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La vicenda di Ramy

Ius soli, i pareri della politica

di Stefano Rossini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mer 27 mar 2019 12:27 ~ ultimo agg. 29 mar 11:28
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La vicenda dello scuolabus dirottato e delle azioni di Rami e compagni si è trasformata in un dibattito politico sullo ius soli. La concessione della cittadinanza ai due ragazzi italiani ma di origine straniera – e che quindi non potrebbero richiederla fino al raggiungimento della maggiore età – pone diversi interrogativi sulla natura stessa della cittadinanza come diritto o come premio.

A Rimini sono  tremila (2.997 per la  precisione, di cui di questi n. 2.795 sono minorenni e n. 202 maggiorenni) i cittadini nati in Italia e attualmente residenti a Rimini, figli di genitori stranieri.

“Sono persone nate e cresciute da noi, che sono andate all’asilo e a scuola con i nostri figli e figlie o che lavorano nella nostra città – dichiara in una nota l’assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini, Gloria Lisi – Persone che partecipano al presente e al futuro del nostro paese e che, con questo, è giusto che condividano diritti e doveri.  Per questo penso che lo Ius soli sia una regola ragionevole, perché è impossibile pensare che non debba essere regolato ciò che ormai è vita di ogni giorno. Dare cittadinanza è certo aprire a una nuova condizione chi si sente ancora fuori posto, ma anche chiamarlo a una piena responsabilità, a una più consapevole partecipazione, alla presa di coscienza che il diritto di essere italiano pretende il dovere di legge, costume, civiltà, cultura di chi ti dà l’onore e la gioia di esserlo.

“Personalmente, e come Amministrazione comunale, abbiamo sempre sostenuto questa necessità, concedendo ad esempio la cittadinanza onoraria per i minori stranieri nati in Italia e residenti a Rimini (0-18 anni) nell’ambito dell’iniziativa “Rimini sono anch’io!”, che ha visto coinvolte circa 400 famiglie. Un’esperienza nata diversi anni fa proprio per stimolare il dibattito nazionale sul tema dello “ius soli”. Oggi come allora ribadisco che una piena cittadinanza passa dal diritto-dovere di sentirsi parte attiva della propria comunità. Per questo, lo ripeto, lo Ius soli è un necessario atto di onestà che dovrebbe andare oltre gli steccati ideologici, oltre le contrapposizioni di parte, prendendo atto di ciò che è semplicemente la realtà che ci circonda tutti i giorni, a Rimini come nel resto dell’Italia”.

Alla Lisi risponde Matteo Zoccarato, consigliere comunale della Lega.

“Gloria Lisi dovrebbe riflettere di più. La cittadinanza non si regala, è invece il punto di arrivo di un percorso di integrazione che passa attraverso l’accettazione ponderata dei principi sanciti dalla nostra Costituzione e richiede la disponibilità concreta a far parte della nostra società, che possiede una storia millenaria, una tradizione consolidata e una civiltà fatta di principi e ideali a cui il nuovo cittadino italiano si deve adeguare”.

“E’ solo propaganda sostenere che la cittadinanza favorisce l’integrazione. Semmai è l’esatto opposto. Sarebbe infatti una clamorosa contraddizione la concessione automatica della cittadinanza attraverso lo ius soli a soggetti che non possono esprimere l’effettiva volontarietà motivata della richiesta. E, soprattutto, chi potrebbe certificare, senza incorrere in una clamorosa prevaricazione, la reale adesione del soggetto minore ai valori che informano una democrazia repubblicana? Lo ius soli non è un diritto e tantomeno è un atto di onestà, assessore Lisi. E’ una questione sollevata strumentalmente da ambienti politici italiani che la sostengono in chiave ideologica, senza considerarne le ricadute”.

“Non esiste un diritto a essere ‘italiano’, né è detto che l’aspirazione dei minori stranieri, oggi in Italia, sia quella di avere la cittadinanza italiana, che, nella realtà, non cambierebbe nulla, rispetto ad oggi, ai fini dei diritti o dell’accesso ai servizi – conclude Zoccarato – Non possiamo che esprimere, quindi, molti dubbi sulle ragioni che sostengono questa aspirazione a svendere la cittadinanza italiana attraverso lo ius soli. L’Italia, secondo quanto si apprende, è già uno dei paesi europei che concede con più facilità la cittadinanza: non è detto, come si è visto, che questo sia sempre un dato positivo”.