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i cinema di Rimini

Rimini

10 maggio 2001, 15:32

in foto:

Problemi e prospettive delle sale riminesi. Parla Succi, presidente Agis
LE FAMIGLIE riminesi protestano. Per vedere un film della Disney sono costrette a pagare il biglietto altrove.Magari non lontano: a Riccione, a Cattolica, a Santarcangelo, a San Marino... insomma, dappertutto, ma non in una sala cinematografica del capoluogo. Infatti, né a Natale "La carica dei 102" né a Pasqua "Le follie dell’imperatore" sono stati proiettati. Perché? Bella domanda...

LE FAMIGLIE riminesi protestano. Per vedere un film della Disney sono costrette a pagare il biglietto altrove. Magari non lontano: a Riccione, a Cattolica, a Santarcangelo, a San Marino… insomma, dappertutto, ma non in una sala cinematografica del capoluogo. Infatti, né a Natale “La carica dei 102” né a Pasqua “Le follie dell’imperatore” sono stati proiettati. Perché? Bella domanda. I fratelli Giometti, i maggiori proprietari di cinematografi della città, non si sbottonano. Par di capire che ci siano stati problemi con la casa di distribuzione, la Buenavista International. Abbiamo allora contattato il direttore commerciale di quest’ultima. Che, in sintesi, ci ha spiegato come i fratelli Girometti, proprietari di sale non solo nel riminese, ma anche nelle Marche, abbiano posto per le proiezioni condizioni unilaterali difficilmente accettabili. Per questo motivo la trattativa si è arenata. Ma l’interesse della Buena Vista è che i film si vedano il più possibile. E così, stando alle intenzioni della casa distributrice, dopo tanto discutere si dovrebbe presto arrivare ad un accordo. E le famiglie riminesi che ancora non hanno visto le ultime pellicole della Disney potranno rifarsi. Presumibilmente a prezzo pieno, 13mila lire.

L’episodio racchiude bene i problemi che il cinema attraversa nel riminese dove, alle difficoltà nazionali del settore, si sommano quelle locali.

Attorno a Pasqua la situazione era la seguente: “Thirteen days”, il film con Kevin Costner, proiettato in due cinema, Astoria 2 e Modernissimo; “Il gladiatore” (ancora!) all’Astoria 1; tre film italiani “I cavalieri che fecero l’impresa”, “L’ultimo bacio” (da pi ù di un mese al Fulgor), e “Le fate ignoranti” rispettivamente al Supercinema, Fulgor e Corso; per il resto, altre produzioni americane.

Non è difficile scorgere cosa non funziona: Nanni Moretti è rimasto in città per solo due settimane (di cui una al Settebello Sala Verde e una al Mignon); non sono previsti film come: “La partita”, “Gangster n.1” o “L’ombra del Vampiro”.

A Massimo Succi, presidente dell’Agis di Rimini, chiediamo: perché la programmazione dei film salta alcuni titoli?

“Semplicemente, vengono programmati i film che portano un riscontro economico, seguendo le indicazioni del pubblico”.

E perché invece alcuni film vengono dati in due cinema togliendo così lo spazio ad altre pellicole?

“Per far lavorare il cinema che non lavorerebbe con altri titoli”.

Cosa intende per “seguire le indicazioni del pubblico”?

“Noi pianifichiamo la durata di un film, poi decidiamo eventuali variazioni a seconda della risposta degli spettatori. Ad esempio, Snatch era stato pensato per un mese, invece è stato tenuto per due settimane perché non ha fatto molti soldi. Al contrario, L’ultimo bacio doveva rimanere in visione dieci giorni, e invece è al Fulgor da più di un mese”.

Questo però porta ad avere una programmazione un po’ “strabica”: non si sa quanto un film starà su e quali saranno scartati.

“Guardi, I 100 passi è stato tenuto una settimana, compreso quindi un sabato e una domenica. Ha totalizzato cento biglietti. Anche volendo seguire una filosofia dell’assistenzialismo e dare film che non incassano molto, non si può proiettare un film che non venda biglietti..”.

Perché c’è così poca attenzione ai film d’essai?

“Siamo alla solita questione. Qui a Rimini tutti parlano di film d ’essai, ma poi, quando vengono programmati, a vederli non va nessuno. Le ho detto prima de I cento passi, e così è stato per gli altri tentativi. Per i film d’arte non c’è uno zoccolo duro, pochi li vengono a vedere e non sono sempre gli stessi per cui, essendo già pochi, alle visioni dei film c’è ancora meno gente”.

Quindi, non c’è speranza che il Sant’Agostino venga affiancato da un altro cinema?

“Invece c’è. A fine stagione il Fulgor chiuderà per lavori, per circa un anno o due, e farà spazio ad una nuova sala che proietterà solo film d’essai, nuovi ma anche vecchi, con una scheda di presentazione e tutto il resto”.

Questa è la situazione dei cinema. Come già notavano gli antichi romani carmina non dant panem, sembra che i film particolari non siano apprezzati né cercati.

Non è facile trovare le colpe: da un lato la programmazione non aiuta, film tenuti una settimana ( e spesso non si fa in tempo a vederli) contro film tenuti due mesi in due cinema (che ingolfano completamente tutti gli altri) e repentini cambi di scena. Dall’altra scarsissima attenzione per tutto ciò che non viene da oltreoceano o cerca di essere diverso, particolare, autonomo. Facciamoci coraggio: come diceva Rossella O’Hara in Via col vento, “Domani è un altro giorno”!

Stefano Rossini

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