Vigile del fuoco ucciso fuori dal locale, è scontro tra perizie
Si deciderà il prossimo 13 marzo l’ammissione al rito abbreviato (che prevede uno sconto di un terzo della pena) per Klajdi Mjeshtri, il buttafuori albanese di 29 anni che l’11 giugno scorso uccise il vigile del fuoco in servizio a Rimini, Giuseppe Tucci, all’esterno del locale Frontemare a Miramare. Il suo avvocato, Massimiliano Orrù, chiederà al gup del tribunale di Rimini il rito abbreviato condizionato alla perizia e all’ascolto del medico legale Mauro Pesaresi o in un subordine alla sola acquisizione della sua dettagliata relazione, secondo la quale la morte di Tucci deriverebbe da un trauma posteriore alla nuca da caduta. In buona sostanza, secondo il perito della difesa, ad essere fatali al 34enne vigile del fuoco non sarebbero stati i pugni scagliati da Mjeshstri, ma l’impatto con l’asfalto causato dai colpi ricevuti.
Non solo, perché nella sua relazione il professor Pesaresi afferma che, stando alla dottrina medica, in caso di grave trauma cranico con estesa emorragia cerebrale esista una adeguata terapia medica in grado di riassorbire l’ematoma. Perché, quindi, nel caso di Tucci questa terapia non avrebbe funzionato? Perché la quantità di alcol, che è un vaso dilatatore, assunta quella sera Tucci – sostiene sempre il medico legale – avrebbe reso vani gli effetti della terapia. Chiara la tesi difensiva: far cadere l’ipotesi di omicidio volontario contestata dall’accusa, sostituendola con il reato giuridicamente meno grave di omicidio preterintenzionale o, addirittura, di morte come conseguenza di altro delitto.
Di contro il pubblico ministero Davide Ercolani, che contesta all’indagato l’omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e dall’aver agito in ambito lavorativo, sosterrà che il decesso di Tucci sia stato provocato direttamente dai pugni ricevuti (cinque in tutto: i primi due diretti tra zigomo e tempia, poi altri due al fianco e uno alla testa), come si evince anche dalla relazione stilata dalla dottoressa Donatella Fedeli, consulente della Procura, che ha ritenuto la morte del vigile del fuoco compatibile con i colpi inferti da Mjeshtri, tuttora recluso nel carcere dei Casetti.
Tutto, quindi, ruota attorno allo scontro tra perizie, con il gup che potrebbe nominare un proprio perito per fugare dubbi e tesi contrastanti.









