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Libertà è libertà in tutte le lingue del mondo

ApprofondimentiintegrazioneRimini

19 aprile 2017, 15:24

Parlare e scrivere una lingua significa possedere uno strumento di espressione e di rappresentazione del mondo. Il processo della migrazione può causare la scomparsa della lingua di origine, che viene messa da parte per imparare e “tuffarsi” nella nuova lingua del paese d’accoglienza. Tra le due lingue si sviluppano dei rapporti che possono essere conflittuali e/o di integrazione. In ogni caso, la lingua madre è un sistema di conoscenze da valorizzare attraverso il quale sono state costruite abilità cognitive complesse; per questo motivo ha un importante ruolo nell’acquisizione della seconda lingua.

Il 21 febbraio è stata la giornata mondiale dedicata alla Lingua Madre e, nelle classi della Scuola di Italiano per adulti di Associazione Arcobaleno, è stata celebrata proponendo ad alcuni studenti di portare testi scritti nella loro lingua materna.

Kevin, 27 anni, viene dal Camerun; aveva già presentato la sua esposizione, ma chiede di lasciargli – “Per favore, se non è un disturbo per gli altri, ancora 10 minuti per parlare alla classe a fine lezione” – . Alle 13 meno 10, quindi – “Kevin, prego, vieni pure”.

Vuole condividere, Kevin; quel ragazzo timido e taciturno, che fino ad ora non aveva quasi mai parlato, racconta ai suoi compagni, con voce rotta dalla commozione, che ricorre un mese dalla morte del suo migliore amico, 31 enne dottorando in Economia in Camerun: è stato ucciso dai militari durante le manifestazioni per la rivendicazione dei diritti della minoranza inglese.

Legge, commosso, una poesia per l’amico.

Lezione successiva, Anatolie, ex militare moldavo, porta a tutta la classe caramelle e cioccolatini per la ricorrenza della nascita dell’esercito sovietico; ci spiega che si tratta di una giornata di festa nazionale per il suo Paese e per tutti quelli dell’ex Unione Sovietica, e ci mostra il video delle celebrazioni. Tiene a precisare che “Non sono i militari a fare le guerre, ma i governi”.

Potrebbe avere da ridire, Kevin; potrebbe ribattere che è proprio per colpa di militari che lui ora si ritrova senza il suo migliore amico. Potrebbe urlare che ogni guerra è fatta anche da chi agli ordini obbedisce.

Non lo fa, Kevin; non fa nulla di tutto questo. In compenso, si alza in piedi e, insieme agli altri: “Buona festa a te, e a tutto il tuo Paese allora”.

Perché raccontare tutto questo? Perché questo aneddoto racchiude tutto ciò che le testimonianze raccolte in occasione della giornata mondiale della lingua madre hanno espresso.

Convergono all’incirca 10 nazionalità diverse nel corso di livello B1, e dalle opere portate dagli studenti nella loro lingua madre – anche dalle più diverse tra loro per genere, tipologia, provenienza – sono emersi messaggi universali: che la libertà è libertà in tutte le lingue del mondo, dal russo (Pushkin e la liberazione dell’ “Uccellino”, “Non mi piace” di Vladimir Vysotsky ) all’ucraino (di Taras Shevchenko), al maliano (di Djeneba Seck); e che il rammarico per la condizione di miseria in cui si vede degradare il proprio paese è lo stesso sia che lo si esprima in arabo, come fa Abdessamad, 24 anni, quando esclama “Mi dispiace, Algeria”, sia che lo si esprima in inglese, come fa Kevin quando afferma che la purezza originaria del suo Camerun – “My country is for peace, my country is for love, my country is for joy” – è stata violata da politici corrotti.
Un messaggio di speranza arriva però, come a tentare di sanare queste profonde ferite, dalla canzone tedesca presentata da Laura, 20 anni, che incita alla positività e a non arrendersi mai, al suono di “Alles kann besser werden”, “tutto può divenire migliore”.

Parallelamente a questo messaggio di speranza per le popolazioni, arriva anche un monito per i politici corrotti: Makan, 19 anni, ci dice che un canto tradizionale maliano ammonisce coloro che sono troppo attaccati ai beni materiali affermando “Habiba habiba”, “Finirà”, a ricordare che ogni tipo di ricchezza terrena è destinata a svanire e tutti gli uomini sono uguali di fronte a dio.
Di uguaglianza ci parla anche Mohammed, 20 anni, e in quale maniera migliore avrebbe potuto farlo se non facendo parlare Salif Keita, famoso artista del Mali bianco, in quanto albino, in un paese nero, che esorta ad amare la differenza in quanto “se ami me, ami la differenza, perché sono bianco ma sono anche nero?”
Emerge un valore trasversale tra i diversi testi portati in classe: l’amore. L’amore come valore in grado di abbattere ogni tipo di barriera per il semplice fatto che di barriere nemmeno conosce l’esistenza. Gli studenti l’hanno cantato in tutte le lingue e tramite vari generi compositivi, evocandone scenari esotici quasi favolosi; una delle espressioni più incisive è stata sicuramente l’immagine dell’amore portato dal mare e raccontato nella canzone Zina del gruppo algerino Babylone, presentata da Abdessamad: nel testo l’amore viene affidato al Caso, alla Natura, perché, se è scritto nel Destino, troverà senz’altro la strada per giungere fino a noi.

 

Diletta Bertani

Redazione RiminiSocial 2.0

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