Ticket. Giudici: la Regione crea disagi pur di contrastare il Governo
La nota stampa di Eraldo Giudici
Il ticket, per legge, c’era già dal 2007, e fu introdotto dal Governo Prodi.
Il D.L. 98/2011 diminuisce il finanziamento del Servizio Sanitario dando facoltà alle Regioni di compensare o meno questa riduzione con la reintroduzione dei ticket che il Governo limita nel massimo di 10 euro.
Fin’ora ci aveva sempre pensato lo Stato in accordo con le Regioni, ora però esse dovranno decidere cosa fare: coprire, introdurre o magari trovare una soluzione “all’italiana” del tipo mini-ticket?
Le regioni più ricche e con i conti a posto potrebbero anche non introdurre il ticket, mentre per le regioni in deficit o vincolate da Piano di rientro é veramente difficile non adottare questa “nuova” misura di compartecipazione.
Per l’Emilia-Romagna la quota da coprire di qui alla fine dell’anno è di circa 36 milioni di euro.
Se una Regione come la Lombardia sceglie altre strade s’impone una domanda: Non è che come al solito la Regione, come sul piano casa, fa politica contro il Governo penalizzando i cittadini?
Per questo come PDL proporremo in Consiglio Comunale un ODG per sollecitare le Autorità regionali a risolvere le palesi iniquità e discriminazioni in danno della famiglia introdotte dal ticket sanitario Regionale la cui applicazione, nella sua farraginosità, sta diventando un problema di evidente burocratizzazione della sanità pubblica, che crea disagi piuttosto che adeguata soluzione di problemi economici.
E’ noto che la Regione Emilia Romagna ha modulato i ticket per scaglioni di reddito annuo lordo in tre fasce di reddito familiare comprese tra € 0 e € 36.152, tra € 36.153 e € 70.001, tra € 70.001 e € 100.000 e oltre € 100.000;
Emerge una evidente disparità di trattamento tra le coppie coniugate, che devono sommare i propri redditi lordi, e tutte le altre fattispecie anagrafiche: il “single” farà riferimento al suo reddito, così come per ciascun individuo convivente in una coppia di fatto, mentre per la famiglia costituita con due componenti che lavorano il rischio di superare i limiti posti é quasi certo non rilevando né la presenza di minori né di altri componenti senza reddito;
L’indirizzo applicativo della nostra Regione elude di fatto ogni impegno di promuovere le formazioni sociali attraverso le quali si esprime e sviluppa la dignità della persona e perciò “lo specifico ruolo della famiglia ( lettera b) comma 1 dell’art. 9 del proprio Statuto).
In ogni caso riteniamo non sia nemmeno sufficiente la semplice introduzione dell’ISEE quale strumento di equità orizzontale, in quanto esso non é adeguato a pesare i carichi familiari, e quindi da correggere con ulteriori quozienti, com’è possibile fare.
Eraldo Giudici
Consigliere Comunale
Popolari Liberali nel PDL












