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Turismo: la variante alberghiera accende gli animi in Consiglio Comunale

In foto: @newsrimini
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di Redazione   
Tempo di lettura 11 min
Mer 18 Mar 2026 16:05 ~ ultimo agg. 17:18
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3,2 milioni di pernottamenti recuperati in 5 anni, la crescita della primavera e dell'autunno a fonte della contrazione estiva, l’aumento degli stranieri arrivati al 38,4%. Nel 2001 si fermavano al 20%. L’extralberghiero che aumenta dal 17%, mentre l’alberghiero è fermo.  Sono alcuni dei dati turistici 2025 che il sindaco di Rimini ha analizzato in apertura di consiglio comunale tematico. Il 2026 paga l’incertezza internazionale ma i prossimi 48 mesi, quelli che porteranno al 2030 saranno decisivi. Saranno gli anni della nuova arena alla fiera, di nuove rotte aeree ma anche della rivoluzione della spiaggia, con il nuovo piano dell'arenile e soprattutto i bandi per le concessioni. "Noi siamo il comune d'Italia con più stabilimenti che andranno a bando. E' un lavoro enorme per i nostri uffici, ma può essere anche un'opportunità per qualificare la nostra offerta balneare" ha detto Jamil Sadegholvaad.

Per la presidente degli albergatori fondamentale arrivare in fretta alla variante al Rue che trasformerà il vincolo alberghiero in turistico: "E' imprescindibile se si vuole parlare di riqualificazione - ha detto Patrizia Rinaldis, Presidente Federalberghi Rimini - E' importante difendere i nostri operatori"

Proprio sulla variante la posizione di Fratelli d’Italia ha acceso gli animi: "non è assolutamente sufficiente quello che si prospetta - è tornato a sostenere Carlo Rufo Spina, Consigliere di Fratelli d’Italia -. Serve liberalizzare, togliendo tutti i vincoli, non dalla prima fila ma sicuramente dalla terza, quarta". Idea stroncata dal primo cittadino che ha ricordato come la tutela del ricettivo sia un paradigma anche del centro destra che ha governato e governa i provincia e ha citato Riccione e Bellaria-Igea Marina.

 

La seduta integrale del consiglio comunale in cui sono intervenuti oltre ai politici anche gli addetti ai lavori di Visit Rimini e Visit Romagna sarà trasmesso oggi in seconda serata, alle 23, su Icaro TV.

L'intervento di apertura del sindaco.

Con un + 1,2 per cento di incremento dei pernottamenti, è stata superata nel Comune capoluogo la soglia simbolica dei 7 milioni di presenze. Esattamente 7.167.669 . E questo non avveniva dalla fine dell’anno 2019, ultimo anno pre-covid. Quindi la progressiva marcia per il recupero completo di quanto perduto in quel terribile biennio tocca un altro momento simbolicamente e sostanzialmente importante. Anche in questo caso la fotografia migliore la da la progressione dei numeri: Nel 2020 le presenze turistiche a Rimini erano precipitate a 3.914.530. Da allora abbiamo avuto 5 anni consecutivi di crescita: 2021 + 33,4%, 2022 + 24,3%, 2023 + 4%, 2024 + 2,8%, 2025 + 1,2%. In numeri assoluti abbiamo riguadagnato in 5 anni 3.253.139 pernottamenti, che- con un calcolo orientativo- valgono circa 400 milioni di euro in termini di PIL e dunque di ricaduta economica e occupazionale sul nostro territorio. E questa risalita non è caduta dal cielo, non ce la ha regalata nessuno, visto che a) nel 2020 tutti gli analisti intonavano ad esempio il de profundis per il settore fieristico e congressuale b) le difficoltà recenti del mercato italiano alle prese con un impattante aumento del costo della vita a causa delle tensioni internazionali e della crescita zero dell’economia nazionale c) il dato locale, con il letterale azzeramento del turismo russo dal 2022 in poi, un turismo che sino a prima valeva 468mila pernottamenti annui per il solo capoluogo, nel 2025 ridotti a 31.795 
 
In un’analisi a blocchi stagionali, direi che per Rimini il 2025 si è snodato in questo modo: crescita evidente nel primo semestre e dei mesi cosiddetti ‘spalla’: aprile, maggio e giugno (a giugno le presenze salgono del +7,8%) d’oro, autunno trainato dalle fiere con il mese di ottobre record in provincia (+ 12,22% arrivi e +11,16% di presenze) e con il mese di dicembre con il segno +  (14,92 arrivi e 7,92% di presenze). C’è stata una contrazione nei tre mesi estivi ma le statistiche ISTAT dimostrano come si sia rivelata molto più contenuta rispetto al dibattito di quei mesi: Rimini tra luglio/agosto/settembre 2025 ha perso appena lo 0,4% rispetto allo stesso trimestre 2024. 
Rimini, da gennaio a dicembre 2025, fa segnare un + sia negli arrivi (+3,65% di turisti, + 1,7% italiani e + 7,93% di stranieri) che nei pernottamenti (+1,2% di presenze). Il guadagno è di 228.677 pernottamenti in un anno. Importante anche il dato sugli arrivi che arriva a sfiorare i due milioni complessivi (1.961.597), una cifra superiore addirittura ai livelli pre pandemici e che dimostra l’immutata attrattività della destinazione Rimini 
 
