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Pizzeria d'asporto e sala scommesse per ripulire il denaro sporco. Ecco come agiva la Camorra

In foto: una delle intercettazioni della finanza
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 21 lug 2020 15:16 ~ ultimo agg. 22 lug 13:05
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La base era Cattolica. E’ nel comune della Valconca che alcuni di loro vivevano da anni e avevano aperto della attività utilizzate per ripulire il denaro “sporco”. Una pizzeria d’asporto e una sala scommesse nella Regina, oltre ad un ristorante nella vicina Gabicce. Agiva così, secondo le indagini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, la Camorra in Riviera.

Al vertice della compagine criminale c’erano Giovanni Iorio, pluripregiudicato, cognato di Vincenzo Sarno (capo dell’omonimo clan operante nel quartiere Ponticelli di Napoli) e Luigi Saverio Raucci, gravato da quattro condanne definitive, genero di Enrico Zupo (pluripregiudicato sospettato di appartenere al clan dei Casalesi e agli arresti domiciliari a Cattolica proprio a casa di Raucci). Entrambi, nonostante un’apparente situazione redittuale praticamente inesistente, manifestavano in realtà un’elevata disponibilità economica, derivante – stando a quanto ricostruito dalle fiamme gialle – dalla loro partecipazione occulta in numerose società di vari settori (dalla ristorazione, alle sale gioco, all’edilizia fino al commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi) intestate a prestanome.

Tra gli indagati spicca il nome di un commercialista con studio a Cattolica, Pasquale Coppola, sospeso in precedenza dall’Ordine e finito agli arresti domiciliari. Per gli investigatori, era lui che curava e redigeva i bilanci delle società finite sotto inchiesta ed è grazie alla sua complicità che i due “dominus” avrebbero drenato gli utili attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con successivo prelievo in contanti dei pagamenti ricevuti. “I proventi illeciti – ha spiegato il procuratore della Repubblica Distrettuale di Bologna, Giuseppe Amato venivano riciclati utilizzando una sala scommesse di Cattolica riconducibile sempre agli indagati principali, ma gestita formalmente da una donna (Tania Ginefra, agli arresti domiciliari, ndr). E’ simulando delle elevate vincite di gioco che il denaro “sporco” veniva ripulito”. 

Nel corso di un’intercettazione telefonica è lo stesso Iorio che, vantandosi con un amico, annuncia l’apertura della pizzeria d’asporto a Cattolica: “Ingegnè, allora, abbiamo aperto la pizzeria… E’ nostra! Poi ci abbiamo le imprese edili. Noi facciamo l’edilizia qua!”. All’inaugurazione del nuovo locale, secondo uno degli indagati, “era presente tutta la malavita”, ma anche alcuni finanzieri in borghese, che documentarono la presenza di vari malavitosi che vivono nel Riminese. Per il tenente colonnello Michele Ciarla è l’ennesima dimostrazione che “la malavita è ben presente in provincia di Rimini, dove sono domiciliati 25 soggetti indagati per mafia o camorra”. Infine il procuratore capo della Repubblica di Rimini, Elisabetta Melotti, oltre a congratularsi con il colonnello Antonio Garaglio per la brillante operazione condotta dai suoi uomini, ha voluto ricordare l’ex procuratore capo, Paolo Giovagnoli, scomparso di recente, e il sostituto procuratore dell’epoca, Marino Cerioni, dai quali ha ereditato l’indagine anticamorra.

L’intervista al Procuratore Amato: