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La contesa

Funzionamento uffici giudiziari: il Comune in attesa dei 4 milioni di rimborso dal Ministero

In foto: il Tribunale di Rimini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 5 dic 2018 13:41 ~ ultimo agg. 13:44
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La Giunta comunale nell’ultima seduta ha approvato la proposta di convenzione tra il Tribunale di Rimini, la Procura della Repubblica di Rimini e il Comune per l’attività di custodia degli uffici giudiziari. L’atto, che va ad integrare convenzioni precedenti, interessa il periodo dal 30 settembre 2015 al 31 dicembre 2018 e prevede che fino a quella data il servizio di custodia e manutenzione ordinaria possa essere svolto dal personale del Comune distaccato (in proroga a quanto dettato dalla legge del 2014, che impone che le spese obbligatorie siano trasferite dai Comuni al Ministero della Giustizia). Per garantire il servizio in questo lasso di tempo, l’amministrazione, con la delibera approvata, “conferma anche la richiesta di rimborso di 94mila euro, pari alle spese sostenute per il personale addetto alla custodia”.

Resta invece aperta la vicenda che riguarda le spese che il Comune ha sostenuto tra il 2011 e il 2015 per il funzionamento degli uffici giudiziari e che ancora deve essere riversata dallo Stato. “Il caso del rimborso (mai avvenuto) da parte del Ministero della Giustizia delle spese che il Comune di Rimini ha sostenuto per le funzioni del Palazzo di Giustizia di Rimini è emblematico rispetto agli effetti che certe instabilità normative creano nei rapporti tra enti locali e Governi – sottolinea l’assessore al Bilancio Gian Luca Brasini -. Vicende paradossali che hanno il duplice effetto di minare la credibilità delle istituzioni e non meno rilevante di mettere in crisi gli equilibri di bilancio. In questa partita stiamo parlando di ben 4,4 milioni che il Comune di Rimini ha anticipato per le spese tra il 2011 e il 2015 e che oggi il Ministero si propone di saldare solo in parte (e cioè 1,2 milioni). Già questo basterebbe a indignarsi, se poi si pensa che il rimborso è suddiviso in 35 rate, la vicenda assume aspetti ancora più paradossali”.

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