Questi dati trovano indiretta conferma nell’incasso (provvisorio) dell’imposta di soggiorno, 13,85 milioni di euro, + 1,27 per cento rispetto al 2024   
 
Superando i 7 milioni annui di pernottamenti, anche quest’anno Rimini si conferma al primo posto per presenze turistiche tra le città balneari del Paese   
Rimini capoluogo raggiunge la quota di internazionalizzazione del 38,4% di pernottamenti stranieri. La media provinciale è del 24,4%. Anche in questo caso, per esemplificare il lavoro fatto, ricordo che nel 2001 la percentuale di pernottamenti esteri sul totale a Rimini si fermava al 20 per cento; dieci anni dopo era salita al 26,5%; oggi superiamo il 38%. Su 4.548.667di pernottamenti esteri in provincia nell’arco dell’anno, ben 2.751.491 hanno soggiornato a Rimini (60,5 per cento). In altre parole, su dieci stranieri che arrivano nella provincia di Rimini, ben 6 soggiornano a Rimini. Boom di tedeschi (+5,91%) che si confermano primo mercato estero con 542.807 pernottamenti, significativa crescita dei flussi turistici dalla Polonia (+13,90% con 265.078 presenze), svizzeri con + 3,22% (195.780 presenze), austriaci (87.324 presenze +4,44%), mentre dal Regno Unito il balzo rispetto al 2024 è addirittura del 27,79% con 65.315 pernottamenti, a conferma dell’interesse per le nuove rotte aeroportuali.  Crescono i mesi cosiddetti ‘spalla’: aprile, maggio e giugno (a giugno le presenze salgono del +7,8% con 1.138.991 pernottamenti totali) d’oro, autunno trainato dalle fiere con il mese di ottobre record in provincia (+ 12,22% arrivi e +11,16% di presenze) e con il mese di dicembre con il segno +  (14,92 arrivi e 7,92% di presenze) 
 
Aggiungo questo dato statistico, perché mi pare molto significativo per il dibattito sul futuro turistico non solo di Rimini ma di tutta la provincia: se nel 2025, rispetto al 2024, il settore alberghiero diciamo così tradizionale pareggia al millesimo il numero dei pernottamenti, a crescere in maniera netta sono le presenze nelle strutture extralbeghiere (campeggi, bed and breakfast, agriturismi, affitti brevi: + 17,4% da un anno all’altro. Se analizziamo l’ultimo anno del ‘mondo precedente’, quello cioè pre pandemico, il 2019, noteremmo come l’impatto dell’extralbeghiero valeva allora il 6,6% del totale (1.079.415 presenze), nel 2025 il 12,3% (1.924.807). Certo, con ogni probabilità nel 2025 c’è stato il booster delle nuove regole sugli affitti brevi e l’emersione del sommerso attraverso il CIN. Ma il raddoppio delle presenze in 6 anni è solo molto ,parzialmente spiegabile con un cambiamento amministrativo. Più in fondo c’è una tendenza mondiale del viaggiatore, post Covid, che alimenta queste nuove forme di ospitalità. Con anche gli effetti negativi che sappiamo 
 
LO SCENARIO 2026 
Non è possibile inoltrarci nel campo degli scenari per l’anno appena cominciato. Sul web potete trovare alcune analisi per l’anno turistico in corso, presentate anche alla BIT di Milano a febbraio, che hanno però un limite: sono state tutte fatte PRIMA del recente scoppio delle nuove tensioni in Medio Oriente. La domanda che oggi resta in sospeso è: che impatto avranno le tensioni e i relativi, probabili incrementi del costo nella vita sulla propensione alle vacanze, anche da parte degli italiani? E’ una domanda che lascio in sospeso  
 
