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Millepiedi: un “sogno nel cassetto” e 30 anni di storia

Vita AssociativaRimini

14 settembre 2018, 10:17

Settembre è un mese di ripartenze. Scuola, servizi educativi pomeridiani, centri giovani…riaprono le porte. Come ogni anno la cooperativa sociale Il Millepiedi inizia un nuovo anno scolastico con entusiasmo e nuovi progetti e un compleanno importante da celebrare. Proprio nel 2018, infatti, la cooperativa spegne le candeline per festeggiare 30 anni di storia. Era infatti il 1988 quando un gruppo di giovani della parrocchia del Crocifisso, insieme ai loro capi-scout, decisero di mettere in pratica quello che l’Agesci aveva loro insegnato: lo spirito di servizio, l’attenzione agli ultimi, il desiderio di rendere il luogo in cui si vive un posto migliore.

Nasce così la cooperativa “Il Millepiedi”, inizialmente una cooperativa di servizi che si attiva per realizzare progetti dedicati alla socializzazione dei bambini (tra i primi i GET, Gruppi educativi territoriali) e progetti di educazione ambientale. Nel 1996 un cambiamento fondamentale: un gruppo di soci propone la trasformazione in cooperativa sociale, coerentemente con la legge del 1991 sulla cooperazione sociale. Nel 1998 apre le porte “Casa Macanno”, un gruppo appartamento per persone con disabilità. Vengono avviati servizi per la prima infanzia e progetti di intervento in strada per adolescenti. Nel 2000 è la volta del “Centro Nous” che accoglie giovani con disabilità psichica grave. Nel 2003 viene siglato il primo accordo con la Fondazione San Giuseppe per la gestione di comunità di accoglienza per minorenni. Nel frattempo crescono i servizi di sostegno scolastico e riabilitativo, nasce un’area dedicata alle emergenze. Alla cooperativa vengono poi affidati il Centro per le Famiglie del Comune di Rimini e quello del Comune di Santarcangelo, il servizio di mediazione familiare dei Comuni del Rubicone. Si inaugurano le attività per bambini e ragazzi con autismo a Villa del Bianco, a Misano. Nel 2015 nasce il ramo di tipo B della cooperativa, per l’inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio.

Oggi sono circa 420 le persone che collaborano in maniera stabile con la cooperativa. A tutti, dipendenti e collaboratori, viene chiesto di riconoscersi in alcune “coordinate di riferimento” che tratteggiano l’identità dell’ente: centralità della persona, lavoro in rete, attività di formazione e supervisione, lavoro per progetti. Sono 8 le aree di intervento in cui l’ente si struttura, ciascuna con a capo un coordinatore: servizi infanzia, scuola ed extrascuola, giovani, famiglia, tutela e protezione sociale, comunità educative e inclusione sociale, ambiente e sostenibilità, progetti inserimento lavorativo. Sono 5 i nidi d’infanzia e 7 le scuole gestiti dalla cooperativa, 2 i centri giovani, 18 i centri estivi, 220 gli educatori di sostegno, 400 classi coinvolte ogni anno in progetti di educazione ambientale, 15 le case di accoglienza. Dietro a questi numeri le storie e i volti di tante persone. C’è Clemente: che da bambino frequentava i Get e oggi è un Oss e lavora all’interno del gruppo appartamento “Tandem”. O ci sono i ragazzi di “Casa per noi”, un progetto per le autonomie, che ogni giovedì cucinano il pranzo per l’equipe di direzione e dispensano sorrisi e abbracci. E, ancora, ci sono gli ospiti di “Casa Macanno” che insieme alle asinelle sono diventati il simbolo di quell’Area verde, in via Macanno 168 a Rimini, che è punto di riferimento per le famiglie riminesi con l’area giochi, la sala conferenze, il furgoncino “Millepiade” attrezzato per lo street food. Impossibile citare tutti.

E il futuro? È ancora pieno di speranze e progetti, come spiega Maurizio Casadei, fondatore e presidente della cooperativa: “In questi 30 anni la cooperativa è fortemente cresciuta, sempre in ascolto delle esigenze del territorio. Un sogno nel cassetto che pian piano ha preso forma. Una storia fatta di passione, competenza, sogni, difficoltà. Una tra le tante storie significative di questo territorio ma per noi importante perché dentro c’è un pezzo della nostra vita”.

E conclude: “La persona è il centro di ogni attività. ‘Mi avete voluto bene’: è la voce che vogliamo salga dalle persone che abbiamo accanto a noi. È in fondo la nostra mission non scritta e la prima verifica dei risultati raggiunti. In ogni ambito di intervento, il fattore decisivo è la relazione che nasce. Offrire proposte educative, intervenire sui bisogni, sostenere situazioni di disagio è possibile, solo nella consapevolezza che ogni donna e ogni uomo porta con sé un valore assoluto, che non può e non deve mai essere ricondotto a schemi di efficienza o produttività. Il prendersi cura dell’altro è un fatto che riguarda ciascuno di noi, ogni giorno, a prescindere dal tipo di ruolo lavorativo che svolgiamo. Al centro dei nostri servizi vi è sempre la persona con le proprie caratteristiche, bisogni e potenzialità che è un soggetto attivo (laddove l’età e lo stato di vita lo consentono) nella definizione dei progetti individualizzati con l’attenzione prioritaria al potenziamento delle autonomie, alla valorizzazione delle abilità, al miglioramento della qualità della vita, alla creazione di opportunità. Le viviamo come sfide importanti che si aprono davanti a noi oggi, che vogliamo accettare con coraggio e speranza”.

Silvia Sanchini

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