lunedì 18 novembre 2019
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I tesori a rischio

Tesori nascosti. Un appello per salvare San Michelino in Foro dal degrado

In foto: i resti di San Michelino in Foro
di Andrea Polazzi   
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gio 28 mar 2019 14:11 ~ ultimo agg. 29 mar 15:04
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E’ una delle chiese più antiche (forse la più antica) di Rimini eppure sono in pochi a conoscerne l’esistenza. Si tratta di San Michelino in Foro di cui si ha menzione fin dal 1.144. La sua origine dovrebbe essere però antecedente (le prime rovine risalirebbero al V secolo).

La sua facciata originale dava sull’attuale Piazza Tre Martiri (il foro, appunto). Nell’epoca medievale la chiesa appartenne all’ordine cavalleresco dei Templari e successivamente all’ordine dei Cavalieri di Malta. Soppressa come chiesa nel 1806, della sua struttura originaria rimane l’abside rotondeggiante.

Dove? In un androne all’altezza del civico 20 di via IV Novembre, inglobata tra edifici residenziali. La sua forma originaria è però ancora visibile dalle immagini aeree di Google Earth. All’interno si trovano i resti di un affresco risalente al XIII secolo. Nessuno però può entrarvi, se non accordandosi con i privati proprietari.

Ma qualcosa si sta muovendo. Il dottor Maurizio della Marchina, medico e socio del Lions di Rimini con una grande passione per la storia locale, sta cercando di chiamare a raccolta studiosi, appassionati e anche enti e istituzioni per cercare di salvare i resti della chiesa.

Vorremmo – spiega ad Icaro Tv – cercare di creare un movimento di opinione per sensibilizzare più persone possibili e mettere mano al degrado in cui versa la Chiesa e che, se le cose non cambieranno, diventerà ineluttabile“. “Sarebbe importante permetterne la fruibilità da parte dei cittadini – prosegue – e sarebbe fondamentale trovare qualche associazione o qualche banca interessata a mettere mano al restauro di San Michelino“. L’appello è stato lanciato, qualcuno lo raccoglierà?

. Il video

Così ne parla il sito del comune di Rimini

Della chiesa di San Michele in Foro, si conserva parte dell’abside, che nel paramento murario mostra i segni di ricostruzioni e innalzamenti successivi alla fondazione del VI secolo.

L’edificio, a pianta latina, era aderente alla tradizione ravennate sia nell’architettura sia nella tecnica costruttiva che impiegava nelle volte tubi fittili, tuttora visibili all’esterno pur in stato di reimpiego.

L’interno, non aperto al pubblico, conserva affreschi assai lacunosi fra cui l’immagine di una Santa, attribuita alla metà del XIII secolo.

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di Redazione   
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