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Argentina-Italia: in cerca dei desaparecidos

Nazionale

13 marzo 2013, 17:21

Argentina-Italia: in cerca dei desaparecidos

Siamo in Argentina, il dramma della dittatura (1976 – 1983), della repressione nel sangue dei dissidenti e del fenomeno dei desaparecidos… si stima che oltre 30mila persone furono torturate, uccise e nascoste dalle forze armate che nel marzo 1976 rovesciarono il governo costituzionale. Ma un trattamento diverso veniva riservato ai bambini non ancora nati: la madre incinta veniva tenuta in vita fino al parto, il bambino poi rientrava nella lista delle adozioni di regime, se fortunato, altrimenti ucciso anch’egli. I neonati, infatti, rappresentavano un affare per la dittatura, venduti a coppie sterili vicine al regime o adottati da membri delle forze armate.

Questi frammenti di storia recente spesso ci sfuggono, eppure un’intera generazione di 30 enni argentini vive una crisi identitaria molto forte. Il movimento Abuelas de Plaza de Mayo è il movimento civico che ha dato la spinta fondamentale per suscitare l’interesse dell’opinione pubblica mondiale. La costituzione del gruppo fu spontanea, iniziò nel 1977 quando madri e nonne cominciarono a riunirsi a Plaza de Mayo, Buenos Aires; all’inizio erano 12, sono diventate migliaia, il loro messaggio è ora transnazionale. Tanto da ricevere due nomine per il Nobel per la Pace (nel 2008 e nel 2010).
Si contano circa 500 giovani spariti da neonati, le Abuelas ne hanno trovati finora 107, l’ultimo a ottobre 2012.
Ora le donne di Plaza de Mayo cercano questi figli e nipoti, ormai trentenni, anche in Italia (primo paese straniero al quale si estende la ricerca), con il sostegno dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia – Sezione Diritti Umani e Rete per l’identità – Italia, oltre che di numerose realtà (Libera contro le mafie, 24marzo.it, Amnesty International, solo per citarne alcune).
L’obiettivo di Rete per l’identità – Italia è quello di collaborare con le “Abuelas” e con la Conadi (Comisión Nacional por el Derecho a la Identidad) nella ricerca dei giovani desaparecidos che vivono oggi, forse anche in Italia, con una falsa identità. Al telefono 335 5866777 e a dubbio@retexi.it rispondono i giovani volontari di Progetto Sur, con il supporto di due noti psicologi (anch’essi italo-argentini) Rosa Maria Cusmai e Giorgio Corrente. I funzionari di Ambasciata e consolati garantiscono l’aiuto per chiarire la propria situazione a tutti coloro vi si rivolgeranno: tutte le informazioni saranno trattate nella più assoluta confidenzialità. Inoltre, i Consolati argentini di Roma e di Milano hanno i materiali necessari a fare i prelievi di DNA (con l’aiuto d’infermieri volontari).

Inoltre sul sito della Farnesina è disponibile un modulo per la richiesta di accesso ai propri dati personali: La Farnesina intende in tal modo fare chiarezza e contribuire a ricostruire il periodo storico fra il 1976 ed il 1983, per ricostruire la verità, assicurare alla giustizia i colpevoli di crimini contro l’umanità, tener vivo il ricordo delle vittime e facilitare il processo di riconciliazione. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al relativo Accordo con l’Argentina, che consente la trasmissione da parte italiana alle autorità argentine di copia delle documentazioni presenti nei propri archivi diplomatici e consolari, relativi ai cittadini italiani, doppi cittadini e cittadini di origine italiana vittime del regime militare”.

Che il flusso migratorio di argentini e italo- argentini verso l’Italia abbia avuto il culmine a fine anni ‘60 è ormai noto. Tuttora la comunità argentina è numerosa, anche se non tra le prime per presenza nel nostro Paese. In provincia di Rimini al 1 gennaio 2012 se ne contavano 122.
Pablo Peruzzi è un 27enne italo-argentino, nato a Buenos Aires e venuto in Italia per la prima volta 10 anni fa: “Avevo 17 anni, ero piccolo – racconta – ma mi sono trovato subito bene, la prima città in cui abbiamo abitato è Taranto, poi mio padre ricevette una proposta di lavoro a Savignano e ci spostammo qui”.
Quali sono le tue origini italiane?
“Mio padre è nato ad Alberobello (BA), poi a 13 anni è emigrato con la famiglia in Argentina. Ha vissuto lì per 40 anni poi siamo venuti in Italia in cerca di fortuna”.
Come ci si sente ad avere due cittadinanze, sei sempre straniero in patria?
“No, in Argentina ci sentivamo argentini, anche se io e mio padre non abbiamo dimenticato le nostre origini. Mia madre invece è argentina. Per me prevale la parte italiana però, non mi sono mai sentito straniero in Italia, fin dall’inizio mi sono sentito italiano. Come tutti ho vissuto anche momenti difficili, ma il fatto di essere venuto qui con i miei genitori sicuramente mi ha aiutato a inserirmi e trovarmi bene”.
E vivi gli stessi problemi dei tuoi coetanei in Italia…
“Sì! Purtroppo al momento sono disoccupato come la maggior parte dei miei coetanei. Questo nonostante abbia già esperienza di lavoro come impiegato amministrativo e consulente assicurativo e parli correntemente lo spagnolo oltre all’italiano. Ho abbandonato gli studi universitari in Economia e management per mancanza di fondi, ma non mollo: il mio obiettivo è riprenderli e concluderli”.
L’Argentina in questo momento è in crescita, mentre l’Europa vive una profonda recessione: non hai mai pensato di tornare o di avere maggiori possibilità lì?
“No. L’Argentina non è un paese stabile a livello economico, da un momento all’altro può accadere qualcosa. Qui anche se c’è la recessione io vedo maggior probabilità di ripresa. Dovessi andar via dall’Italia, sceglierei comunque un paese europeo”.
Cosa conservi dell’Argentina, cosa ti manca?
“Conservo l’accento, le tradizioni e parte della mia famiglia che, sì, mi manca”.

Melania Rinaldini
IlPonte.com

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