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Tumore al seno. Punto Rosa: no a cure non convenzionali

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Lun 27 Nov 2017 17:32 ~ ultimo agg. 20 Mag 13:00
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Le donne alle quali viene diagnosticata una neoplasia della mammella non devono e non possono affidarsi a cure alternative non comprovate da studi scientifici che mettono a rischio la loro vita. L’appello arriva dall’associazione il Punto Rosa Onlus dopo l’ultimo caso di rifiuto della chemioterapia a favore di cure alternative.

Non riusciamo proprio a capire – si legge in una nota –, per quanto riguarda le donne colpite da carcinoma mammario, perché alcune di queste non si rivolgano alle unità senologiche, soprattutto in Romagna dove abbiamo una Breast Unit (Rimini/Santarcangelo) certificata a livello Europeo per la qualità della sua diagnostica, della sua chirurgia e delle cure oncologiche svolte in tempi veloci con la massima competenza e dove tutte sono accompagnate per mano nel percorso di guarigione“.
Purtroppo – prosegue il comunicato – abbiamo conosciuto donne che si erano affidate a cure non convenzionali e a “stregoni” sono purtroppo decedute“.
L’associazione lancia un appello non solo “alle donne restie a curarsi, ma anche ai loro familiari e conoscenti, ai quali vogliamo dire che anche noi “donne e ragazze del Punto Rosa” abbiamo avuto paura degli interventi chirurgici e delle terapie oncologiche, anche noi abbiamo sofferto e, a volte, abbiamo provato vergogna incrociando lo sguardo di chi era colpito dalle nostre bandane o parrucche. Anche noi abbiamo avuto paura di non farcela“.

Le donne del Punto Rosa invitano a chiamare il proprio punto di ascolto al 327 3280074 “non per dare consigli su come curarsi, ma per dimostrarvi che il cancro si può vincere e noi ne siamo la prova“.

L’associazione si è impegnata ad acquistare Dignicap (macchina contro la caduta dei capelli nelle donne in chemio terapia), ora presente nel reparto di oncologia dell’ospedale Infermi di Rimini. “Alcuni giorni fa, ad un incontro di supporto psicologico, una giovane madre ha testimoniato con entusiasmo il suo percorso di chemioterapia con l’uso di Dignicap. Ha raccontato e mostrato tutti i suoi capelli che hanno resistito alla chemioterapia. Il percorso non è stato facile, ma con determinazione ha superato le difficoltà ed ha esortato le altre donne ad utilizzare la macchina e soprattutto a non mollare alla prima avversità“.

Nonostante le promesse ricevute, il Punto Rosa “è ancora senza una sede nella quale accogliere le donne; un luogo dove offrire un supporto psicologico a quelle persone che non sanno come comportarsi di fronte al tumore; un luogo dove le ragazze dell’Associazione potrebbero condividere, non solo le loro le paure o frustrazioni provocate dalla malattia, ma anche i percorsi virtuosi della guarigione da anni siamo in attesa di risposte dalle istituzioni. Quanto ancora dovremmo aspettare?

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