Per quanto riguarda Rimini in questo 2026, faccio una velocissima carrellata del palinsesto, a partire dalle azioni che chiamo strutturali. Le nuove rotte aeroportuali, grazie al concreto intervento della Regione; i grandi eventi unici (Vasco, Lauro, Notte Rosa, festival delle serie tv, le grandi mostre artistiche); i nuovi collegamenti ferroviari con Germania e Svizzera; la ripresa dopo molti anni del collegamento turistico costa/entroterra (A spass). Aggiungo questo: con Routes a maggio e Velocity a giugno, Rimini si conferma protagonista di eventi straordinari e strategici per tutta la Romagna, quella Romagna che, dopo aver centrato l’assegnazione di città del mare (Ravenna), attende l’assegnazione a Forlì Cesena di Capitale Italiana della Cultura. Facciamo tutti il tifo per la Romagna, perchè siamo un territorio omogeneo e, come si è detto un paio di settimane fa, in un convegno di Confindustria Romagna abbiamo comuni esigenze e progetti per potenziare l’accessibilità e dunque il turismo 
 
E’ chiaro che proprio in un 2026 incerto, il sistema Rimini sta producendo il massimo sforzo in termini di offerta complessiva. Non vi sto a elencare le opere propedeutiche a migliorare l’attrattività e l’accoglienza turistica perché le conoscete: dal completamento zona sud del PSBO all’apertura del nuovo parcheggio interrato Marvelli 
 
IL FUTURO 
Provo a ipotizzare qualche scenario per il futuro, cercando di andare oltre anche all’anno in corso. Mettiamola così: se negli ultimi 20 anni, Rimini con uno sforzo straordinario in termini di risorse economiche investite soprattutto dal pubblico, non solo ha mantenuto attrattività ma ha saputo assorbire crisi (subprime, covid, guerre), crescente competizione internazionale, cambiamenti del modo di fare vacanza dovuti a svolte epocali nei trasporti e nella società (i low cost, la tendenza ormai consolidata a spezzettare la vacanza prima unica in tante micro vacanze diffuse per l’intero arco dell’anno), adesso la stessa Rimini, insieme all’Italia ha davanti quattro anni che saranno ancor più decisivi. 48 mesi al termine dei quali uscirà una nuova forma di turismo nazionale e locale con il quale poi si dovranno fare i conti almeno per i 15 anni successivi. Siamo dunque alla vigilia di una nuova rivoluzione perché dal 2027 al 2030 si concretizzeranno: le gare per la spiaggia, il nuovo piano dell’arenile, gli impatti auspicati e auspicabili della nuova variante alberghiera e del commercio, il completamento del piano di sviluppo delle rotte aeroportuali, la realizzazione del nuovo piano di sviluppo delle Fiera con la costruzione della nuova Arena da 15mila posti.
 
Sono programmi ognuno connesso all’altro perché in definitiva rispondono alle ambizioni di una città che da tempo ormai è uscita dal perimetro delle due velocità (frenetica d’estate, dormiente in inverno) per tendere ad essere punto di riferimento di un’ospitalità variegata, curiosa, ricca di servizi 12 mesi all’anno. E’ chiaro che il destino di Rimini non si determinerà solo in quello che faremo (o non faremo) a Rimini. Come ho detto prima le macro componenti che influiscono sulle intenzioni di viaggio sono mondiali. Ma certo che il processo di progressivo rinnovamento cominciato a metà anni Duemila, passato attraverso il Piano Strategico, concretizzatosi in buona parte con le realizzazioni degli ultimi 15 anni, non ci permette oggi di stare seduti tranquilli ad aspettare. Sì, possiamo essere soddisfatti per quello che abbiamo fatto perchè se non lo avessimo fatto oggi sicuramente ci troveremmo a parlare di cose e di numeri sensibilmente differenti. Ma adesso abbiamo davanti altre sfide complesse, difficili e inedite, se pensiamo solamente al tema delle evidenze pubbliche. Io chiedo a questo consiglio, io chiedo agli operatori turistici tutti di essere consapevoli e compatti rispetto a quanto ci attende di qui al 2030. Soprattutto convinti che guardando avanti, innovando e credendo in Rimini e nel suo futuro possiamo continuare a recitare il ruolo di leader nel panorama nazionale, aprendo nuovi orizzonti in quello internazionale.
 
Al di là delle elezioni, della politica, di chi sarà sindaco o presidente di associazione, quello che sapremo fare di qui ai prossimi 48 mesi in ordine a partite difficilissime chiama a raccolta soprattutto il termine fiducia. Il pubblico che deve continuare ad investire, il privato che deve tornare ad investire, hanno tutti lo stesso obiettivo: accrescere la qualità perchè nel presente e nel futuro è e sarà la qualità a fare la differenza. Checchè ne dicano o ne scrivano quelli che ci hanno dato mille volte morti in 60 anni, Rimini oggi è qui, profondamente se stessa e allo stesso tempo profondamente cambiata. Questa capacità di adattarsi, di cambiare nel silenzio, passata al filtro di una programmazione strategica e condivisa sarà la migliore carta per farci vincere, anche stavolta, la mano decisiva.

 

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