10 dicembre 2018

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Get: un’eccellenza tutta riminese

Luca (nome di fantasia) è un ragazzo molto intelligente… ma non si applica, direbbero i professori. No, qui è peggio. Luca non fa proprio nulla. Quando c’è il tema di italiano lascia il foglio in bianco, i compiti non li fa mai e rischia di dover ripetere la terza media. La bocciatura è dietro l’angolo e anche quando il pomeriggio va ai Get (Gruppi educativi territoriali) non si porta dietro libri né quaderni. Oltre che essere un problema per sé, rischia di diventarlo anche per gli altri ragazzi che lo vedono e anche loro vorrebbero non fare nulla.

Allora gli abbiamo dato un quaderno e gli abbiamo detto: fai il tema che vuoi. Scrivi”, racconta Debora Natili, direttrice area scuola ed extra scuola della cooperativa Il Millepiedi.
Il quaderno si riempie di temi e racconti. Non perfetti, alcuni sgrammaticati, ma belli, fatti bene e che mostrano una buona capacità di scrivere, argomentare e raccontare.
Quando abbiamo portato il quaderno al suo professore – continua Debora – all’inizio non credeva che fossero di Luca”.
Poi, assieme, gli educatori del Get e i professori di Luca trovano il modo di farlo partecipare alle attività scolastiche e alla fine Luca scrive un bel tema con la storia dei suoi cani. C’è pure il lieto fine: viene promosso. Un lieto fine un po’ amaro “Non scriveva mai temi liberi sulla sua famiglia perché quando la tua famiglia è sempre assente o hai grossi problemi con i genitori non hai voglia di raccontarlo. Bisogna trovare la chiave giusta. Non è facile, ma si può fare”.

I Gruppi educativi territoriali sono una realtà unica, esistono solo nel nostro territorio, e Debora, responsabile del servizio, lo dice con una punta di orgoglio. Perché la storia di Luca è una tra le tante storie positive che nascono ai Get. Questo non significa che siano tutte rose e fiori. Anzi, il lavoro degli educatori comporta non poche difficoltà, “ma alla fine le soddisfazioni ripagano della fatica”, aggiunge Mara Mondaini, educatrice.
Ma cosa sono i Get? Un doposcuola? Un centro diurno? Niente di tutto questo. E’ un servizio che ospita una trentina di ragazzi delle scuole elementari e medie aperto cinque pomeriggi a settimana per tre ore. La peculiarità è che di questi 30, due terzi sono segnalati dal servizio sociale territoriale – tutela minori e neuropsichiatria infantile – mentre i rimanenti posti sono aperti a tutti. In una parola: integrazione.
Se passi casualmente un pomeriggio a vedere cosa combinano non ti accorgi delle differenze – dice Debora – Le categorizzazioni le fanno gli adulti. Per i ragazzi che partecipano è un gruppo e basta. Non c’è quello che viene perché è disabile, quello che ha difficoltà a integrarsi perché è straniero, quello che è qui perché ha la famiglia sfasciata, quello che semplicemente non vuole fare i compiti da solo, quello che non è bravo in matematica. Le differenze le conoscono gli educatori, perché conoscono i ragazzi, e basta”.

 

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Stefano Rossini

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