sabato 15 giugno 2019
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In foto: dal blog di don Andrea Turchini
di Simona Mulazzani   
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mar 11 giu 2019 10:16 ~ ultimo agg. 18:56
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Ormai è trascorso un anno da quando la parrocchia di Santarcangelo ha fatto una scelta specifica sulle celebrazioni dei matrimoni: non accogliere più le celebrazioni nuziali di coppie che non hanno un legame con la comunità parrocchiale  e che spesso erano solo alla ricerca di locations suggestive. A fare il punto sulla scelta e sulle motivazioni è il parroco don Andrea Turchini, che al tema ha dedicato un blog che trovate nella sezione del sito dedicata.

Don Andrea parte da una bella notizia: le coppie che nel fine settimana si sono dette si. “Quattro hanno deciso di celebrare il loro matrimonio in chiesa e, come ci hanno detto dal Comune, altre quattro hanno celebrato il loro matrimonio con il rito civile. Credo che sia una bella cosa di cui gioire; un segno di speranza e di fiducia“. E non finisce qui perchè nel corso dei prossimi mesi si sposeranno altre 22 coppie, molte delle quali incontrate nei corsi di preparazione al matrimonio a cui da da tre anni si è dato nuovo vigore.

Un’occasione per parlare dei matrimoni. “Per la bellezza di Santarcangelo, e di alcune delle nostre chiese, sono molte le coppie che chiedono di venirvi a celebrare le loro nozze. Dopo attenta valutazione, abbiamo deciso di non accogliere più queste richieste perché ci sembrava che, nella maggior parte dei casi, prevalessero motivazioni esteriori e non ci fosse alcun interesse a mettersi in gioco in una relazione con la nostra comunità”.

Don Andrea richiama come il matrimonio, come tutti i sacramenti, sia un gesto ecclesiale e non privato, che richiede un legame, almeno oggettivo, con la comunità in cui si celebra. Prima della scelta “Sembrava che noi “affittassimo” le nostre chiese per coppie che erano alla ricerca di locations suggestive (è l’espressione in voga)”. A questo si aggiunge che le chiese venissero prenotate con anticipo e non fossero in alcuni casi disponibili per le coppie di fidanzati del paese.

L’intento, spiega don Andrea è “riportare alla verità e alla relazione ecclesiale una celebrazione che, spesso, più che il sacramento dell’amore nuziale, rischia di celebrare l’effimero e l’apparenza“.

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