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A tu per tu con le famiglie con problemi di povertà e salute

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
lun 25 lug 2016 07:46 ~ ultimo agg. 2 ago 17:05
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L’Osservatorio delle povertà della Caritas diocesana di Rimini non va in vacanza. Subito dopo aver presentato il Rapporto annuale, che in questa dodicesima edizione ha analizzato il tema “salute e povertà”, ha ritenuto opportuno andare ancora più in profondità rispetto a questo delicato e complesso argomento.

Così da metà aprile i ragazzi in Servizio Civile ( Luca Filippi, Letizia Gironi e Enrico Moretti), coordinati dalla responsabile Isabella Mancino, hanno avviato una ricerca sul campo, andando ad intervistare direttamente le famiglie che vivono in situazione di povertà ed hanno problemi di salute.

Ad oggi, hanno già raggiunto il traguardo delle 100 interviste; un’occasione per chiedere direttamente a loro come sono andati questi primi due mesi e mezzo di indagini sul campo.

 

Cosa avete provato entrando nelle case delle famiglie?

“Entrare in una casa dove l’altro non ti conosce – confessa Luca – è un po’ come invadere la sua intimità. All’inizio ti senti a disagio, ti chiedi se l’altro davvero si fidi di te. Ma passato il primissimo impatto, l’atmosfera cambia e quel luogo diventa tranquillo e familiare. Mi ha colpito la disponibilità ed apertura di queste famiglie, l’ospitalità e la gentilezza di queste persone, che spesso vivono in situazioni davvero drammatiche. Mi riempiono il cuore”.

“Più volte mi sono chiesta: se fossi al posto loro aprirei la porta?. Poi mi sono resa conto di quanto davvero la relazione e l’incontro con l’altro, per queste famiglie, sia fondamentale – aggiunge Letizia -. Per loro aprire la porta significa avere comunque la possibilità di parlare con qualcuno, di sfogarsi, di sapere che c’è qualcuno al quale interessa chi sei!”.

Enrico aggiunge: “Sono famiglie che spesso vivono in situazione di isolamento, non tanto e non solo per colpa dei loro problemi di salute, quanto piuttosto per il disagio economico che non permette loro di avere una quotidianità fatta di piccole azioni, come può essere l’andare a fare la spesa”.

 

In queste prime 100 interviste cosa avete riscontrato?

“Il fattore davvero problematico è spesso la casa – ci spiega Letizia -. Molte famiglie ci hanno segnalato la necessità e il desiderio di poter accedere ad una casa popolare per poter pagare degli affitti più bassi, ma le liste in graduatoria sono lunghe nonostante le loro situazioni siano davvero drammatiche. Ma anche chi vive già in questi alloggi pubblici ha riscontrato difficoltà, o perché anziani sradicati dal proprio quartiere e trasferiti in posti per loro sconosciuti, o perché gli appartamenti, di vecchia costruzione, avrebbero bisogno di essere ristrutturati.

Ci sono poi dei casi come quello di una mamma sola con un figlio con problemi psichici, che paga un affitto di 700 euro, ma non può spostarsi da quell’alloggio perché suo figlio vive di abitudini e andrebbe in profonda crisi. Ma lei non riesce comunque a pagare l’affitto”.

“Una situazione ricorrente è che spesso le persone si isolano e si abbandonano a se stesse, di fronte alla malattia si sentono sconfitte e faticano a chiedere aiuto – sottolinea Luca -. Le situazioni cambiano quando nelle famiglie ci sono dei bambini: in quei casi l’isolamento viene sconfitto dal desiderio di donare felicità ai figli”.

“In diversi casi mi sono reso conto che l’unica compagnia per queste persone è la televisione – commenta Enrico -. Trascorrono così le proprie giornate, specie nei casi in cui ci siano situazioni di malattie invalidanti che costringono la persona a letto. Abbiamo incontrato, poi, anche delle realtà di disagio familiare forte, nella misura in cui le persone hanno problemi di salute ed hanno perso il lavoro: non sempre è facile che in famiglia si riesca a superare le difficoltà senza entrare in conflitto”.

 

Dopo questa prima fase di interviste avete un messaggio positivo da darci?

“Gli aspetti più positivi sono stati il conoscere dal vivo l’operatività delle Caritas parrocchiali e lo scoprire che molti volontari, al di là dello sportello in parrocchia, vanno a far visita alle famiglie – risponde Enrico -. Una bellissima realtà che troppo spesso resta sconosciuta”.

“Spesso ho avvertito una sensazione di impotenza di fronte ai racconti delle persone – ammette Luca – ma poi il pensare che raccogliere queste storie e questi dati potrà permettere loro di ricevere delle risposte efficaci, mi ha dato coraggio. Inoltre, in alcuni casi sono nate delle amicizie, ad esempio quando ho intervistato un signore che soffre di depressione: ora ci sentiamo per telefono, almeno per un po’ di compagnia. In altri casi ho indirizzato le persone verso uffici o servizi per aiutarle ad affrontare almeno qualcuno dei problemi che mi avevano raccontato”.

“In due, tre casi mi è capitato che all’interno dello stesso palazzo ci fossero più situazioni di persone con problemi di salute e che queste si aiutassero tra di loro e si facessero compagnia – conclude Letizia -. Poi mi ha colpito il caso di un figlio che passa molto tempo dalla madre invalida per non lasciarla sola. Questi esempi di solidarietà mi hanno trasmesso speranza e entusiasmo”.

 

Come continuerà la ricerca?

“Vorremmo raggiungere quante più famiglie possibile per avere una reale fotografia della situazione – sottolinea Luca -. Nel frattempo stiamo trascrivendo i dati all’interno di un database informatico che abbiamo realizzato appositamente. Al termine delle interviste, l’Osservatorio li analizzerà e i risultati della ricerca saranno pubblicati all’interno del prossimo Rapporto sulle povertà”.

Il lavoro proseguirà anche una volta che i tre ricarcatori avranno concluso il loro Servizio Civile in Caritas”.

“Noi finiremo il nostro Servizio all’inizio di settembre, ma probabilmente continueremo a fare un po’ di volontariato perché vorremo concludere la ricerca” sottolinea Letizia. “Il desiderio è che i risultati della ricerca vengano presi in considerazione dalle Amministrazioni e pianifichino delle azioni in grado da dare sollievo a queste famiglie” auspica Enrico.

 

I volontari delle Caritas parrocchiali, intermediari fondamentali

Il lavoro di ricerca dell’èquipe della Caritas diocesana riminese è cominciato attraverso telefonate ai volontari delle varie Caritas parrocchiali del territorio, i quali hanno fatto da tramite per riuscire a prendere gli appuntamenti con le famiglie da intervistare.

“I volontari sono stati gentili e disponibili, ci ha sorpreso la loro accoglienza e disponibilità nell’accompagnarci presso le abitazioni delle persone. Abbiamo riscontrato in loro un atteggiamento di cura, di protezione, di attenzione e sensibilità nei confronti di coloro che sono in difficoltà. Si vede che svolgono il loro servizio con amore verso il prossimo” riferiscono Letizia eLuca. E ancora: “ Quando ci sono i volontari che ci accompagnano nelle case, è tutto più semplice, perché vediamo che le famiglie si fidano di loro e quindi anche di noi”.

Enrico aggiunge: “ I volontari sono organizzati e disponibili, senza di loro sarebbe stato impossibile fare le interviste. Sono instancabili e generosi nei confronti di tutti”.

 

InformaCaritas

 
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