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Quello che i dati non dicono

Turismo, davvero basta un segno "più" per parlare di crescita? Le riflessioni

In foto: la Riviera romagnola
la Riviera romagnola
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura 6 min
Mar 17 Mar 2026 08:36 ~ ultimo agg. 10:44
Tempo di lettura 6 min

Anche nel 2025 il turismo regionale e, nello specifico, quello riminese evidenziano una crescita di presenze. E lo fa in un anno in cui spesso gli operatori del settore hanno evidenziato un'estate decisamente sottotono. Analisi confermate anche dal colpo d'occhio sulle spiagge a luglio ma anche in agosto. Quindi? Gli aspetti da analizzare sono molti: l'impatto della destagionalizzazione con fiere e congressi che portano presenze "fuori stagione" che compensano le difficoltà estive ma non va sottovalutato neppure l'impatto degli affitti brevi (oltre un milione di presenze nel riminese) con l'introduzione del CIN che ha fatto emergere nuove strutture nel computo dei dati. Senza dimenticare l'aumento di presenze estere a fare da contraltare al calo del turismo di prossimità. A ben guardare rispetto al 2024 si contano in provincia di Rimini circa 600mila pernottamenti in più merito del solo extraalberghiero che chiude l'anno con oltre 600.000 presenze in più mentre gli hotel restano fermi ma con alcuni distinguo visto che crescono solo quelli a 4 e 5 stelle mentre le altre strutture perdono turisti. Ma per una lettura ancora più attenta serve dare una risposta alla domanda delle domande: basta un segno "più" per parlare di turismo in crescita? Probabilmente no perché ormai a pagare (in tutti i sensi) è il turismo di qualità e non quello di quantità su cui è cresciuta la Riviera romagnola. E così, calcolatrice alla mano, in termini di fatturato gli oltre 15milioni di presenze riminesi producono un indotto molto più ridotto rispetto a quelle (magari nettamente inferiori) di altri territori.

Lo spiega bene anche la consigliera comunale del PD Annamaria Barilari che, pur evidenziando numeri tornati ai livelli pre-Covid, alza l'asticella: "diciamoci la verità, non basta crescere nei numeri. La vera sfida è un’altra: trasformare questa crescita in lavoro di qualità. Perché il turismo non è solo economia. È il lavoro di migliaia di persone. E allora la domanda è semplice:
vogliamo un turismo che cresce…o un turismo che fa crescere davvero la città? Più stabile. Più qualificato. Più giusto. Più sostenibile. Questa è la direzione".

Un pensiero che si sposa con quello che da anni porta avanti Mauro Santinato di Teamwork Hospitality. "Se il turismo cresce davvero - si chiede -, dove sono gli investimenti? In qualsiasi settore economico esiste una relazione piuttosto semplice: se un comparto cresce, genera redditività e quindi nuovi investimenti. Quando un mercato è davvero in espansione si vedono segnali chiari: nuovi imprenditori che entrano nel settore, riqualificazione delle imprese esistenti; compravendite immobiliari dinamiche; arrivo di operatori nazionali e internazionali. Guardando Rimini e la Riviera romagnola in generale, però, questi segnali sono molto deboli o addirittura assenti. Da anni si susseguono annunci di grandi operazioni immobiliari e di riqualificazione turistica che poi rimangono bloccate o incompiute. Cantieri fermi da anni, impalcature mai smontate, progetti rimasti sulla carta." Santinato cita anche alcuni casi emblematici come quello dell’Hotel Milano a Marina centro, la Colonia Bolognese e diversi alberghi e strutture turistiche con cantieri avviati e poi sospesi. E poi, altro sintomo di difficoltà le strutture chiuse. "Nella sola provincia di Rimini si contano oltre 300 hotel non operativi da anni - evidenzia -. Se il settore fosse realmente così redditizio, queste strutture sarebbero oggetto di un mercato immobiliare vivace: qualcuno le comprerebbe, le ristrutturerebbe e le riporterebbe sul mercato. Invece restano chiuse, spesso degradate, in attesa di un destino che non arriva mai." Santinato arriva poi al punto: "i numeri delle presenze e degli arrivi non raccontano la redditività delle imprese. Con le tariffe medie praticate dalla maggioranza degli alberghi della Riviera si può tranquillamente affermare che molti operatori lavorano di più ma guadagnano meno. Negli ultimi anni infatti il settore ha dovuto affrontare l'aumento dei costi energetici, l'aumento del costo del lavoro, l'aumento delle materie prime, margini sempre più compressi, elusione e evasione sempre in quote minore. Si può tranquillamente affermare che i dati sui flussi turistici non riflettono le difficoltà economiche delle imprese. In altre parole: i turisti arrivano, ma non sempre generano reddito sufficiente".

Santinato avanza dubbi anche sulla crescita dei turisti stranieri spiegando che nelle statistiche turistiche vengono registrati come “stranieri” anche i cittadini residenti in Italia che non hanno ancora ottenuto la cittadinanza. "Questo spiega - dice - alcune anomalie nelle classifiche dei mercati esteri. Per esempio, tra i primi cinque mercati stranieri compare la Romania, mentre risultano praticamente assenti paesi storicamente importanti per la Riviera come: Regno Unito, Paesi Scandinavi o Benelux". Senza tralasciare il fatto che molte presenze straniere sono legata agli eventi fieristici e congressuali, comparto che anche Santinato definisce l'unico vero dato positivo per il turismo riminese. "È questo l’unico segmento dinamico mentre il balneare soffre di una evidente obsolescenza dell’offerta". Quali sono quindi i "mali" del turismo riminese da curare? "L’obsolescenza di gran parte dell’offerta turistica - ribadisce Santinato -: molti alberghi sono datati; tutti gli stabilimenti balneari necessitano di importanti investimenti; il commercio turistico non esiste praticamente più; la vita notturna, un tempo punto di forza della Riviera, si è fortemente ridimensionata. In questo contesto diventa difficile immaginare un rilancio senza un profondo processo di riqualificazione dell’intero sistema turistico." Con quello che l'esperto definisce "un paradosso evidente" e cioè che "investe solo il pubblico" mentre il "settore privato appare completamente fermo". 

Infine, tornando ai numeri, l'invito è quello di guardare oltre il dato “apparente” perchè "un settore economico sano si misura anche da investimenti, redditività, innovazione, capacità di attrarre nuovi operatori". "Se guardiamo questi indicatori - conclude Santinato - il quadro appare molto meno trionfalistico. Forse è arrivato il momento di andare oltre i titoli celebrativi e iniziare una riflessione seria sul futuro del turismo a Rimini. Perché dietro ai record dei numeri si intravedono segnali che meritano molta più attenzione".

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