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Ultimi ritocchi alla mostra di Castel Sismondo. Il 21 l’apertura

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Sab 14 Gen 2012 17:26 ~ ultimo agg. 22 Mag 08:54
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La scultura di una ballerina di Degas con sguardo un po’ altezzoso guarda le grandi opere della sala più grande e bella. E’ una mostra di rapporti quella pensata da Marco Goldin per celebrare a Rimini i 15 anni della sua attività, relazioni tra autori mirabili in dialogo attraverso i secoli.
Nelle varie sale di Castel Sismondo si incrociano le opere di pittori veneziani e inglesi, l’Italia dialoga con la Spagna e l’Olanda per giungere al capolavoro “Cristo in casa di Marta e Maria” di Vermeer. Un quadro che arriva in Italia per la prima volta, l’unico di soggetto religioso del pittore olandese. Al suo fianco dipinti di Velasquez, El Greco, Vandick. E poi ancora le relazioni di paesaggio tra Turner e Monet, quelle di figura tra Manet e Renoir (il quadro che rappresenta il clown è stata prestato in una sola altra occasione) che compongono insieme a mirabili dipinti di Tintoretto, Picasso, Bacon, Veronese la sala più grande. Per giungere, infine, alla piccola stanza dedicata al 900; da una parte la forma ancora vigorosa di Matisse dall’altra la dissoluzione della materia con Kandinsky e Mondrian. L’allestimento riminese è costato 2milioni e 700mila euro, con un investimento per alcune centinaia di migliaia di euro da parte della Fondazione Carim. Un solo quadro è stato assicurato per 70milioni di euro; tre quarti della capitalizzazione della banca ha commentato simpaticamente il presidente Pasquinelli. Un po’ di rammarico per la città che sembra non rispondere al richiamo dell’arte(si contano sulle dite di una mano le convenzioni), così come le scuole; pochissime quelle che hanno prenotato una visita. “Noi abbiamo fatto del nostro meglio – ha dichiarato Marco Goldin di Linea d’Ombra – per allestire una mostra di grande qualità. Spiace pensare che chi arriverà troverà una città che sembra non saperlo. Siamo comunque fiduciosi – ha concluso il curatore – che ci si risvegli dal torpore e si capisca il valore aggiunto che la mostra rappresenta per la città”. La Fondazione Carim ha anche avviato una collaborazione con il polo riminese dell’Università di Rimini per elaborare uno studio che valuti l’impatto economico della mostra sul territorio.

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