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Morte Mary G. Pari (Cetacea): uccisa dalla troppa presunzione

Riccione

26 giugno 2012, 10:40

Morte Mary G. Pari (Cetacea): uccisa dalla troppa presunzione

E’ stata un’infezione dovuta ad una chela di crostaceo conficcata nei bronchi ad uccidere Mary G, il grampo salvato nel 2005 al porto di Ancona e curato dalla Fondazione Cetacea prima di approdare ad Oltremare.

“Noi eravamo certi che ci fosse qualcosa di poco chiaro e molto banale dietro la morte di Mary G – commenta il presidente della Fondazione Cetacea, Sauro Pari, alla trasmissione TEMPO REALE (Radio Icaro-IcaroTv) – e così è accaduto. Non ho parole. Per mesi abbiamo chiesto di poter intervenire direttamente. Lo scorso anno avevamo iniziato a parlare di un progetto per arrivare alla liberazione di Mary ma non si è voluto andare avanti su questo e la si è lasciata morire così. È una cosa che non solo ci amareggia ma ci intristisce profondamente: chi ha avuto a che fare con questo animale e l’ha accudita nei primi momenti dopo il recupero in mare non può che provare una profonda sofferenza. Io non sono tra quelli che attribuiscono agli animali sentimenti o comportamenti umani ma posso dire che Mary aveva comportamenti accattivanti, era giocosa e attirava tanto affetto.”
“Se si può trarre un insegnamento da questa vicenda
– prosegue Pari – è che gli animali in cattività devono essere tenuti sotto controllo e rispettati. E la presenza di parti terze, specie quando si parla di animali selvatici, non è uno spreco. Nel caso di Mary se, come Fondazione Cetacea, avessimo potuto mantenere il nostro ruolo e sollecitare la salvaguardia delle sue caratteristiche forse sarebbe cambiato qualcosa. Invece siamo stati tagliati fuori completamente. Da parte di Oltremare è stato un gesto di presunzione e la presunzione non paga.”
A sollevare dubbi è anche il licenziamento per motivi economici della veterinaria che aveva chiesto di effettuare una broncoscopia sul Grampo.
“Quella stessa veterinaria – racconta il presidente della Fondazione – è intervenuta con noi fin dal primo momento nel soccorso di Mary, già dal porto di Ancona. Se lei chiedeva una broncoscopia era perché evidentemente sospettava quello che poi è risultato il problema. È vero che si tratta di un esame che costa ma, mi chiedo, la si può negare in spregio al fatto che questo animale non ti appartiene? Credo sarebbe stato opportuno parlare della cosa e insieme trovare un sistema per fare la broncoscopia. Proprio il non averne discusso – conclude Pari – è l’esempio della presunzione che ha ucciso Mary G.”

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