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Un 2026 spartiacque

Un semestre in crescita. Presente, futuro e "nodi" da affrontare per l'aeroporto

In foto: passeggeri in arrivo all'aeroporto di Rimini
passeggeri in arrivo all'aeroporto di Rimini
di
Andrea Polazzi
   
Tempo di lettura 4 min
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Se non l’anno della svolta definitiva, il 2026 potrebbe rivelarsi lo spartiacque decisivo per l’aeroporto "Federico Fellini" di Rimini. Il punto di demarcazione tra un recente passato di faticosa ripartenza e un futuro di crescita consolidata e accreditamento internazionale. 
A sostenerlo è una serie di elementi concreti: il piano infrastrutturale di sviluppo presentato dalla società di gestione Airiminum, il convinto sostegno degli enti locali e, non da ultimo, il deciso incremento di destinazioni e passeggeri. Nei soli mesi di giugno e luglio, lo scalo ha superato costantemente la soglia dei 100.000 passeggeri mensili, un traguardo che non si registrava dal lontano 2011 (l'anno record in cui il Fellini sfiorò il milione di viaggiatori).
Un ruolo determinante in questa ripresa è stato giocato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha deciso di abolire — facendosene carico finanziariamente — l’addizionale comunale all’imbarco per tutti gli scali regionali sotto i 700.000 passeggeri. Un provvedimento che ha spinto Ryanair ad ampliare l’offerta di rotte già dall’estate 2026. A Rimini sono arrivati i collegamenti con Breslavia, Manchester, Colonia e Catania; a Parma i voli per Tirana, Reggio Calabria e Londra Stansted; a Forlì quelli per Cagliari e la stessa Stansted. Più destinazioni per tutti e quindi più traffico per ogni scalo? L’equazione non è così scontata. L’aeroporto di Rimini sta però sfruttando al meglio l’appeal della Riviera su alcuni mercati (come quello polacco, in forte crescita) e la capacità di fare sistema col territorio riuscendo a far decollare i voli praticamente pieni. A giugno, primo mese della stagione estiva a pieno regime (e confrontabile tra tutti gli scali), il Fellini ha registrato circa 100.000 passeggeri (+67,5% rispetto al 2025) e un load factor dell’87,1%. Nello stesso periodo, Parma ha toccato oltre 24.500 passeggeri (+37,9%), mentre resta con il "freno a mano tirato" Forlì, che ha totalizzato 9.600 passeggeri (-5,7% rispetto al giugno 2025), pur a fronte di un aumento dei movimenti aerei del 44%. Rimini emerge quindi come lo scalo che ha tratto maggior beneficio dalle misure regionali, pensate per mettere in rete i quattro aeroporti della regione e traguardare nel medio-lungo termine la quota complessiva di 20 milioni di passeggeri in Emilia-Romagna. In questo scenario, il Fellini si candida a diventare la "seconda gamba" del sistema aeroportuale regionale, subito dopo l’hub internazionale di Bologna. 
I prossimi mesi saranno però decisivi. Il territorio riminese deve dimostrare la capacità di attrarre flussi turistici anche durante la stagione fredda. Finora le compagnie aeree hanno mostrato prudenza: anche per la prossima winter, oltre alla rotta per Tirana operata da Wizz Air (e già attiva da un paio di anni), si aggiungeranno al momento solo la medesima tratta con Ryanair e il volo per Catania. Italian Exhibition Group (IEG) spinge per il ripristino di collegamenti con grandi hub come Roma Fiumicino o Milano, indispensabili per rispondere alla domanda di buyer e visitatori internazionali legata al calendario di fiere e congressi, costantemente sold out. Al momento, però, le risposte dei vettori si fanno attendere, anche potrebbe arrivare qualche novità a breve. Intanto con i numeri registrati a luglio, lo scalo riminese si attesta sui 320mila passeggeri e già in agosto potrebbe migliorare il dato dell’intero 2025, finora anno record della gestione Airiminum. 

Non mancano però alcuni aspetti più “deboli” nel disegno regionale: la difficoltà oggettiva di mettere a sistema quattro aeroporti gestiti da società private con interessi differenti; i mugugni di Bologna, restia a veder ridistribuito parte del proprio traffico su Rimini, Forlì e Parma; l’eccessiva concentrazione dell’offerta su un unico operatore come Ryanair per colmare la capacità dei tre scali minori, elemento che espone i piani di crescita regionali alle future ed imprevedibili scelte operative della compagnia low-cost irlandese. 

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di Icaro Sport
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