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maltrattamenti in famiglia

Incolpa la figlia del tentativo di suicidio della sorellina, madre a processo

In foto: il corridoio del tribunale di Rimini
il corridoio del tribunale di Rimini
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Un clima di ansia e timore costante, che sarebbe durato oltre dieci anni. È questo lo scenario emerso dalle indagini che hanno portato al rinvio a giudizio di una donna di 48 anni, residente a Rimini, accusata di maltrattamenti aggravati ai danni di due dei suoi tre figli. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Rimini, le condotte violente sarebbero iniziate nel 2013 e proseguite in modo abituale fino allo scorso anno. Tutto sarebbe partito dalle confidenze di uno dei minori ad un'assistente sociale, che poi ha effettuato una segnalazione in Procura. 

Non si tratterebbe solo di aggressioni verbali, con l'uso di termini scurrili e denigratori volti a demolire anche la figura del padre, ma di una vera e propria violenza fisica. L'accusa sostiene che i bambini, in particolare la figlia maggiore, che oggi ha 17 anni, e il figlio più piccolo, che di anni ne ha 11, sarebbero stati picchiati con schiaffi, calci e spinte. In un'occasione, uno dei due sarebbe stato addirittura colpito alla testa mentre si trovava a terra in lacrime. Le condotte violente non avrebbero risparmiato nemmeno altri familiari: fratello e sorella, infatti, avrebbero assistito all'aggressione fisica della madre nei confronti del nonno materno.

Ma a sconvolgere è anche il carico di violenza psicologica. La 48enne, infatti, avrebbe più volte comunicato ai figli l’intenzione di "rinunciare a loro", minacciandoli di non frequentarli più. Ancora più grave l'accusa legata a un drammatico evento familiare: la madre avrebbe incolpato la figlia maggiore del tentativo di suicidio della sorellina più piccola, arrivando a proibirle l'ingresso in casa. La prossima udienza è stata fissata il 18 gennaio, quando la donna, assistita dallo studio legale Muratori-Tassinari, sarà chiamata a testimoniare in aula. Nel processo si sono costituiti parte civile attraverso l'avvocato Alessandro Pierotti, il padre, un 52enne riminese, e i due figli vittime dei presunti maltrattamenti. 

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