Indietro
menu
L'intervento del sindaco

Eccidio Fossoli. A Santarcangelo il ricordo di Rino Molari

In foto: l'intervento del sindaco Parma
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 12 lug 2020 16:01
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Si è celebra oggi il ricordo dell‘eccidio di Fossoli, dove il 12 luglio di 76 anni fa 67 persone vennero trucidate dai nazifascisti. A Santarcangelo la commemorazione si è svolta alla Pieve nel ricordo di Rino Molari, una delle vittime.

L’intervento del sindaco Alice Parma

Oggi è un giorno particolare anche perché ci ritroviamo, per la prima volta, a commemorare una ricorrenza del calendario istituzionale di nuovo in presenza, dopo la pausa forzata dovuta al Covid-19. Può sembrare un aspetto marginale, del resto abbiamo salutato il 25 Aprile con una bella “celebrazione digitale” che ha avuto molto seguito sui social, ma invece è un punto molto importante.

Perché ritrovarsi in queste occasioni è necessario, non solo per il piacere di vedersi, ma perché oltre che al tempo – rappresentato simbolicamente dalla data – in questo modo diamo anche un senso ai luoghi.

Il luogo dove ci troviamo, infatti, ha un grande significato nella storia di Rino Molari, come testimonia questa lapide che due anni fa abbiamo reso nuovamente visibile a tutti nella sua nuova collocazione, con il supporto del Comitato cittadino antifascista e la preziosa collaborazione della parrocchia.

Il tempo, i luoghi, il contesto storico. Sono queste le coordinate che ci consentono di comprendere i fatti. Ed è in giornate come questa che è necessario ricordarle perché la memoria non sia soltanto un guscio vuoto.

Nei giorni scorsi Pier Gabriele, figlio di Rino Molari, mi ha inviato una interessante video-intervista al professor Franco Minozio di Lecco, nipote di una delle 67 vittime dell’eccidio di Fossoli.

In questo breve quanto efficace contributo, il professor Minozio ricostruisce il quadro storico e le circostanze locali che portarono alla strage.

Dopo essere stato un campo di detenzione per i prigionieri di guerra e un campo di concentramento per della Repubblica sociale italiane, nel 1944 Fossoli diventa un campo di transito per le deportazioni delle SS.

Tra i deportati che transitarono a Fossoli all’inizio del ’44 ci fu anche lo scrittore Primo Levi, che tra pochi giorni sarà ricordato con uno spettacolo della compagnia Fanny & Alexander nel corso del Festival.

Nel giugno ’44, quindi pochi mesi dopo, gli sviluppi della guerra favorevoli agli alleati portarono i nazifascisti ormai in rotta a mettere in atto una strategia di totale annientamento del nemico, come dimostrano le numerose stragi perpetrate tra l’estate e l’autunno di quell’anno in diversi luoghi d’Italia.

Quale fosse l’intento, il professor Minozio ce lo dice molto chiaramente:

“Fare terra bruciata. Non solo di ciò che c’era ma anche di ciò che avrebbe potuto essere. Sconfiggere nazismo e fascismo senza appello prefigurava infatti la costruzione di un mondo fondato sui principi che nazismo e fascismo avevano preteso di annientare”.

Il professor Minozio descrive come “etico, non meno che ideologico-politico” l’antifascismo di numerosi internati a Fossoli, che pur nelle differenze d’opinione immaginavano già un mondo diverso, senza diritto di cittadinanza per il razzismo e la dittatura.

Un pericolo che gli oppressori non avevano intenzione di correre, perché volevano proiettare la loro ombra lunga sugli anni e i decenni a venire.

Si arriva così al 12 luglio, giorno del massacro. Prima la menzogna di essere trasportati in Germania, ma un prigioniero non si fida e si nasconde al campo. Poi il trasferimento al poligono di tiro di Cibeno e le prime esecuzioni.

Un colpo di pistola alla nuca, i corpi gettati nella fossa comune. I prigionieri rimasti si ribellano, due riescono a fuggire, ma nulla impedisce ai loro aguzzini di portare a termine la carneficina.

Purtroppo quelle persone non ci sono più, e non c’è commemorazione che nel corso di questi 76 anni avrebbe potuto riportarle indietro all’affetto dei loro cari, a cui sono mancati terribilmente.

Ma se siamo qui a ricordarli, 76 anni dopo, non è solo perché sono stati uccisi, ma perché hanno avuto il coraggio di alzare la testa, di rispondere con le idee e la solidarietà umana alla brutalità della violenza, delle armi e della sopraffazione.

Un esempio scolpito nella storia, una battaglia che ci ha portato la libertà, un sacrificio al quale saremo grati per sempre.

Notizie correlate
di Redazione   
di Redazione   
di Redazione