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Pochi metri che fanno la differenza

Riti funebri. L'appello: non neghiamo la dignità ai morti.

In foto: Il cimitero monumentale di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 2 apr 2020 10:20 ~ ultimo agg. 11:29
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Un appello accorato, denso di dolore ma anche di compostezza per chiedere che l’ultimo saluto alle persone care, in questo tempo di emergenza, sia fatto nel piazzale interno del cimitero e non all’esterno con il cancello chiuso. A scrivere è il giornalista Enrico Rotelli che soli pochi giorni fa ha partecipato, al cimitero monumentale di Rimini, all’ultimo saluto alla zia Rita, una delle vittime della pandemia. “Quel cancello – scrive Enrico – si aprirà comunque, fatelo varcare tre minuti prima, il tempo della benedizione. Son tre minuti gonfi di umanità”.

 

La lettera:

Pochi giorni fa l’Italia ha commemorato i morti dell’epidemia. Anche a Rimini: alle spalle la bandiera a mezz’asta, in una piazza deserta, il sindaco e il suo video operatore hanno immortalato l’omaggio a numeri che hanno superato i diecimila. A due chilometri in linea d’aria, invece, ogni giorno i nostri morti perdono la freddezza del segno numerico e acquistano le sembianze dei nostri ricordi: un ordito di anni e una trama di fatti e amicizie e amori che è stata la loro vita. Per loro la celebrazione non ha la solennità di una bandiera, ha la freddezza di un cancello chiuso. La bara viene sfilata dal carro funebre e posta su un carrellino nel grigio dell’asfalto del piazzale antistante il cimitero. Qui vengono quotidianamente benedette le salme. I pochi parenti, alcuni dei quali non hanno potuto assistere le vittime coVid 19, dividono l’estremo saluto con i miasmi delle rare macchine in transito. A una manciata di metri, alle loro spalle, la desolante freddezza del cancello chiuso che li divide dalla terra consacrata. Cancello che si aprirà comunque qualche minuto dopo per procedere all’inumazione, con gli stessi pochi parenti al seguito. La pietas che dedichiamo ai morti è stata spazzata via da una regola, dimentica del dolore e del culto ancestrale dei morti. Incapace di capire che la distanza di sicurezza viene rispettata nel parcheggio fuori dal cimitero come oltre quel cancello, tra la Prua di Pomodoro che sovrasta Fellini e Masina e la stele che veglia Gruau. Ne abbiamo celebrati lì di funerali. Vogliamo continuare a negare un minimo di dignità ai morti, di coVid 19 o no, e ai vivi che li piangono? Quel cancello si aprirà comunque, fatelo varcare tre minuti prima, il tempo della benedizione. Son tre minuti gonfi di umanità.