giovedì 24 gennaio 2019
In foto: De Luigi e i ragazzi del Centro21( da FB)
di Maurizio Ceccarini   
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gio 3 mar 2016 14:13 ~ ultimo agg. 4 mar 13:46
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La vicenda è stata portata alla ribalta dal Centro 21 di Riccione ed è finita oggi anche sulle pagine del Corriere Romagna. All’anteprima del film “Tiramisù” con Fabio De Luigi una dipendente pubblica che si occupa di cultura ha avvicinato un’educatrice del centro, che si occupa di ragazzi con sindrome di down, chiedendo – riferisce su Facebook lo stesso Centro 21 – se erano dei “mongoli”. Una bella serata, nella quale lo stesso De Luigi è stato molto cordiale con i ragazzi, rovinata da un episodio che ha portato molti a esprimere sui social network solidarietà su Facebook.

E oggi la stessa Amministrazione Comunale interviene con una nota molto esplicita: “Il regolamento del codice di comportamento dei dipendenti pubblici dice chiaro e tondo che un dipendente pubblico si deve astenere da azioni o atteggiamenti arbitrari che comportino discriminazioni ed atteggiamenti offensivi basati su sesso, nazionalità, origine etnica, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni personali o politiche, disabilità, condizioni sociali o di salute, età e orientamento sessuale.
Una regola semplice e di assoluta civiltà. Oltre che di decoro ed educazione personale.
Se la notizia che una dipendente comunale si è davvero rivolta, in quei termini, all’educatrice che accompagnava i ragazzi del Centro 21 alla proiezione del film di Fabio De Luigi, non solo è venuta meno ai suoi doveri d’ufficio, mancanza che potrebbe dare luogo ad una sanzione disciplinare, ma ha infranto ogni barlume di rispetto dell’altrui dignità. Non ci sono scuse. E’ un orribile gesto di maleducazione da biasimare. Il rispetto dei diritti delle persone con disabilità è un rispetto che passa anche dalle parole che si utilizzano nella quotidianità.
Non è accettabile che l’ignoranza di un singolo vanifichi gli sforzi che la nostra città e questa amministrazione fanno per realizzare una società inclusiva nel pieno rispetto dei diritti di tutti e in particolare delle persone fragili e disabili”.

Sulla vicenda interviene anche il PD di Riccione: “Oggi sappiamo che ci sono taluni personaggetti (per dirla alla De Luca) che, senza bisogno di cercare altrove, si trovano proprio a Riccione e che si occupano anche di cultura, naturalmente sempre quella con la C maiuscola.
Di certo da cotante “persone” ci si sarebbe attesi una maggiore padronanza, sia nell’uso e nella scelta delle parole che nella percezione della situazione, ed invece nulla di tutto ciò e così i ragazzi sono stati apostrofati in maniera del tutto ignorante ed offensiva.
A questo punto, viste anche le dirette testimonianze sull’accaduto chiediamo al Sindaco, nella speranza che tutto non finisca nella più classica delle bolle di sapone, di esercitare il proprio ruolo di governo, verifica e controllo sul comportamento dei propri dipendenti, ancor più in un caso talmente odioso quale quello occorso ai ragazzi del Centro21.
L’ignoranza, l’approssimazione e la totale maleducazione espresse in questa occasione non permettono titubanze e ritardi, nelle verifiche e nei provvedimenti.
Se qualcuno nella sua florida immaginazione ha potuto pensare di potere muoversi a piacere, senza che il proprio comportamento potesse essere soggetto a ripercussioni, vuoi perché si sia potuto credere di passare inosservati o magari anche per la propria vicinanza a taluni poteri forti, sappia che i ragazzi del Centro21 non sono soli e non sono solo in compagnia delle persone che li assistono amorevolmente, ma che c’è un’intera città pronta a scendere in campo per difendere doverosamente e rispettosamente i loro diritti e la loro vita”.

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