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Dal 118 Romagna Soccorso all'Afghanistan. La storia di Rocco Mergola

In foto: Rocco con un bambino
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 20 dic 2015 07:43 ~ ultimo agg. 19:50
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Fa l’infermiere per il 118 Romagna Soccorso, il volontario per la Croce Rossa Italiana nel soccorso in acqua Opsa, corpo per il quale è anche Ufficiale col grado di sottotenente nel Corpo Militare, e ha deciso di spendere la sua esperienza professionale in favore della popolazione afghana, ancora in una situazione difficile a causa dei conflitti tribali in quelle aree.
Nei quasi due mesi trascorsi ad Herat, dal 20 maggio al 12 luglio scorso, Rocco Mergola ha anche ricevuto un encomio formale dai vertici del servizio medico militare dal dirigente del servizio sanitario del campo, Tenente Colonnello Alessio Fantera per il servizio svolto con dedizione e impegno. Il 37enne Mergola, romagnolo d’adozione ma di origini Salentine, una figlia, racconta di avere lasciato in Medio Oriente un pezzetto di cuore. Ricorda infatti con molta commozione le volte in cui, anche mettendo a repentaglio la propria vita, è uscito dal campo militare in cui prestava la sua opera per andare nei piccoli villaggi circostanti per somministrare i vaccini a donne e bambini.

Racconta Rocco: “La missione internazionale Resolut Support, alla quale ho partecipato, è mirata a dare supporto alle forze armate afghane e al contingente internazionale che le affianca.
Io stavo e lavoravo presso un pronto soccorso Role 1 situato ad Herat, dove c’erano prevalentemente soldati statunitensi, spagnoli, sloveni ed ungheresi, mentre i colleghi erano soprattutto statunitensi e spagnoli. Ho prestato sevizio sanitario durante la visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi, rispondendo ad alcune domande personalmente e ricevendo, per suo tramite, il ringraziamento dell’intera nazione per il lavoro che stavamo svolgendo in un territorio così ostile”.

Il lavoro di Rocco e dei militari si svolgeva prevalentemente nel campo base, ma non solo: “Le forze alleate istruivano le forze armate locali per le azioni militari, e spesso è capitato che dovessimo dare sostegno diretto durante le missioni, per questo uscivamo a bordo dei mezzi blindati. Certo la paura era molta, poiché poteva capitare un ordigno rudimentale sul nostro cammino e saremmo rimbalzati sulla stampa internazionale come gli ennesimi eroi a perdere la vita; spesso sentivamo anche i proiettili che cozzavano contro il mezzo blindato: era un modo per farsi sentire da parte dei guerriglieri del posto”.

In aggiunta non esitava a dare anche supporto alle popolazioni locali: “Era un’attività che non veniva svolta quasi più, l’abbiamo ripresa, io e pochissimi altri”. Mai pentitosi di essere andato in Afghanistan, nonostante il pericolo, Rocco parla di “un’esperienza unica, carica di emozioni, molto formativa dal punto di vista sia umano che professionale. Tra l’altro io per carattere amo rimettermi sempre in nuove sfide”.

I momenti più toccanti? “Quando uscivamo dal campo e avevamo a che fare coi bambini, non hanno davvero niente, scalzi sporchi ma con gli occhi che sorridono, vedi scene che ti toccano. La prima volta non mi ero portato dietro niente, nelle uscite successive prendevo dalla mensa pane e acqua per darla a loro; era tutto così difficile, la temperatura insopportabile, 50 gradi, il pericolo sempre in agguato ma lo rifarei per altre mille volte solo per il vedere il sorriso di quei bambini”.

Un’esperienza che Rocco Mergola intende rinnovare, tanto che sta già istruendo le pratiche per un altro periodo di volontariato, probabilmente in Libia o in Iraq. “Intanto ringrazio i miei Coordinatori del 118 e la Direzione Sanitaria dell’Azienda USL della Romagna per avermi dato la possibilità di vivere questa esperienza e di avermi fatto realizzare un sogno. Un pensiero anche al mio compagno di avventura il dottor Dario Zazzaro e al mio personal trainer caporal maggiore capo scelto Alessandro Polo. Mentre un ringraziamento speciale va ai militari del secondo Reggimento Genio Guastatori di Trento che mi hanno accolto come un fratello e mi hanno messo sotto la propria ala protettiva spiegandomi sempre tutto, dandomi coraggio durante le uscite sul territorio afgano facendomi sentire uno di loro, grazie di cuore eroi”.

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