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Ambiente Regione

Riciclo totale: un'alternativa possibile agli inceneritori

In foto: l'inceneritore
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 15 set 2015 12:42
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Con un lettera aperta all’assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo, Margherita Bologna, ambientalista che da anni promuove tecnologie per il riciclo totale, torna a porre l’attenzione sulle alternative alla costruzione di nuovi inceneritori.

Mi permetto di ricordarle che ci sono due diverse modalità di opporsi alla costruzione di 12 nuovi inceneritori.

Un percorso, suggerito dai comitati Rifiuti Zero della nostra Regione, che per superare inceneritori e discariche prevede la crescita della raccolta differenziata, la riduzione dei rifiuti prodotti e l’aumento di quelli avviati al riciclo.

L’altro, del quale si è detta affascinata nel colloquio avvenuto con la sottoscritta il giorno 3 settembre scorso, consiste nella proposta di realizzare nuovi impianti dedicati per trattare le diverse tipologie di rifiuti, compresi gli indifferenziati e, volendo, anche i rifiuti pericolosi, ed è contenuta nel progetto denominato “Riciclo Totale”.

La prima strategia porta al superamento di inceneritori e discariche in un tempo indefinito (chissà quando?) tant’ è che nell’attesa di approvare il Piano Regionale dei Rifiuti, la nostra Regione prova ad autorizzare l’ampliamento della discarica di Tre Monti nell’Imolese.

L’altra strategia, attenzionata dalla Commissione Europea nel luglio di quest’anno, è capace di risolvere in soli due anni di tempo l’annoso problema della gestione dei rifiuti per tutte le regioni d’Italia perché elimina tutte le discariche senza la necessità di costruire nuovi inceneritori.

Per di più, preme per la dismissione degli inceneritori esistenti nella nostra regione mentre di fatto la Regione procrastina nel tempo lo spegnimento dei due previsti dal Piano (Ravenna e Piacenza), accogliendo le richieste della controparte che li vorrebbero spenti al 2020.

Lei ha dichiarato alla stampa che l’obiettivo del nuovo Piano regionale dei rifiuti dell’ Emilia Romagna, che sarà approvato entro fine mese, è di portare entro cinque anni la differenziata al 70%, riducendo la produzione dei rifiuti di un quarto. E lo fa prevedendo nel Piano l’eliminazione di tutta l’impiantistica di trattamento meccanico-biologico (tmb) che attualmente tratta i rifiuti indifferenziati, perché tali impianti consumerebbero più energia rispetto alla materia recuperata, quando sa bene che è sufficiente aggiungere in coda una nuova tecnologia per rovesciare il rapporto energia consumata/ materia prodotta .

A questo riguardo vorrei farle osservare che se nella nostra Regione l’obiettivo del 70 % di raccolta differenziata in cinque anni non venisse raggiunto, quei rifiuti sarebbero un grosso regalo per gli inceneritori esistenti.

Poiché è sua intenzione proporre il modello Emilia Romagna a tutte le regioni d’Italia, che pure hanno livelli di raccolta differenziata molto diversi, Le faccio presente che proporre una trasformazione radicale a territori che non sono mai stati virtuosi per svariati motivi, non è una scelta realistica.

L’obiettivo dell’economia circolare può diventare una strategia nazionale purché sia perseguito attuando scelte che non dipendono dalla virtuosità dei territori o dei loro amministratori come vuole la strategia “Rifiuti Zero”, ma con una proposta che ha delle potenzialità intrinseche autonome perché basata su nuovi impianti che richiedono solo di essere realizzati. La differenza tra i due percorsi è tutta qui: Rifiuti Zero al 2020 o chissà quando, “Riciclo Totale” subito“.

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