Indietro
menu
Attualità Rimini

Omosessualità. Il vescovo Francesco: costruiamo il dialogo

In foto: La pagina de Il Ponte dedicata al tema
La pagina de Il Ponte dedicata al tema
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
gio 19 lug 2018 11:43 ~ ultimo agg. 12:13
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 5 min Visualizzazioni 1.910
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Si deve sempre coniugare verità e carità insieme. Dobbiamo costruire insieme un ponte che favorisca l’incontro e faciliti il dialogo. Ma prima ancora dobbiamo abbattere, da una parte e dall’altra, i muri dell’indifferenza, della derisione, del risentimento, della contrapposizione ideologica“.

In un’approfondita intervista a firma di Paolo Guiducci, sulle pagine del settimanale Il Ponte, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi interviene proponendo il pensiero della Diocesi sul summer pride, in programma a Rimini a fine luglio, e su quella che è stata definita dagli organizzatori del comitato Beata Scopelli, processione riparatrice. Il vescovo riprende alcuni passaggi del catechismo della Chiesa Cattolica e invita a costruire un dialogo, con grande rispetto per la persona e la diversità di cui ciascuno è portatore.

 

Omosessualità, diritti gay, gender e LGBT. Sono tutte tematiche di attualità, riportate spesso in maniera anche conflittuale, dal Summer Pride in programma sul lungomare di Rimini, e dalla processione riparatrice organizzata di rimando in passato. Su entrambi – per la verità – la Diocesi di Rimini si è espressa con puntualità, ma il Vescovo di Rimini intende ora affrontare la questione a 360 gradi e da pastore, senza paraocchi ideologici ma piuttosto con la verità della carità e la carità della verità.

Vescovo Francesco, cominciamo ad accendere qualche luce di posizione. Non le pare complicata la questione del rapporto “LGBT e Chiesa”?

“È una questione complessa. Non si può trascurare la varietà delle posizioni che le stesse persone omosessuali esprimono riguardo alla loro condizione. Occorre distinguere tra coloro che praticano l’omosessualità, coloro che presentano tendenze omosessuali, e coloro che sostengono la cosiddetta cultura gay.
Inoltre si deve sempre coniugare verità e carità insieme. Da una parte, occorre fare la carità della verità: la verità della legge morale della Chiesa – per un credente – non può essere sottoposta a referendum. È un’ala di riserva che aiuta a volare alto, non una gabbia che impedisce di spiccare il volo verso la vetta della felicità. Che fa rima con santità.
D’altra parte, occorre fare la verità nella carità. Non ci si può limitare alla fredda, meccanica applicazione delle norme. Con le persone, di qualunque tendenza sessuale siano, non si può andare in automatico. Le norme morali – ci ricorda Papa Francesco – «non sono pietre da lanciare contro la vita delle persone»”.

Ci può riassumere la posizione della Chiesa cattolica?
“È sintetizzata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, e si può riassumere nei seguenti passaggi. La genesi psichica dell’attrattiva omosessuale rimane in gran parte inspiegabile. Donne e uomini che sperimentano attrazione per lo stesso sesso vanno accolti con rispetto, comprensione, delicatezza. La tendenza omosessuale costituisce per la maggior parte di loro una prova. In nessun caso gli atti omosessuali possono essere approvati. Vorrei poi citare per intero il breve numero 2359: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione evangelica»”.

E per quanto riguarda le cosiddette “unioni civili”?
“Il Papa ne parla nella esortazione apostolica – La gioia dell’amore – dedicata alla dignità e alla missione della famiglia. Francesco si fa portavoce degli oltre 400 vescovi provenienti da tutto il mondo e radunati nel Sinodo del 2015. Condivide la seguente affermazione dei padri sinodali, e la rilancia: «Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». E dichiara con forza che è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri alla introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso»”.

Sì, ma in concreto?
Dobbiamo costruire insieme un ponte che favorisca l’incontro e faciliti il dialogo. Ma prima ancora dobbiamo abbattere, da una parte e dall’altra, i muri dell’indifferenza, della derisione, del risentimento, della contrapposizione ideologica. E poi cominciamo a costruire il ponte del dialogo, che dovendo poggiare su una solida campata, ha bisogno che l’arcata soggiacente venga innalzata da una parte e dall’altra. Rispetto, comprensione, delicatezza vanno assicurate in senso bidirezionale: da parte della Chiesa verso i cattolici LGBT, ma anche da parte dei cattolici LGBT verso la Chiesa. O da ambo le parti si costruisce l’incontro o inevitabilmente si va allo scontro.
La legge della carità è la legge suprema per la Chiesa e per quanti si dicono e vogliono essere discepoli di Cristo. Pertanto trattare con rispetto coloro con i quali siamo in disaccordo è parte integrante dell’essere cristiani. Come insegna il Concilio al n. 28 della Gaudium et Spes: «Il rispetto e l’amore devono estendersi anche a coloro che pensano e agiscono diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose»”.

Cosa pensa della Summer Pride?
“Fin dal primo anno mi sono pubblicamente rammaricato per comportamenti, contenuti e forme di quella performance ritenendole obiettivamente non condivisibili. Infatti intendono diffondere anche tra i giovani una visione ideologica (cultura gay), che propugna atti e pratiche «che non possono essere approvati», e fa pressioni per equiparare al matrimonio istituti giuridici (come le unioni civili e il matrimonio gay).
Inoltre, sono fermamente convinto che manifestazioni del genere non aiutino affatto ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali”.

E cosa dice della “processione riparatrice” organizzata dal Comitato riminese “Beata Giovanna Scopelli”?
“Al riguardo sento in coscienza di dover ricordare a me e a tutte le sorelle e i fratelli della nostra Chiesa che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione», scrive il Papa nello stesso documento post-sinodale prima richiamato. Pertanto non posso non esprimere serie e motivate perplessità circa la ‘processione riparatrice’.
Vorrei inoltre esternare il forte timore che, al di là delle intenzioni personali, si finisca di fatto per alimentare uno stile e un metodo di aspra contrapposizione polemica, con il triste effetto di far sentire le non poche persone omosessuali – che sono battezzate e scelgono di voler rimanere nella Chiesa – giudicate a priori e allontanate dalla comunità cristiana, anziché essere accolte e accompagnate con il dovuto rispetto, con delicata comprensione e cordiale carità fraterna”.

In sintesi, cosa direbbe a una persona omosessuale?
“Fratello, Sorella, Dio ti ama come suo figlio, come sua figlia. Dio è Padre e non tollera discriminazione alcuna tra figli e figliastri. Gesù è morto in croce per amore tuo, mio, di tutti. E ci chiama tutti alla santità. Che fa rima con felicità. Non abbiamo paura di usare parole come conversione, rinnegamento del proprio io, castità, croce… Sono parole di Gesù, non parole mie. Parole esigenti per tutti, anche per me. Nessuno di noi, che voglia essere discepolo di Gesù, si può chiamare fuori. Permettimi di condividere con te una parola di Papa Francesco che mi si è tatuata sul cuore: «Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù, che Dio desidera dire al mondo con la tua vita»”.

 

Per chiarezza sono tre i paragrafi (2357, 2358 e 2359) dedicati alla omosessualità dal Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992. Riportiamo di seguito i primi due.

L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che ”gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.