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Il valore dell’inutile

Approfondimenti

5 settembre 2016, 16:42

in foto: People walk on the monumental installation entitled 'The Floating Piers' created by artist Christo Vladimirov Javacheff on Iseo Lake, in northern Italy, on June 18, 2016. Some 200,000 floating cubes create a 3-kilometers runway connecting the village of Sulzano to the small island of Monte Isola on the Iseo Lake for a 16-day outdoor installation opening today. / AFP / MARCO BERTORELLO / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY MENTION OF THE ARTIST UPON PUBLICATION - TO ILLUSTRATE THE EVENT AS SPECIFIED IN THE CAPTION (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Nella nostra società tutto è misurato in funzione dell’utilità che ha e in un’epoca di crisi questo atteggiamento è ancora più accentuato. Tutto deve essere economico, conveniente anche in settori in cui non ce lo si aspetterebbe. Non ci si può, ad esempio, permettere di imparare qualcosa che non serve o erogare prestazioni sanitarie inutili.

Ovviamente la gestione di un ospedale o di una scuola sono compiti necessari e difficili, ma in nome della crisi non può essere tutto permesso e soprattutto non bisogna espandere il metro di giudizio utilitaristico alle vicende umane.

Lo facciamo quando intimoriti da un mondo minaccioso cerchiamo di dotare i nostri ragazzi di competenze utili e di farlo il più presto possibile, allenandoli in buona fede verso una selezione che devono vincere.

 

In questa logica non è contemplato il fallimento, ma nemmeno la diversità: come è possibile pensare a dei percorsi personali e unici che devino dalla logica dell’utilità? Intraprendere un mestiere (o un’attività qualsiasi) perché ti piace? La nostra è una condizione che non dà il tempo, perché ogni giorno siamo incalzati dalle cose da fare, dalle continue emergenze.

E’ un gioco a perdere perché inseguendo presunte convenienze o emergenze, a seconda del punto di vista, si lasciano indietro le persone con le loro individualità. Persone che nel migliore dei casi saranno infelici e nel peggiore svilupperanno una psicopatologia.

Una chiave di lettura fra le tante ce la fornisce il solito Freud quando afferma che il bambino per umanizzarsi sacrifica parte della propria libido (desiderio), centrata esclusivamente su di sé, spostandola (sublimandola) sugli oggetti del mondo.

 

Il desiderio quindi è alla base della conoscenza, dell’apprendimento, un desiderio verso ciò che ci circonda, che alla fine è la cultura. Un desiderio che quindi crea legami col mondo e le persone. Non è sufficiente la sola utilità che anzi spesso ci può far credere che sia meglio agire da soli.

Attenzione però a non confondere il desiderio con la voglia che è un desiderio indotto dalla società, un non desiderio. Il desiderio di per sé è spinta vitale che si nutre di una mancanza, che non si lascia afferrare e che nella incompiutezza resta viva, mentre la voglia è il soddisfacimento di un bisogno spesso prestabilito in cui manca la domanda (il senso) particolare di ognuno e che per questo non porta nessuna felicità.

Le attività che più stimolano questa curiosità per le cose del mondo sono proprio quelle che non servono a nulla, che creano senza scorciatoie, senza guadagnarci, al di là di quanto indicato dalla società.

Tutta l’arte è perfettamente inutile, ce lo ha di recente ricordato Christo con i suoi “Moli galleggianti” sul Lago d’Iseo che, senza tante spiegazioni e nella assoluta gratuità, hanno toccato e incuriosito centinaia di migliaia di persone. Sono stati una grande testimonianza di libertà, esprimendosi attraverso elementi facili da capire come il sole, l’acqua e il vento.

Del resto l’uomo è l’unico essere che compie atti inutili e probabilmente questo depone proprio per l’importanza di tali azioni. Rappresentano una forma evoluta di conoscenza di tipo esperienziale che è anche alla base di quella capacità di entrare in contatto con lo stato d’animo altrui che chiamiamo empatia.

La creazione più o meno artistica che sia, dà l’occasione di confrontarsi con i propri limiti, entrare in contatto con i propri stati d’animo. Ci migliora perché richiede padronanza di sé, tolleranza al fallimento, costringe ad andare fino in fondo e contemporaneamente non si esaurisce con l’opera, ma è una continua ricerca.
Anche in ambito scientifico è risaputo come lavori considerati inutili, non finalizzati a scopo pratico e mossi dalla soddisfazione di una curiosità puramente teorica, siano alla base delle scoperte che hanno rivoluzionato l’umanità. Pensiamo alla penicillina, scoperta da Fleming che mosso da curiosità per un fenomeno che avrebbe portato altri a desistere, e in seguito a lunghi ed appassionati studi, giunse alla scoperta di un composto (la penicillina appunto) che aprì la strada allo sviluppo della moderna terapia antibiotica.
Alla luce di tutto ciò le materie/occupazioni cosiddette inutili sembrano proprio le più necessarie: conoscere, ricercare, curiosare, sperimentare, rende più creativi e aiuta a pensare meglio, ma anche e soprattutto rende più liberi, tolleranti e umani in un mondo che in tempi di crisi tende ancor più all’utilitarismo e all’egoismo.

 

Dott. Wiliam Zavoli

Servizio di psicologia Liberamente Cooperativa Il Millepiedi

Redazione RiminiSocial 2.0

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