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Operazione Idra. La merce della camorra finiva nei supermercati. Estorsione a due riminesi

CronacaProvincia

1 marzo 2016, 07:44

Truffa, riciclaggio, estorsione e bancarotta fraudolenta. Intreccio tra Romagna e camorra: L’operazione ”Idra” del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Rimini, ha portato a sei arresti – tra ordinanze di custodia cautelare in carcere e domiciliari – tre obblighi di firma e undici denunce a piede libero emessi dal Gip di Rimini.

zio pio Il capo era ‘zio Pio’. Niente meno che Pio Rosario de Sisto 58 anni di Napoli, ma in questa storia non è questo l’unico nome importante che conferma l’asse in Romagna tra la camorra e i suoi esponenti più temuti. Ci sono anche i due fratelli Antonio e Pasquale Nuvoletta (ai domiciliari), 71enne e 74 anni di Marano di Napoli, imparentati con l’omonimo clan camorristico di cui Lorenzo Nuvoletta fu l’ambasciatore della mafia in Campania. Tra i pochi napoletani ad ottenere la fiducia della mafia siciliana. Poi ci sono Nicola Borghetti 32enne di Rimini, pregiudicato, (in carcere) Enrico Francesco Pasquini 65enne di Rimini, pregiudicato, (domiciliari). I carabinieri di Rimini, in collaborazione con i militari della compagnia di Giuliano in Campania, hanno smascherato l’organizzazione criminale.

Il meccanismo era questo: utilizzando la società “Odierna Distribuzione srl” (le altre tre società erano a Fondi e Cesena), fittiziamente intestata a prestanome, acquistavano merce, dai macchinari industriali ai generi alimentari e pagavano con assegni post datati e tratti da conti correnti privi di copertura. La merce consegnata veniva poi spostata su altri magazzini e destinata a supermercati compiacenti nelle zone di Marano e San Giovanni a Teduccio a Napoli. Fu un pranzo a Bellaria Igea Marina, il 12 aprile 2013, a sancire il sodalizio tra De Sio ed fratelli Nuvoletta. A quel pranzo era presente anche Michele Senese, esponente di primo piano della malavita romana. De Sisto si dedicava quotidianamente all’esercizio abusivo del credito in favore di una moltitudine di soggetti, anche piccoli imprenditori, per poi dedicarsi al “recupero crediti”, che sfociava in estorsione. Nei casi accertati dai carabinieri, l’estorsione avvenne ai danni di due imprenditori riminesi: in un caso fu di 23.500 euro di cui 5.200 pagati dalla vittima. De Sisto si era fatto anche assumere, fittiziamente, da un compiacente albergatore romagnolo per sfuggire all’affidamento in prova che il Tribunale di Sorveglianza stava per adottare,  riuscendo a vendergli una lavatrice industriale a 8.000 euro.

Sequestrati 126.000 euro in contanti, frutto di una truffa in danno di un cittadino russo.

Sequestro preventivo finalizzato alla confisca, dei beni degli indagati: 72 c/c e altri depositi e cassette di sicurezza, 2 appartamenti, 3 autovetture e 5 autocarri nonché le quattro società a loro riconducibili,a rimini, fondi e cesena: il solo valore nominale delle quote societarie è di 220.000 circa. L’entità complessiva del patrimonio da sottoporre a misura cautelare si aggira intorno a euro 600.000.

Accuse: associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, all’esercizio abusivo del credito, alla bancarotta fraudolenta alla fittizia intestazione di beni a nome altrui, truffa e nel riciclaggio attraverso l’intestazione fittizia di quattro società da parte di prestanome per le quali si sta procedendo a sequestro e confisca.

Operazione Idra: il commento del sindaco di Rimini Andrea Gnassi

“Quella contro le infiltrazioni malavitose è una sfida che il nostro territorio ha raccolto e che vuole rilanciare. Una battaglia lunga e difficile, che trova slancio grazie all’ennesima attività di successo portata a termine dalle forze dell’ordine, che anche oggi hanno raccolto un altro importante risultato con l’Operazione Idra, riuscendo a smantellare un sistema di riciclaggio di denaro frutto di attività illecite tra personaggi residenti in Romagna ed esponenti di clan camorristici campani. Un’operazione che ha visto impegnati i militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Rimini ai quali va il mio ringraziamento e i miei complimenti a nome dell’intera comunità, per l’attenta e proficua attività investigativa conclusa oggi.
Che la criminalità organizzata non sia un problema ‘solo’ del Sud Italia, ormai è noto; è un messaggio che è arrivato chiaro e forte. Del resto non abbiamo mai voluto voluto sminuire il tema di un radicamento delle attività criminali sul nostro territorio: al contrario, le Istituzioni in questi anni hanno voluto fortemente cambiare approccio al problema, mettendo al bando le ipocrisie e lavorando invece per portare avanti un percorso di crescita culturale, che procedesse di pari passo con la fondamentale attività di contrasto delle forze dell’ordine e delle autorità competenti. E’ doveroso per le istituzioni proseguire sulla strada intrapresa, potenziando le iniziative di sensibilizzazione e le azioni di carattere amministrativo (vedi i tanti protocolli d’intesa sottoscritti nei mesi da quello sugli appalti alla lotta al lavoro nero) in stretta sinergia con il tessuto economico e sociale. Serve, in sintesi, una risposta forte da parte della società nella sua interezza contro un fenomeno, quello della mafia nelle sue varie declinazioni, che non teme ‘crisi’, ma che teme invece la compatezza e la solidità di un territorio che vuole restare sano. In questo contesto è indiscutibile il valore di attività investigative complesse come quella portata a termine oggi dal Comando provinciale dei Carabinieri, azioni indispensabili per dare un segnale forte ad una malavita organizzata che prova a ramificarsi anche nella nostra terra”.

 

Lucia Renati

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