendita di gadget di questo tipo. Condanna è espressa anche dalla CGIL di Rimini.

la dichiarazione di Gloria Lisi:

La semplicità del bene, la banalità del male. Due facce di una stessa non onorevole medaglia, quella che colloca Rimini come scenario di un brutto episodio, con denunce e promesse di controdenunce. Al di là  delle indispensabili indagini e della necessità di contare su riscontri oggettivi, il caso in questione mette in luce elementi di discussione più ampi.

Pongo per prima la reazione della città, all’altezza della storia e dell’anima di Rimini. Non è solo questione di dibattito o di commenti ma di fatti encomiabili. Voglio ringraziare, a tal proposito, l’albergo di Viserbella che ha invitato la famiglia offesa a trascorrere un week end nella propria struttura. Questa la motivazione: ‘Non potevamo rimanere in silenzio quando in un esercizio commerciale della nostra piccola frazione avviene un episodio di razzismo e intolleranza. In primis perché facciamo ospitalità da oltre 70 anni e sapere che una famiglia di turisti è stata maltrattata e insultata solo per il colore della pelle ci indigna e ci fa arrabbiare. In secondo luogo come cittadini della repubblica italiana sapere che nella pizzeria a 300 metri da casa nostra veniva esposta in bella vista la fotografia di un dittatore che ha distrutto il nostro Paese lasciando una scia di violenza e soprusi lunga più di 20 anni mi ribalta lo stomaco’. Non c’è da aggiungere altro, solo un applauso e un ringraziamento per queste parole che rappresentano la Rimini migliore.

Ma è la banalità del male che pone le domande più profonde. Fuori dalla dinamica ancora da accertare, si capisce bene come per i gestori di quel ristorante avere in vista bottiglie di vino con l’effigie di Mussolini fosse una cosa normale. Il vero problema è questo. C’è la Costituzione, ci sono leggi (invero vetuste e di impossibile applicazione concreta), ma prima di tutto questo dovremmo esserci noi, e cioè la conoscenza, il rispetto, la solidarietà tra persona e persona che precede qualunque apparato legislativo. In Italia evidentemente non c’è: Il presentare alla luce del sole lugubri gadget fascisti e nazisti, travestendoli da folklore, con il chiaro scopo di strappare una risata da morte, dolore, distruzione, razzismo, è da tempo un pezzo non secondario della progressiva assuefazione alla cultura del’egoismo, dell’amnesia, della prevaricazione motivata da ragioni ignobili, senza più alcuna vergogna nell’esplicitarle pubblicamente. Questa inerzia va cambiata. Io credo necessario che questo Governo, il Parlamento, riprenda in mano e approvi quella legge che nel 2015 promosse proprio la città di Rimini, e quindi venne raccolta dalla Regione (grazie alla consigliera Nadia Rossi) e quindi da un gruppo di deputati (tra i quali Emanuele Fiano e Tiziano Arlotti) che metteva paletti molto più rigorosi e individuabili al proliferare di questo fascio/folklore. Se nel 2018 il percorso parlamentare si spense, adesso è venuto il momento di riaccenderlo. La legge non può ammettere l’ignoranza. Soprattutto questo tipo di pericolosa ignoranza, anticamera della disumanità’

Il commento di Nadia Rossi:

L’episodio avvenuto in una pizzeria di Rimini, dove si trovavano esposti oggetti con immagini di Benito Mussolini non può lasciarci indifferenti. Rimini, città medaglia d’oro al valore civile, non può restare indifferente. Il razzismo e l’apologia di fascismo non sono più ammissibili. Serve insistere ancora sulla memoria, sulle iniziative di scambio e approfondimento culturale e sull’istruzione. In Regione Emilia-Romagna ho presentato già nella passata legislatura una proposta di modifica delle norme nazionali per inserire nell’apologia di fascismo la vendita di gadget fascisti e implementare un programma ad hoc nelle scuole. Serve reagire di fronte a chi si trincera nella nostalgia perché incapace di riconoscere il male che il fascismo, il nazionalismo e il razzismo hanno causato alla nostra stessa terra e al nostro popolo e all’Europa intera.

La dichiarazione della CGIl di Rimini:

I fatti denunciati da Adjisam Mbengue e sua sorella Fatou rispetto a quanto accaduto al ristorante La Tana Marina di Rimini quanto sia diffuso e sottovalutato il substrato culturale razzista e neofascista purtroppo radicato in troppa parte della società. Che questo grave episodio sia poi avvenuto in un pubblico esercizio è un’aggravante. L’apologia del fascismo ed il razzismo non possono far parte del turismo riminese e più in generale devono vedere una condanna da parte di tutto il mondo dell’economia. La Cgil di Rimini nel condannare i fatti denunciati, ritiene ingiustificabile quanto accaduto nel locale. Nelle aziende non devono trovare spazio simboli ed effigi fasciste, serve evidentemente proseguire e rafforzare il lavoro di diffusione di una cultura democratica ed antifascista in tutti i luoghi di lavoro.

La Segreteria confederale CGIL Rimini
Notizie correlate
di Simona Mulazzani   
VIDEO
di Redazione