Un'avaria tecnica evita l'arresto a skipper riminese della Global Sumud Flotilla
Un'avaria al largo di Creta ha evitato l'arresto alla skipper riminese Lola Fabbri. L'attivista 30enne era partita domenica a bordo delle imbarcazioni che fanno parte della 'Global Sumud Flotilla' e il problema tecnico, avvenuto durante la navigazione, ha rallentato il viaggio verso Gaza e così anche l'abbordaggio e l'arresto da parte delle navi dell'esercito israeliano. Sono stati 24 gli italiani finiti in manette e portati via dalle navi militari. Fabbri, in un video condiviso sui social, racconta una notte insonne, in cui l'imbarcazione è stata sorvolata da droni e in cui le comunicazioni radio hanno avuto continue e disturbanti interferenze. "Avremo domito due ore in trenta ore di navigazione - racconta -, ma teniamo il morale alto". "Pensiamo molto ai nostri compagni arrestati e chi chiediamo cosa accadrà nelle prossime ore. Noi stiamo andando verso Creta anche per motivi tecnici. Ciò che hanno fatto i militari israeliani è fuori il diritto internazionale. Io navigo in Grecia da diversi anni è una strana sensazione quella di venire intercettati, arrestati, di fronte alle coste greche. Chiediamo che i governi si mobilitino contro questa ingiustizia, contro questo Stato che non ha nessun rispetto della vita, del diritto. Israele è fuori dal diritto internazionale". Ieri Casa Madiba e Usb hanno manifestato davanti alla prefettura di Rimini a sostegno del nuovo progetto della Global Sumud Flotilla. "Basta vendere armi durante un genocidio" uno degli slogan gridati dai manifestanti












