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L'analisi del Touring club

Turismo, Rimini settima in Italia per presenze. 183 posti letto per km/q

di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Ven 7 Nov 2025 12:37 ~ ultimo agg. 13:14
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Rimini è al settimo posto tra le province più visitate d'Italia con 11 milioni di presenze ma registra un calo del 7% sul 2019. Inoltre la provincia è in vetta per pressione territoriale con 44,5 presenze giornaliere per km/q davanti a Venezia (42,8). Per quanto riguarda invece la pressione sui residenti è terza con 120,8 presenze giornaliere ogni 1000 abitanti (dietro a Bolzano  e Venezia). I posti letto totali offerti nel riminese nel corso del 2024 sono 168.858 (il 4% in meno del 2019) che valgono il sesto posto in Italia (in vetta c'è Venezia). Si tratta di quasi 500 posti letto ogni mille abitanti e di 183 per km/q (nessuno in Italia ha una densità più elevata). È quanto emerge dall’indagine “Il turismo nelle province italiane: un’analisi di domanda e offerta” condotta dal Centro Studi del Touring Club Italiano, che ha analizzato i dati ISTAT relativi alle oltre cento province italiane nel quinquennio 2019–2024.

 

Complessivamente nel 2024 l’Italia ha registrato 466 milioni di presenze turistiche, pari a un +7% rispetto al 2019, cresce soprattutto il turismo straniero (+15%), mentre si riduce quello domestico (-2%).

Nelle dieci province più visitate si concentra il 50% delle presenze totali (oltre 233 milioni, in lieve crescita rispetto al 2019). In vetta si collocano Roma (47,2 milioni di presenze, +37%), seguita da Venezia (38,8 milioni, +2%) e Bolzano (37 milioni, +10%). Tra le prime dieci entrano anche Milano (18 milioni, +10%) e Napoli (14 milioni, +2%), mentre Firenze (13 milioni) e Rimini (11 milioni) registrano cali rispettivamente del -17% e -7%. All’estremo opposto, Isernia resta la provincia con il numero più basso di presenze (meno di 80mila).

La permanenza media in Italia è di 3,3 notti, con valori più elevati nelle province a prevalente vocazione balneare come Teramo, Vibo Valentia e Crotone (oltre 5 notti). Diminuisce la stagionalità dei flussi: nel periodo giugno–agosto si concentra oggi il 46% delle presenze, contro il 52% di inizio anni 2000.

Il turismo estero rappresenta ormai oltre la metà delle presenze (54%), con punte record nei laghi del Nord e nelle grandi città d’arte: Como (83%)Firenze (79%)Verona (79%)Venezia e Roma (oltre 70%).

Al contrario, il turismo domestico resta prevalente nel Sud: Campobasso (92%)Crotone (91%) e Cosenza (90%). Si consolida anche il peso dell’extralberghiero, che vale il 39% delle presenze e cresce del +17% sul 2019, mentre il comparto alberghiero resta stabile (+1%). Tra le aree che crescono di più troviamo importanti città metropolitane come  Bologna (+115%)Bari (+109%) e Milano (+91%) dove si registra anche la crescita più marcata di posti letto extralberghieri (+113%).

Nel 2024 i posti letto totali in Italia sfiorano i 5,5 milioni, con un aumento del 6% rispetto al 2019.

Nelle prime dieci province (Venezia, Roma, Bolzano, Verona, Trento, Rimini, Milano, Livorno, Sassari e Brescia) si concentra il 38% dell’offerta nazionale, in crescita del 9%. Guardando le variazioni percentuali, a trainare sono soprattutto Milano (+35%), Bari, Bologna e Roma (+24%), mentre si riducono le dotazioni in province come Messina (-19%) e Ancona (-15%).

L’indagine rileva anche gli effetti del turismo sulla vivibilità dei luoghi.

Rimini (44,5 presenze giornaliere per km²) e Venezia (42,8) si registrano i livelli più alti di pressione territoriale, seguite da Napoli (33,3) e Milano (31,2). Le province che subiscono meno gli impatti del turismo sono Isernia, Enna, Rieti e Benevento (meno di 0,2 presenze giornaliere per km²).

Considerando la pressione sui residenti, invece, le province montane mostrano i valori più elevati: Bolzano (188,3 presenze giornaliere ogni 1.000 abitanti)Trento (98,5) e Aosta (82,2). Segno di un turismo intenso, non solo nelle grandi città d’arte ma anche nei contesti naturali.

I numeri raccontano un turismo italiano in salute ma con forti differenze. Crescono la domanda estera e l’offerta extralberghiera, cala la stagionalità mentre si rafforza il peso delle aree metropolitane e dei grandi poli turistici. La sfida del turismo italiano dunque sta ora nel governare questa crescita in modo equilibrato per migliorare la qualità dell’esperienza nel nostro Paese.

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