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Futuro incerto

Confcommercio: 270mila imprese a rischio. Ambulanti, abbigliamento e bar a picco

In foto: repertorio
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 11 mag 2020 13:45 ~ ultimo agg. 13:45
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Secondo un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio, sono quasi 270 mila le imprese del commercio e dei servizi a rischio. Le loro serrande potrebbero non rialzarsi se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente, con una riapertura piena ad ottobre. Lo studio è stato realizzato a livello italiano e non declinato per singoli territori.

Oltre agli effetti economici derivanti dalla sospensione delle attività, ad incidere c’è il rischio dell’azzeramento dei ricavi a causa della mancanza di domanda e dell’elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali che, per alcune imprese, arriva a sfiorare il 54%. Un problema che incombe anche sulle imprese dei settori non sottoposti a lockdown.

Complessivamente sono oltre 2,7 milioni le imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi e il 10% di queste potrebbe essere soggetto ad una potenziale chiusura definitiva. Particolarmente colpiti sarebbero gli ambulanti (a rischio il 29%), i negozi di abbigliamento (16,1%), i bar e i ristoranti (45mila imprese pari al 16,2%) e gli alberghi (7.500 strutture pari al 13,4%). Male anche le attività di intrattenimento e quelle di cura della persona. Per le attività professionali, scientifiche e tecniche si ipotizza il rischio chiusura di 49mila realtà (6,3%).

Per quanto riguarda la dimensione aziendale, il segmento più colpito sarebbe quello delle micro imprese per le quali una riduzione di appena il 10% dei ricavi determinerebbe la chiusura.

Si tratta di stime – conclude l’Ufficio Studi – che incorporano un rischio di mortalità delle imprese superiore al normale per tener conto del deterioramento del contesto economico, degli effetti della sospensione più o meno prolungata dell’attività, della maggiore presenza di ditte individuali all’interno di ciascun settore e del crollo dei consumi delle famiglie“.

. Stima del numero di imprese del commercio e dei servizi che potrebbero non riaprire