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 Intervista a Roberto Vignali

La vita nelle comunità residenziali ai tempi del Coronavirus

di Silvia Sanchini   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 24 mar 2020 17:00 ~ ultimo agg. 27 mar 16:27
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Nessuno o pochi ne parlano, ma accanto al personale sanitario e ai tanti lavoratori sul campo in prima linea, esiste un’altra categoria di persone che non può fermarsi e non si ferma. Sono gli educatori e gli operatori sociali, il cui lavoro in questi giorni si modifica e spesso si intensifica. Vogliamo raccontarvelo e cominciamo attraverso l’esperienza e i racconti diretti di una delle più grandi realtà della cooperazione sociale riminese, la coop. sociale Il Millepiedi. Iniziamo ascoltando la voce di Roberto Vignali, coordinatore dell’Area comunità educative che include servizi residenziali per disabili adulti e minorenni.

Quali servizi dell’area sono garantiti in questo momento?

Continuiamo a garantire tutti i servizi essenziali, perché la cura per i più fragili non può venire meno. Certo c’è grande fatica perché dobbiamo ricalibrare la quotidianità. Le comunità residenziali sono microcosmi molto popolati, tante persone che condividono spesso piccoli spazi. Gli educatori in questo momento stanno svolgendo un lavoro esemplare attivando procedure specifiche a seconda dell’utenza: cambio degli abiti, sanificazione degli spazi, prosecuzione delle attività didattiche e scolastiche, attivazione di laboratori, lezioni individuali.

Quali le principali difficoltà che state incontrando?

Si vive un clima di ansia e tensione: gli educatori devono entrare ed uscire da ambienti in cui vivono e ruotano tante persone. Difficile inoltre sconfiggere l’apatia e la noia in comunità. Per questo gli educatori stanno mettendo in campo tutta la loro professionalità e creatività per inventare nuove attività. Abbiamo a disposizione la tecnologia che per fortuna ci permette di restare connessi: qualche giorno fa i ragazzi di Casa Borgatti e Casa Clementini (due comunità residenziali per minorenni che gestiamo con la Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile) si sono sfidate in mini-olimpiadi a distanza. Più fatica invece nella gestione dei nostri ospiti adulti con disabilità mentale o con problemi di dipendenza: a volte non capiscono le disposizioni, sono molto concentrati sui singoli bisogni e faticano a comprendere la situazione. C’è tanto lavoro da fare e per educatori e responsabili non è semplice.

Cosa state scoprendo di nuovo in questa situazione?

C’è grandissima collaborazione da parte dei bambini e dei ragazzi adolescenti con i loro educatori. Collaborano alla pulizia della casa e alla sanificazione degli ambienti. Ci sentiamo spaesati e smarriti ma resistiamo mettendocela tutta e rafforzando i nostri legami.

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