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Rapporto Caritas

Povertà: aumentano i residenti

di Redazione   
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ven 26 apr 2019 11:37 ~ ultimo agg. 30 apr 08:43
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Rispetto ad un paio di anni fa, sono duemila in meno le persone che si sono rivolte alle Caritas diocesane. Comincia con un dato positivo il Rapporto sulle povertà 2018 presentato lo scorso sabato, 13 aprile in via Madonna della Scala, sede della Caritas diocesana di Rimini. Il numero però – come precisano subito i relatori – resta troppo alto per una realtà come quella riminese: quasi 5mila persone che diventano 10mila allargando il conto anche ai famigliari. Difficoltà che, a differenza del passato, riguardano sempre più anche i residenti riminesi (3.209, di cui 1.334 italiani): rappresentano il 66%.

“Se infatti prima la caritas era principalmente visitata da chi arrivava sul territorio, persone che venivano perché non sapevano a chi credere aiuto- dice Isabella Mancino, curatrice Rapporto Povertà Caritas – adesso invece arrivano anche coloro che risiedono sul territorio ma non hanno reti amicali, familiari, relazionali su cui fare riferimento. Un altro dato problematico è che il 30% dei nuovi arrivi in Caritas riguarda i più giovani, e per oltre la metà di loro è stata la prima volta”.

Scendendo nel dettaglio, nel 2018 le Caritas presenti nella diocesi di Rimini hanno incontrato 4.846 persone. Rispetto al 2017 i dati sono costanti, se si considera invece il 2016 il calo è molto forte, si tratta di quasi 2 mila persone in meno. Il calo è dovuto dalla diminuzione degli stranieri: siamo passati da un 2011 con quasi 5.300 immigrati e 1.200 italiani a un 2018 dove gli stranieri non raggiungono neppure le 3.000 unità, mentre gli italiani sono quasi 2.000 (pari al 38% delle persone incontrate).

In passato le Caritas incontravano prevalentemente coloro che erano appena arrivati sul territorio e chiedevano aiuto perché privi di legami sociali, oggi i riminesi sono il 66%. Ci si rivolge alla Caritas perché non si ha nessun altro su cui fare affidamento. Raffrontando i dati della popolazione residente, suddivisi per stato civile, si scopre che quasi 5 separati o divorziati su 100 si sono rivolti alla Caritas, contro 1 coniugato su 100.

Da una parte è quindi evidente che i separati e divorziati sono i più soli e i più bisognosi di ascolto e servizi, anche perché spesso disoccupati e privi di alloggio.

Dall’altra il gruppo dei coniugati, che è il più numeroso (41%), testimonia come numerose famiglie, specie con minori a carico (2.359 bambini e ragazzi in difficoltà residenti a Rimini), stiano vivendo momenti difficili, ma cerchino di superarli rimanendo insieme.

Tra i residenti è da segnalare anche l’aumento degli over 50, non solo italiani, ma anche marocchini, rumeni, senegalesi, russe e ucraine. Trovare un lavoro, una volta superata la mezza età, è molto difficile.

“Il mio sogno segreto è quello di chiudere la Caritas – dice Mario Galasso, direttore di Caritas diocesana – nel senso che quelle persone che si rivolgono a noi, trovino risposte nel territorio dove abitano e che quindi la Caritas, com’è pensata oggi, serva solo come supporto a quelle comunità e persone che si mettono a servizio dei più fragili. Il rischio di una Caritas come la nostra, così grande e così importante è la delega: ci pensa la Caritas. I poveri non sono della Caritas. i poveri sono del territorio dove vivono. La prima povertà è la povertà di relazione, la solitudine, e rispetto a questa povertà siamo tutti coinvolti”.

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