Troppi decessi, precariato, stipendi poveri, pensioni scarse. Cosa si festeggia?
L’EDITORIALE DELLA FESTA DEL LAVORO
di Carlo Alberto Pari
LA FESTA DEL LAVORO: TROPPI DECESSI, PRECARIATO DEVASTANTE, STIPENDI AI LIMITI DELLA POVERTA’, PENSIONI SCARSE O CON BLOCCO PARZIALE DELLA PEREQUAZIONE. COSA SI FESTEGGIA ?
Il 1 maggio del 1886 A Chicago, i lavoratori, con indomito coraggio, iniziarono la battaglia per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Fu l’inizio di un
movimento divenuto internazionale. Negli ultimi anni, le conquiste appaiono in consistente regressione e la situazione generale è sintetizzata nel titolo
dell’articolo ed in onestà, non dipende da una legislatura, ma si protrae da anni, da quando purtroppo, qualcuno autorizzò le varie normative sul precariato, i contratti “da fame”, il blocco della perequazione, ecc. ecc. Ecco un sunto sul quale riflettere. La situazione delle morti sul lavoro appare una grave e cronica patologia, le cure sembrano palliative. Muoiono (in media) circa tre persone al giorno per lavorare. Quelli più a rischio, sono usualmente i lavoratori meno pagati, contro ogni legge della razionalità, ma anche del mercato, per tanto tempo, portato a baluardo insuperabile di tutto ciò che si approvava.
Gli stipendi medi italiani sono tra i più bassi dei Paesi avanzati d’Europa, anche per questo tanti giovani espatriano. Se paragonati alla Germania ci fanno arrossire: meno 45% circa. Alla Francia, intimidire: meno 18% circa. Immaginiamo per un attimo le pensioni future, calcolate sul contributivo, determinate spesso dalla somma di lavori precari, non di rado iniziati in tarda età. Il tutto, condito con una devastante denatalità, che se non risolta nel breve, ridurrà drasticamente il numero di lavoratori ed il sistema pensionistico a ripartizione, chissà come potrà reggere? Qualche lettore vede interventi sul tema o aspettiamo il disastro? Aggiungo il precariato, dove con sarcasmo, evidenzio che siamo ottimamente posizionati in Europa. Concludo con le tasse sul lavoro, anche in questo caso, siamo tra i primi classificati. Le colpe di tutto questo: lascio la riflessione ai lettori, di certo, qualcuno ha normato.
Le attuali pensioni previdenziali medie, ergo, quelle di chi ha versato solitamente svariati decenni di contributi, raramente coprono la metà del costo medio di una
RSA e di certo, visto che già oggi circa il 25% circa della popolazione è “Over 65”, molto difficilmente le risorse pubbliche potranno continuare a coprire la differenza
dei costi, anche in considerazione della situazione debitoria del Paese. Aggiungo la perequazione, che dovrebbe garantire il valore delle pensioni nel tempo, contro la micidiale inflazione che ne riduce il valore, peccato che da tempo immemorabile è parzialmente ridotta sulle pensioni più dignitose, in un silenzio spesso assordante. Un discutibile sistema per fare cassa ed i pensionati, non possono certo scioperare per protestare, appare facile colpire gli indifesi. Evidenzio infine che in ogni situazione di emergenza (pressoché perenne: Covid, crisi finanziaria, crescita bassa, guerre …), in diversi, propongono di chiedere di sforare ed aggiungere nuovo debito alla cifra assurda accumulata negli ultimi decenni, che ci colloca ai primi posti nel Mondo in rapporto al PIL e preclude di fatto ogni intervento urgente per il Paese, cominciando dalle necessità della sanità universale. Addirittura, in qualche caso si auspica l’uscita dalle regole europee, forse, dimenticando che centinaia di miliardi del nostro debito sono detenuti dalla Banca Centrale e solo se lo immettessero sul Mercato, una gravissima crisi finanziaria sarebbe quasi certa. Del resto, lo ripeto, il debito preclude ogni intervento necessario e mette il Paese in condizioni di rischio, inoltre, è di fatto un fardello atroce scaricato sulle generazioni che verranno, sostanzialmente, per vivere il presente si ipoteca il futuro e tutto questo, colpisce sicuramente i meno abbienti.
La festività del 1 maggio è certamente un evento estremamente nobile, molto meno la situazione del Lavoro nel nostro Paese, ed appare difficile comprendere
cosa festeggiare.
Buona festa del Lavoro!
Carlo Alberto Pari












