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Il punto in regione

Dopo il Covid, la richiesta di sostegno psicologico è aumentata del 35%

In foto: pexels
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di Redazione   
Tempo di lettura 6 min
Mar 3 Mar 2026 18:59 ~ ultimo agg. 19:04
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In Emilia-Romagna, dopo il Covid, la richiesta di sostegno psicologico è aumentata del 35%. A dirlo è Luana Valletta, presidente regionale dell’Ordine degli psicologi, intervenuta nel corso della commissione Sanità dedicata, appunto, al tema del benessere psicologico e dell’impegno della Regione sul tema.

Alla luce dei numeri presentanti in commissione dall’assessore alla Sanità Massimo Fabi e da quella al Welfare Isabella Conti, lungo la via Emilia sono oltre 40mila le prestazioni erogate, individuali o di gruppo, attraverso la figura professionale dello psicologo di base nelle Case della comunità, oltre 50 gruppi di supporto psicologico attivati, più di 10mila gli utenti trattati fra quelli in carico e i nuovi accessi.

Il tema del benessere psicologico è fondamentale per le comunità, è importante integrare la dimensione sanitaria con quella sociale e sull’argomento c’è un continuo confronto con i territori. Dopo la pandemia i problemi si sono acuiti ed è aumentato il numero di persone in difficoltà. Per questo la Regione Emilia-Romagna rivolge particolare attenzione alla salute mentale, l’obiettivo è quello di assicurare interventi sempre più diffusi e innovativi”, afferma il presidente della commissione Muzzarelli.

Siamo stati fra le prime amministrazioni regionali a credere in questa figura professionale a supporto dei cittadini, in un momento in cui il bisogno di assistenza psicologica, soprattutto dal covid in poi, ha assunto dimensioni che non hanno precedenti negli ultimi vent’anni”, spiega Fabi. “Gli psicologi delle Case della comunità – prosegue – si stanno dimostrando di grande importanza, con dati sulle richieste e sull’erogazione dei servizi sicuramente al di sopra delle aspettative. Oggi siamo fra le regioni con le migliori performance: a ogni distretto è stato assegnato uno psicologo in più, vogliamo arrivare a due”. Conclude, invece, sul bonus psicologo: “La misura non funziona, troppo poche le richieste accolte, nella nostra regione come nel resto d’Italia meno del 3%, vanno rivisti i parametri collegati alle domande, a partire da quello dell’Isee”.

“Il supporto psicologico offre ai giovani gli strumenti per sviluppare resilienza emotiva, migliorare le loro capacità di gestione dello stress e costruire una solida base di benessere psicologico che li accompagnerà nell’età adulta”, sottolinea Conti, partendo dai bisogni dei giovani. Aggiunge: “L’obiettivo è quello di arrivare a un sistema strutturato e capillare, il bisogno d’ascolto è crescente, in tutte le fasce d’età, come Regione Emilia-Romagna affrontiamo il tema con una logica integrata, a partire dagli ambiti della sanità e del sociale ma anche con attenzione rilevante a quello della scuola”. Conclude: “L’accesso capillare (gratuito fino a 26 anni) a questi servizi non deve essere considerato un privilegio. A breve sarà attivata un’applicazione con contenuti rivolti ai giovani e ai giovanissimi, con anche la previsione di consulenze online, e parallelamente un numero verde”.

La Regione Emilia-Romagna punta, quindi, al consolidamento del servizio. Il prossimo obiettivo sarà quello di rendere la consultazione psicologica primaria accessibile a tutta la popolazione, definendo standard minimi di personale per ogni Ausl.

Quello del sostegno psicologico resta un terreno di grande impegno e lavoro come testimoniato dalle parole dei rappresentanti delle associazioni impegnate nel settore intervenuti in commissione. Filo conduttore dei loro interventi è la richiesta di potenziare le attività regionali anche alla luce dell’aumento di richiesta di sostegno da parte dalla popolazione.

Una richiesta che trova, con accenti diversi, il sostegno di tutti i consiglieri regionali intervenuti nel dibattito successivo alle relazioni degli assessori Fabi e Conti e alle testimonianze degli operatori dei settori e dei rappresentanti delle associazioni: il centrosinistra sottolinea l’impegno di viale Aldo Moro, mentre il centrodestra chiede un salto di qualità criticando la situazione attuale.

Gli interventi di esperti e associazioni

Per il docente Paride Braibanti, promotore di un’iniziativa di legge nazionale, “serve un salto di qualità. Il servizio deve essere presente su tutto il territorio nazionale. Sono 16 milioni le persone che in Italia hanno bisogni psicologici, quindi lo scenario va rivisto, tanto che abbiamo proposto a Roma un’iniziativa di legge”.

Claudio Gambella, promotore di una proposta di legge regionale: “C’è un crescente bisogno di supporto psicologico alla popolazione, a partire dai più giovani, serve uno psicologo delle cure primarie accessibile a tutti, come avviene per il medico di base”.

Federico Fabbri, del “Comitato psicologo di base”: “Sulla salute mentale serve attenzione alla pianificazione, molti casi possono essere gestiti dalla figura dello psicologo. Il problema riguarda in buona parte i più giovani e il cittadino deve poter accedere a questi servizi in totale tranquillità”.

Luana Valletta, presidente dell’Ordine regionale degli psicologi: “Con il Covid le richieste sono aumentate del 35%, la domanda è fortissima ma le risposte si trovano solo nel privato. Serve potenziare la psicologia pubblica, come ordine siamo pronti a collaborare, abbiamo già attivato diversi gruppi di lavoro. Vogliamo mettere insieme tutte le competenza, serve riorganizzare gli psicologi che già ci sono”.

Il dibattito

“In Emilia-Romagna si sta investendo nella psicologia pubblica, va ampliato il concetto di welfare, serve costruire per potenziare il sistema nei territori di questa regione”, rimarca Giovanni Gordini (Civici).

“Il sistema è caotico, a partire dal servizio psicologico a scuola. In regione serve migliorare, occorre una legge regionale su questo tema, l’accesso gratuito fino ai 26 anni pubblicizzato in campagna elettorale non mi sembra invece utile, ciò che è gratuito non viene apprezzato”, rimarca Nicola Marcello (FdI).

“La salute mentale deve essere parte integrante del diritto alla salute, non un servizio accessorio. Serve riconquistare un ruolo pubblico anche in questo ambito. L’utilizzo dello psicologo può anche evitare la medicalizzazione inappropriata,o la prescrizione di farmaci inadeguati”, evidenzia Vincenzo Paldino (Civici).

“Ogni iniziativa sul tema del benessere psicologico è utile. Bene se c’è il coinvolgimento del volontariato. Servono poi asset che rendano parlante e omogeneo il lavoro che si sta già facendo sui territori. C’è invece un macro problema sul bonus psicologo nazionale, uno strumento che va cambiato”, spiega Ludovica Carla Ferrari (Pd).

Per Maria Laura Arduini (Pd) “la salute mentale è importante in ogni politica e centrale è la prevenzione. Investire su questo problema vuole dire risparmiare in ambito sociale e sanitario”.

Per Elena Ugolini (Rete civica) “serve capire che tipo di accordo c’è con gli psicologi attivi nel sistema sanitario regionale”.

“In regione c’è sì una progettualità, sul tavolo c’è un progetto di legge, c’è però uno scarso coinvolgimento dell’Assemblea legislativa che potrebbe invece dare un contributo non trascurabile”, sottolinea Valentina Castaldini (Forza Italia).

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