sabato 25 maggio 2019
di Redazione   
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gio 23 apr 2015 10:22 ~ ultimo agg. 27 apr 15:37
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Il 25 marzo scorso, festa dell’Annunciazione, le suore Figlie della Carità, in servizio presso la Caritas diocesana, hanno rinnovato i loro voti di castità, obbedienza, povertà e servizio. Abbiamo chiesto a suor Stefania, responsabile della comunità di spiegarci il loro servizio e il loro carisma.

 

Suor Stefania , come è nata la tua vocazione?
“Narrare la propria vocazione è rendere lode a Dio e ringraziarlo per tutti i suoi doni. La mia vocazione, dono di Dio per i poveri, mi ha dato la possibilità di far sì che la mia vita si facesse presenza, voce e ascolto dei loro bisogni.
All’età di ventidue anni, per rispondere alla chiamata del Signore ho lasciato tutto ciò che avevo di più caro: la famiglia, il lavoro e le amiche con le quali andavo a visitare delle persone anziane della mia parrocchia.
Attraverso la preghiera personale, l’ascolto della Parola di Dio e con l’aiuto di un missionario vivevo in modo semplice ma con grande entusiasmo la vita di ogni giorno, fatta di piccole cose. Il Signore mi ha fatto capire che aveva bisogno anche di me (ho una sorella figlia della carità più grande) per continuare a essere presenza di amore e di speranza in mezzo ai poveri”.

 

Il 29 novembre 1633 San Vincenzo de’ Paoli e santa Luisa de Marillac, fondano la “piccola” Compagnia delle Figlie della Carità. Qual è il centro del vostro carisma?
“La Figlia della Carità è prima di tutto «Serva dei Poveri»: ama il Signore e se ne prende cura nelle Sue membra più deboli e sofferenti, continuando la missione che Gesù Cristo ha iniziato. I Voti per lei sono la conferma del proprio essere figlia di Dio e del donare la vita nel Servizio, così importante fin dai primordi della Compagnia da essere ratificato come quarto Voto oltre ai tre della tradizione cristiana: castità (esclusività dell’Amore), povertà (dipendenza nell’uso dei beni), obbedienza (ascolto di Dio nella voce dei Superiori e della propria coscienza).
Ogni anno il 25 marzo, Annunciazione a Maria della futura nascita di Gesù, le Figlie della Carità rinnovano i loro Santi Voti, in piena libertà di scelta – nessun vincolo giuridico le vincola – . Per la FdC la chiamata al servizio di Dio nei Poveri è «per sempre», e questa fedeltà viene rafforzata, intensificata, esaltata dal mettere in questione ogni anno la propria vita, le proprie scelte, la propria risposta al Signore.

«Serve dei poveri» è come se si dicesse «Serve di Gesù Cristo» perché egli considera fatto a Sè quello che è fatto a loro che sono sue membra… Lo spirito della Compagnia consiste nel darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri materialmente e spiritualmente, nelle loro case e altrove.

Oggi noi, Figlie della Carità, cerchiamo di vivere questo carisma con lo stesso amore, con la stessa passione e con senso di gratitudine e speranza”.

 

Il Papa nella sua lettera apostolica, in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, ci pone la domanda: Cristo è davvero ancora il primo e l’unico amore della nostra vita?
“Credo di sì. Sono pienamente convinta che, nonostante le fatiche per superare i miei limiti umani, l’amore che il Signore ha per me e per ognuna di noi ci riempie della sua gioia per il servizio dei Poveri”.
Qual è il vostro servizio presso la Caritas diocesana di Rimini?
“Oggi faccio parte di una piccola comunità, quattro suore (oltre a me c’è suor Angela, suor Elsa e la decana suor Assunta di 91 anni) impegnate come volontarie nei servizi di centro d’ascolto, smistamento vestiti, docce, giro nonni e mensa.
Sono arrivata a Rimini il 3 settembre 2003, ricordo l’impatto un pò timido da parte mia agli inizi del mio servizio in Caritas, ma una simpatica e calorosa accoglienza da parte di tutti ha dissipato ogni paura. Ho trovato subito il mio posto nel cuore di tutti, specialmente nel cuore dei «nonni» che da ben dodici anni servo con spirito d’amore umile e semplice”.

 

Papa Francesco invita tutti ad andare in periferia… Qual è la vostra periferia?
“Sono gli anziani. I poveri di oggi, perché soli, tristi, a dover dipendere da tutti e da tutto.
La presenza dei volontari ogni giorno è come un raggio di sole che illumina le loro giornate. Un pasto caldo, uno spazio all’ascolto che permette loro di raccontarsi, di sentirsi amati e far rifiorire nei loro cuori l’attesa di un altro giorno pieni di speranza. Mi viene da pensare alle parole che la volpe rivolge al Piccolo Principe: «…se so l’ora in cui vieni io ti aspetto…» ”.

 

Quali sono le gioie e fatiche del vostro impegno?
“La cosa bella per me è il servizio agli anziani, una presenza umana e spirituale e di accompagnamento nel momento della malattia per aiutarli all’incontro con il Signore. Mentre ciò che più mi rattrista è l’aver poco tempo per stare con loro.
Il «camminare con loro» mi ha insegnato molto: non aver fretta, accontentarmi di quello che ho, dignità della propria persona, ospitalità, fiducia nella provvidenza”.

 

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