giovedì 19 settembre 2019
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In foto: uno degli indagati mentre esce dalla caserma. @Adriapress
di Lamberto Abbati   
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ven 12 apr 2019 08:33 ~ ultimo agg. 13 apr 12:47
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L’operazione “Rischio Zero”, eseguita questa mattina dai carabinieri del Nucleo investigativo di Rimini e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Rimini, coordinata dal sostituto procuratore Marino Cerioni, ha portato agli arresti domiciliari tre persone, accusate a vario titolo di falso in atto pubblico, frode assicurativa e corruzione. Si tratta di un 62enne medico ortopedico in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Infermi, un 58enne ex assicuratore e un 36enne di origini campane già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti (tra cui tentato omicidio, porto abusivo di armi e associazione a delinquere finalizzata all’estorsione). In totale sono 14 le persone indagate (i tre agli arresti domiciliari più gli 11 beneficiari delle truffe), nei confronti delle quali i militari dell’Arma e delle fiamme gialle hanno effettuato nelle prime ore della mattinata perquisizioni all’interno delle loro abitazioni (da Rimini a Riccione, da Santarcangelo a Montescudo Monte Colombo, da Bellaria a Longiano).

 

Il sistema truffaldino era ben collaudato e dal 2014 al 2018 aveva permesso agi indagati di ottenere complessivamente somme illecite per oltre 400mila euro. Tutto ruotava attorno alle figure dell’ex broker e del medico del pronto soccorso. Secondo il quadro accusatorio, il primo reclutava persone con difficoltà economiche convincendole e aiutandole in alcuni casi economicamente a stipulare più polizze personali per infortunio, poi proponeva loro dopo qualche mese di simulare degli incidenti domestici o stradali (ad esempio una caduta in casa piuttosto che dalla bicicletta, o finti tamponamenti), e infine li mandava al pronto soccorso dall’amico dottore, che compilava e rilasciava false certificazioni mediche di pronto soccorso per infortuni in realtà mai avvenuti. A quel punto il gioco era fatto. L’assicurato percepiva molteplici indennità risarcitorie che spartiva con l’ex broker (quest’ultimo si intascava circa il 30% del risarcimento), mentre il medico dell’Infermi si faceva pagare sottobanco dai 250 ai 500 euro a referto, nonostante tutti gli ‘infortunati’ fossero esenti dal pagamento di visite di emergenza in quanto regolarmente iscritti al servizio sanitario nazionale. Spesso il finto infortunato, dopo aver riscosso i vari premi, rescindeva i contratti assicurativi. La truffa più sostanziosa riscontrata dagli investigatori è relativa ad un incidente stradale mai avvenuto e risarcito con 70mila euro. 

A portare alla luce il collaudato sistema truffaldino, l’occhio esperto del personale delle Sezioni di polizia giudiziaria dei carabinieri e della guardia di finanza in servizio in Procura che, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni dalle agenzie assicurative in merito a risarcimenti sospetti, ha notato comparire più volte sia il nome dell’ex broker che quello del medico dell’Infermi. Il successivo passo è stato mettere sotto controllo i telefoni degli indagati e realizzare dei video ambientali in pronto soccorso. Determinante al fine delle indagini, il sequestro del computer appartenente al broker, all’interno del quale sono sono stati recuperati tutti i “progetti”, con tanto di dettagliate descrizioni delle dinamiche dei falsi sinistri, dei sintomi e dei dolori accusati dai clienti, delle cure e delle terapie effettuate, nonché delle prognosi, in modo preconfezionare agli assicurati un vero e proprio manuale da recitare davanti ai periti assicurativi.

Le fiamme gialle, che hanno svolto approfonditi accertamenti economico-finanziari, questa mattina hanno portato a termine un sequestro preventivo di beni (tra cui un Rolex) e disponibilità finanziarie nei confronti dei vari indagati per un totale di 413mila euro. 

L’Ausl Romagna, che risulta parte lesa, si è espressa così sul coinvolgimento del dipendente dell’ospedale: “La direzione generale, oltre a ribadire massima collaborazione con gli inquirenti, attiverà tutte le misure previste dalla normativa vigente per tutelarsi nei confronti del professionista sotto inchiesta”.

 

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