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di Redazione   
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mar 21 mag 2019 13:00 ~ ultimo agg. 23 mag 14:21
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Vorremmo non aver letto e visto i titoli di giornali e le immagini di questi giorni. Gruppi di giovani che se la prendono con disabili, con anziani, con senza dimora. Che aggrediscono, torturano, deridono e offendono come se non fossero esseri umani. Questi episodi interrogano, feriscono, lasciano sgomenti. Non conosciamo personalmente questi giovani, non sappiamo le motivazioni di questi loro gesti, sappiamo solo che non possono lasciarci indifferenti, anzi danno conferma che è sempre più importante non lasciarli soli, ascoltarli, ma anche dargli delle regole, dei limiti, cercare di trasmettere loro dei valori e far comprendere cosa è bene e cosa non lo è.

Come Caritas diocesana in questi ultimi due anni abbiamo cercato, sempre più, di dare spazio ai giovani, lo abbiamo fatto in modo concreto.

Li abbiamo ascoltati attraverso la ricerca “ Poveri giovani!” che ha interpellato 508 ragazzi tra i 18 e i 35 anni residenti a Rimini, dalla quale è emerso che il 20% è in una situazione di povertà e la maggior parte, facendo riferimento ai sogni, mette al primo posto il lavoro e neppure il 30% ambisce a costruirsi una famiglia.

Li abbiamo ascoltati ai Centri di Ascolto presenti nelle diverse Caritas parrocchiali e ci siamo accorti che coloro che sono più in difficoltà sono quelli che vivono situazioni di conflitto o di assenza di dialogo con i genitori, quelli che non trovano un lavoro e coloro che hanno cercato di formare una famiglia propria, ma non hanno un reddito sufficiente per mantenerla.

Abbiamo offerto loro delle opportunità lavorative che li hanno messi in gioco in prima persona. Come il progetto “ Porta a porta: stranieri contro la zanzara tigre”

che ha permesso a 4 ragazzi italiani che venivano da situazioni di fragilità e 4 giovani profughi, di lavorare fianco a fianco, andando a bussare alle porte delle case della città, per effettuare le azioni di prevenzione nei confronti della zanzara tigre. Progetto (convenzionato dal Comune di Rimini e da Anthea) che ha permesso loro: di fare nuove amicizie, diimparare meglio l’italiano, di conoscere la città, ma soprattutto di accrescere l’autostima e la capacità di autonomia, rendendoli così persone più sicure di sé e con competenze spendibili per il mondo del lavoro. Progetto che ha avuto così tanto successo che ripartirà anche nel 2019.

Abbiamo fatto loro scoprire il valore della gratuità e del donarsi agli altri, attraverso il volontariato e il Servizio Civile, che li ha messi a contatto diretto con le situazioni di povertà e li ha posti nelle condizioni di spendersi per gli altri, portando il pasto caldo agli anziani, aiutando i bambini a fare i compiti, insegnando italiano agli stranieri, ascoltando i poveri al Centro di Ascolto, distribuendo loro i vestiti e tanto altro.

Li abbiamo incontrati nelle scuole, attraverso il progetto di economia finanziaria “ Sbankiamo”, che permette agli studenti di comprendere meglio il valore del denaro e del suo utilizzo e fa sperimentare loro la possibilità di diventare imprenditori per un giorno.

Gli abbiamo dato l’occasione di diventare protagonisti, attraverso il progetto “ Lazzaro: un’altra oppurtunità” dove gli operatori giovani della Caritas si sono messi personalmente a smistare i vestiti che le persone che vivono in strada difficilmente avrebbero utilizzato (scarpe col tacco, gonne o vestiti particolarmente eleganti, borse, camice di fantasie particolari…) per poi dare vita ad un mercatino vintage itinerante, creando eventi particolari una volta al mese.

I giovani troppo spesso sono lasciati soli, non vengono sufficientemente ascoltati e non viene loro dato spazio per farli esprimere e rendere protagonisti. Come Caritas pensiamo che prima di tutto sia importante mettersi al loro fianco, camminargli accanto, ma senza tenerli per mano, perché ormai sono autonomi. Perché tutte le volte che hanno la possibilità di dimostrare il loro valore, ci sorprendono e ci rendono orgogliosi. E se anche dovessero cadere sapranno che noi saremo vicini per aiutarli a rialzarsi. Una fiducia reciproca, nata dalla stima e dall’affetto. Perché anche noi siamo certi che, se dovessimo cadere, avremo il loro aiuto.

InformaCaritas

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