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Karis, via al nuovo anno scolastico. Il vescovo: Seminate verità e libertà

RiccioneRiminiScuola

23 settembre 2018, 09:15

Karis, via al nuovo anno scolastico. Il vescovo: Seminate verità e libertà

in foto: la Messa di inizio anno

Sabato mattina la Fondazione Karis ha tagliato il nastro a un nuovo anno scolastico. Fondata nel 1974 da un gruppo di famiglie riminesi, è divenuta una realtà educativa paritaria con scuole di ogni ordine e grado, dall’infanzia ai licei classico e scientifico, con sedi a Rimini e Riccione e oltre 1.300 studenti.

A inaugurare il nuovo anno è stato, come è ormai tradizione, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, che ha celebrato la messa nella chiesa di San Giuseppe al porto, con scolari, studenti, insegnanti e personale vario della Fondazione, genitori, nonni e amici. Presenti l’assessore Mattia Morolli del comune di Rimini, il vicesindaco e l’assessore di Riccione Laura Galli e Alessandra Battarra. In rappresentanza dell’ufficio scolastico è stata presente la dottoressa Franca Beradi.

“Quel giorno Gesù si è fatto come un selfie”, così il vescovo Lambiasi nel commentare la pagina di vangelo letta a messa, quella della parabola del seminatore. “Chi è quel seminatore? E’ lui, Gesù, che sparge il seme a piene mani. Il seme è la sua parola, sempre uguale per tutti, quella parola che ha incantato Pietro e i pescatori su quel lago di Galilea.

Una parola che brucia nel cuore dei farisei, che non sono mai contenti e hanno sempre da ridire, sono i custodi dalla legge ma hanno il cuore arido”.

La parola-seme ha, secondo la parabola, quattro prospettive di vita. “C’è la strada battuta, dove il seme cade e rimbalza, vengono subito gli uccelli ingordi e lo beccano avidamente. Un altro tipo di terreno è quello sassoso. I sassi non permettono al seme di germogliare. C’è poi il terreno pieno di spine. Lì il seme cresce un po’, ma dopo le spine lo soffocano. Un quarto tipo di terreno è come il cuore limpido di Maria, limpido e fertile, dove il seme cade, marcisce e poi germoglia e fiorisce e porta frutto abbondante”, ha spiegato il vescovo.

“Questa parabola mi rimanda l’immagine di un Gesù che spera addirittura nei sassi e nei rovi. Pensiamo a quei pubblici peccatori incontrati da Gesù. Come san Matteo, un uomo corrotto. Pensiamo a quel bel quadro di Caravaggio. Gesù lo incontra e gli punta il dito. Non è indagatore e accusatore. E’ un dito che invita. E lo invita, però, mentre Matteo sta facendo il suo sporco lurido mestiere. Ecco Gesù sparge il seme in tutti i tipi di cuori, in tutti i tipi di terreno. Questa parabola è una manciata di fiducia. Un anno di scuola è un’avventura che comincia e noi non vogliamo affrettare questo viaggio con una macchina con le ruote sgonfie, noi vogliamo fare il pieno di fiducia”.

Una parabola, quindi che parla anche di scuola. “Dice soprattutto a voi insegnanti e a voi genitori che siete chiamati ad essere dei seminatori, a spargere semi di verità. E’ vero, noi viviamo nella cultura del dubbio, ma non possiamo annegarci dentro. Il dubbio o diventa una molla per cercare la verità o ci soffoca. Per questo dobbiamo gettare semi di verità e di libertà, perché c’è bisogno di cittadini e di cristiani liberi. La libertà è la voglia di fare il bene, non di fare quello che mi pare e piace, è la voglia di amare in maniera contagiosa, non di creare vittime o cercare complici. La libertà è quella di lanciare semi di amore, è importante imparare ad amare, ad amare si impara”. Occorrono, va avanti il vescovo, “seminatori che sanno seminare con fiducia, sanno coltivare quei germogli con tenacia e che attendono con incrollabile speranza. C’è bisogno di sognare che i semi diventeranno spighe mature e biondeggianti. Ragazzi e bambini non riunciate ai vostri sogni, c’è bisogno di terreni disponibili e collaborativi. Alzate lo sguardo, guardate i campi che biondeggiano per la mietitura”.

La mattinata è proseguita al centro Tarkovskij di via Brandolino, con i ringraziamenti agli insegnanti che da quest’anno saranno in pensione, sei in totale. A salutarli, Lucia Zanotti, presidente della Fondazione Karis. “Oggi c’è un popolo con il desiderio vivo e forte di costruire, di impegnarsi con lo scopo, che è quello di affrontare insieme il grande compito educativo. Ogni anno è una gioia incredibile, ogni anno è una grazia avere la possibilità di trovarci qui tutti insieme, scoprici sempre più appassionati alla vita dei nostri figli e al loro destino. Il tema di quest’anno ci invita a lasciare gli ormeggi e apartire consapevoli di un grande orizzonte, dell’alto mare aperto che ci aspetta. La curiosità che nei bambini è innata, spontanea, e che va costantemente educata perché rimanga tale è innazitutto la nostra curiosità. Altrimenti cosa mai potremmo insegnare? Insegnare è correre l’avventura della vita, prima di istruire o spiegare delle cose. Non abbiamo paura di partire, di spiegare le vele. Come oggi il nostro vescovo ci diceva, abbiamo fiducia, un seminatore ha fiducia. Ma perche non abbiamo paura? Non perché particolarmente bravi o privi di limiti, ma perché siamo certi che la realtà è positiva e ogni circostanza è un’occasione per crescere”.

“Mi auguro che questo liberarsi nell’alto mare aperto – sottolinea il direttore scolastico della Karis, Paolo Valentini – sia veramente per ognuno di noi la sfida dell’anno, una sfida che nasce dai volti dei nostri ragazzi, che nasce dai rapporti con i genitori e che nasce dalla realtà, dal mondo che ci sfida. La risorsa più grande che abbiamo è veramente questo desiderio di bello, di buono e di vero, di conoscere e capire, che la scuola aiuta e può accompagnare”. Valentini annuncia anche il prossimo appuntamento con la Fondazione Karis: un Happenig aperto alle città di Rimini e Riccione che si terrà il 20 ottobre al palacongressi.

Redazione Newsrimini

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