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In foto: la Collegiata di Santarcangelo
di Redazione   
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mer 12 lug 2017 15:04 ~ ultimo agg. 15:05
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Ha fatto discutere la presenza della Parrocchia di Santarcangelo tra i collaboratori dell’edizione 2017 Festival di Santarcangelo. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Matteo Montevecchi chiede al parroco don Andrea Turchini di dissociarsi dal Festival. Si chiede Montevecchi: “Com’è possibile che si sia resa disponibile ad una collaborazione con un Festival in cui viene tenuto uno spettacolo sugli ecosessuali (quelli che fanno “sesso” con la natura), descritto come un’esperienza erotica verde in cui è possibile amoreggiare con la terra? Come è giustificabile la collaborazione della Parrocchia in un Festival in cui un laboratorio permanente è tenuto da un centro sociale di estrema sinistra, Macao, celebre per le sue occupazioni abusive e per aver organizzato (a Milano ndr) un flash mob in occasione dell’8 marzo in cui una decina di “galline” pseudo femministe si sono presentate in piazza senza mutande per alzare la propria gonna e mostrare la vagina in pubblico? Cerco sempre di credere nella buona fede delle persone, l’ho sempre fatto e non smetterò di certo ora. Ma credo anche che sia veramente impossibile non accorgersi di quello che sta succedendo in questi giorni al Festival. Soprattutto, nel caso non si fosse davvero al corrente di tutto questo, è possibile pensare di rendersi disponibili in una collaborazione alla cieca con un Festival di cui non si conosce il programma? Lo chiedo categoricamente: don Andrea Turchini deve dare urgenti spiegazioni e dissociarsi subito da questo Festival. La Parrocchia non può essere coinvolta in questo scandalo dove vengono finanziate porcherie con soldi pubblici, dove viene sponsorizzata una propaganda ideologica lontana anni luce dalla dottrina della Chiesa Cattolica”.

Anche il Popolo della Famiglia di Rimini invita con una nota don Turchini a dissociarsi dal Festival: “Una istituzione ecclesiastica – la Parrocchia di San Michele Arcangelo – figura tra i collaboratori di questa più che discutibile kermesse.  La cosa è a dir poco sorprendente se si considera che la manifestazione santarcangiolese è espressione di valori e tendenze che con la cultura e il sentire dei cattolici hanno davvero poco a che vedere. Anzi, possiamo dire che il Festival di quest’anno esprime e veicola in modo del tutto evidente anche ai più distratti, valori e stili di vita anticristiani, contrari all’insegnamento della Chiesa, del tutto alieni rispetto alla vita e agli interessi delle comunità parrocchiali. Ci chiediamo quale possa essere la natura di tale collaborazione e la ragione di questa scelta. Desiderio di compiacere la pubblica amministrazione e la sua classe dirigente? Paura di apparire chiusi e poco dialoganti? Ammesso che un qualche dialogo sia possibile coi rappresentanti dell’”eco sessualità” – quelli che fanno sesso con gli alberi – solo per fare un esempio delle idiozie “culturali” presenti al Festival, è bene ricordare che dialogare è molto diverso da sponsorizzare. Benché sia più che legittimo che una parrocchia ambisca ad essere pienamente inserita nel tessuto cittadino di cui è parte, questo non può significare concedere la propria adesione a manifestazioni che contraddicono in modo evidente e perfino provocatorio la fede cristiana”.

Alle sollecitazioni risponde per la Parrocchia lo stesso don Andrea Turchini: “La Parrocchia di Santarcangelo collabora con il Festival perché, su richiesta della direzione dello stesso, ha messo a disposizione alcuni locali del Centro Parrocchiale per la foresteria dove dormono alcuni tecnici e perché ha concesso l’utilizzo del teatrino della Parrocchia per uno spettacolo teatrale molto bello, proposto all’interno della rassegna del Festival, spettacolo su cui avevamo chiesto alcune garanzie circa il contenuto. E’ ovvio per tutti che la Parrocchia non viene né interpellata, né coinvolta nella definizione della linea culturale del Festival”.

Non avevamo nessun desiderio di apparire tra i collaboratori – prosegue don Turchini – ma quando ci è stato proposto non ho trovato nulla in contrario in relazione a quanto offerto. Qualcuno lo considera inopportuno? Ci penseremo in vista di una prossima edizione e dopo un opportuno confronto, che potrà essere realizzato a Festival concluso, anche ad agosto, e anche in sede di Consiglio Pastorale. Riguardo al Festival 2017 devo dire che, a causa dei miei impegni, purtroppo non sono riuscito a seguirlo come avrei dovuto.

Ho sentito molta gente della parrocchia che è rimasta entusiasta per alcune proposte. Devo dire che alcune cose di cui ho letto mi hanno lasciato piuttosto perplesso; mi propongo di chiedere e di comprendere meglio. Noto che ci sono altre persone che hanno formulato un giudizio di dissenso molto netto, un giudizio espresso sia sul piano culturale che su quello politico. Personalmente ritengo che sia opportuno disgiungere i piani perché la confusione che si rischia di creare è notevole e non aiuta a fare chiarezza, né a confrontarsi in modo civile.

Per formazione personale penso che per le discussioni e i confronti ci siano degli ambiti adeguati e che intervenire in modo polemico sui social network, anche se raccoglie consensi immediati, e di pancia, non aiuti a progredire di un passo nella ricerca del dialogo e, in definitiva, del bene. Inoltre ritengo che il ruolo del parroco non sia quello di fare il pubblico censore. Non lo hanno fatto coloro che mi hanno preceduto e non intendo farlo neppure io, soprattutto non sui social network.

A chi vuole seriamente confrontarsi con me in modo onesto e senza altri fini, non sarà difficile reperire il mio recapito telefonico e trovare un’occasione per parlare e confrontarsi. Chi mi vuole proporre una correzione fraterna, se vuole essere fedele allo stile del Vangelo, non lo fa pubblicando un post su una testata giornalistica, ma mi cerca (cosa facile) e mi scrive personalmente o mi chiama al telefono.

A chi, invece, vuole strumentalizzare me o la parrocchia per le proprie battaglie personali che poco hanno di cattolico – almeno nello stile – o per mettersi in evidenza, chiedo sinceramente di lasciar perdere. Noto con tristezza che nella nostra città si va poco per il sottile nell’esprimere giudizi sulle persone e sulle loro idee che alcuni presumono di conoscere. Da questo clima di violenza verbale mi sono dissociato pubblicamente da gennaio scorso e non intendo venir meno a questa scelta. Sul Festival – conclude don Turchini – ci sarà modo di parlare diffusamente alla sua conclusione, per tentare una verifica globale, possibilmente liberi da tutti i pregiudizi ideologici che non servono a nessuno”.

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